Sel in soccorso ai lavoratori precoci: «Soluzioni immediate da parte del Governo»

Giovanni Paglia (Sel): «Occorre riconoscere che esistono categorie di lavoratori che hanno dato tanto al nostro paese e che con le leggi attuali si trovano a non poter andare in pensione dopo oltre 40 anni di lavoro solo perchè hanno iniziato a lavorare prima di altri»

Giovanni Paglia e i rappresentanti dei lavoratori precoci

Sinistra Ecologia e Libertà risponde all'appello lanciato dall'associazione dei lavoratori precoci, organizzando un incontro – nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre nella sede di città – con l'onorevole Giovanni Paglia, capogruppo di Sel in commissione Finanze. Sul tavolo dei relatori, assieme a lui, i rappresentanti del gruppo Facebook "Lavoratori precoci uniti", che conta ad oggi oltre 7200 adesioni in tutta Italia.

«Occorre riconoscere che esistono categorie di lavoratori che hanno dato tanto al nostro paese e che con le leggi attuali si trovano a non poter andare in pensione dopo oltre 40 anni di lavoro solo perchè hanno iniziato a lavorare prima di altri – ha commentato Paglia - Si tratta di un'evidente disparità. Il governo deve trovare una soluzione a questo problema già dalla legge di stabilità, aprendo poi un discorso più complessivo sul sistema pensionistico che, con l'innalzamento dell'età pensionabile previsto dalla legge Fornero, non è più sostenibile per il sistema produttivo italiano, anche a detta di Confindustria. Purtroppo le occasioni per incidere su questo tema, come su quello degli esodati ci sono state, ma il governo ha preferito investire le risorse in misure inutili come l'abolizione della tassa sulla prima casa, cercando un facile consenso sulle riduzioni fiscali piuttosto che mettere mano a un'evidente ingiustizia sociale». 

Dal canto loro, i rappresentanti dei "precoci" lamentano la mancanza di chiarezza da parte del governo: «Ci sentiamo presi in giro di continuo – dichiara amaro Moreno Barbuti, amministratore del gruppo facebook dei lavoratori precoci - Ho iniziato a lavorare a 16 anni in una catena di montaggio e ora ne ho 55, ma non posso andare in pensione. Prima era previsto che potessimo andare in pensione dopo 35 anni di contributi, poi con la riforma Fornero gli anni sono diventati 42 e 6 mesi. Ora, come se non bastasse, con il ricalcolo del coefficiente sull'aspettativa di vita, la pensione si allontana ancora ulteriormente. Ci sentiamo come il coniglio con la carota: più ci avviciniamo all'età pensionabile più questa si allontana».

La proposta da parte del gruppo è chiara: attuare la proposta di legge Damiano, la pdl 857, che prevede la revisione dei requisiti contributivi utili per l'accesso alla pensione anticipata, rideterminandoli in 41 anni per gli uomini contro i 42 anni e 6 mesi attuali, indipendentemente dall'età anagrafica, risolvendo così il nodo precoci.

«Si possono discutere anche diverse soluzioni – ha replicato Paglia - come ad esempio l'introduzione di quote mobili che tengano conto sia dei contributi che dell'età anagrafica. Ad ogni modo, il caso dei lavoratori precoci, essendo una categoria destinata ad estinguersi e che per questa ragione non impatta fortemente sul bilancio dello Stato, può essere risolto a parte. Si tratta di una grave ingiustizia lasciata in sospeso e il minimo che si possa fare è risolvere la situazione al più presto. E' opinione però mia e del mio partito che occorra studiare una soluzione più generale perchè la popolazione invecchia e il welfare va rifinanziato in qualche modo, anche attraverso la fiscalità generale. Chiaro che se invece si pensa di risolvere il problema chiamando in causa le assicurazioni private e il sistema contributivo, ci troveremo di fronte un futuro senza più tutele da parte dello Stato». 

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