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Giovedì, 11 Agosto 2022
Politica

«Se vincerà il "Sì" succederanno moltissime cose, e se vincesse il "No" altrettante»

L'intervento del Comitato per il Sì

"Uno degli argomenti che adesso è di moda sbandierare da parte dei fautori del No è che, comunque vada il Referendum, non succederà niente. Non è vero. Bisogna dirlo forte e chiaro. È una menzogna clamorosa ed è da veri irresponsabili sostenerlo e farlo credere agli italiani, ancor più se ciò avviene da parte di chi ha delle responsabilità politiche e magari è anche stato ministro dell’Economia. Se vincerà il SI succederanno moltissime cose, e se vincesse il No, altrettante". Si legge in una nota del Comitato Si al Cambiamento. 

"Ce lo dicono la storia ed i dati, se vogliamo ascoltarli, se non ci siamo dimenticati come e quando questa fase politica è iniziata, fra il 2008 e il 2011, quando l’ultimo governo Berlusconi fu colto impreparato dall’esplosione improvvisa della crisi mondiale, impantanato nelle proprie beghe interne, incapace di muovere un solo passo in qualsiasi direzione. Da allora, a partire dalla famosa “letterina” della UE con i compiti da fare per non sprofondare nel default legato in particolare al nostro ingente debito pubblico (insieme a Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda), alle manovre dei mercati finanziari per far incrementare il nostro spread fino alla soglia dei 575 punti e poter così imporre allo Stato italiano di sostituire il governo in carica con un governo allineato con le direttive europee (parliamo del governo Monti, che iniziò ad attuare quel programma a partire dall’odiosa Riforma Fornero della Previdenza e poi subito cadde senza aver portato a termine il suo compito), al “salvataggio” dell’Italia ad opera della BCE (sotto la guida di Mario Draghi come membro del consiglio direttivo prima, e come Direttore Generale poi), tutto dimostra che, ci piaccia o meno, il destino dell’Italia è legato a doppia mandata alle regole economico-finanziarie scritte e non scritte dell’area Euro-USD. Quindi è facile capire che un’eventuale vittoria del No sarebbe un segnale negativo per i nostri partner esteri, indice di un’Italia non incline al cambiamento verso una politica rinnovata, più snella, più agile, che garantisca una maggior governabilità, ma arroccata su un conservatorismo motivato solo dagli interessi della “casta”, immobilista al punto da sconfessare il proprio voto favorevole in Parlamento". 

"E questo non favorirà la nostra economia, che pur sta dando timidi segnali di ripresa. Solo qualche settimana fa l’Agenzia di Rating Fitch – una di quelle che a livello mondiale determina appunto l’affidabilità degli investimenti con dei veri e propri voti e condiziona gli orientamenti economici internazionali - ha ufficialmente dichiarato che la Riforma Costituzionale su cui l’Italia dovrà esprimersi è praticamente la madre di tutte le riforme, quella da cui dipenderà il nostro rilancio se vincerà il SI, o il nostro declassamento se prevalesse il No. Il prezzo della mancata riforma sarebbe salato, salatissimo: saremmo, agli occhi del mondo (comprese le Agenzie di Rating, compresi gli altri governi, compresi gli investitori internazionali in un’economia globale dalla quale dipendiamo come tutti gli altri paesi del pianeta) i “soliti itagliani”, quelli che dicono e non fanno, che non mantengono gli impegni, che si affidano alla fortuna ed ai debiti. I “soliti itagliani” di cui non ci si può fidare, mafiosi, imbroglioni e pasticcioni. Tutto questo in uno scenario in cui l’Europa sta ergendo argini e muri, fragili ma comunque sempre più fitti, per separarsi, dividersi, perdere pezzi. Uno di quei pezzi, se vincesse il No, potremmo essere noi. Questo è nel programma sfascista di Salvini, che perciò coerentemente lo sostiene credendo che andando da soli potremmo trovare chissà quale fortuna. Peccato che anche la più solida Inghilterra, dopo la vittoria della Brexit, stia comunque faticando a trovare un nuovo assetto. Nel nostro caso, considerando la nostra debolezza monetaria ed economica, il nostro destino potrebbe essere molto più simile a quello della Grecia. Queste non sono minacce, né tentativi di far leva sulla paura, ma considerazioni sulla la realtà dei fatti, che tutti dovrebbero valutare liberamente e senza pregiudizi prima di mettere la croce sul SI o sul No, evitando di banalizzare che la Riforma costituzionale ci venga imposta dall’esterno, con sussulti di ottocentesco orgoglio nazionale classificando come “ingerenza imperialista” l’intervento del l’ambasciatore americano, dimenticandosi che rappresenta un paese da sempre nostro alleato, che sempre ha condizionato la nostra economia e la nostra vita politica interna con il beneplacito e la collaborazione di quasi tutti coloro che oggi lo stigmatizzano. A nostro parere questa Riforma va approvata perché ne abbiamo bisogno noi, per disporre di un paese più semplice, efficiente, trasparente, sobrio, e sperabilmente onesto". 

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