«Serve una grande Europa che sostenga i redditi dei cittadini»

L’economista del Carroccio Bagnai in Sant’Ilario. Uno sguardo critico sulla Ue, che non si prende responsabilità e annulla gli interessi dei singoli Stati, passando per la guerra dei dazi, la Brexit e arrivare alla incapacità di gestire le migrazioni

«Per fare grandi cose nell’epoca della globalizzazione non ci vuole un’Europa grande, ma una Grande Europa. Anche perché le minacce arrivano da grandi Stati: la Cina, gli Usa». E’ uno dei passaggi di Alberto Bagnai, economista del Carroccio, presidente della Commissione finanze del Senato, che il 26 aprile è stato il relatore dell’incontro, organizzato dalla Lega, dal titolo “L’Italia e la rinascita europea”, che si è tenuto in un Sant’Ilario pieno. Ad aprire la serata, è stato il commissario provinciale Corrado Pozzi, alla presenza di esponenti leghisti, del candidato alle Europee del 26 maggio, Manuel Ghilardelli, e del senatore Pietro Pisani.

Per Bagnai «c’è bisogno di una Europa forte che sostenga la domanda interna con i redditi dei cittadini, perché in caso venga meno la domanda di Usa, Cina, Brasile, noi saremmo in grado di reagire. Invece, la risposta della Ue alla crisi è stata l’austerità, cioè il taglio dei redditi». Gli Stati Uniti hanno impiegato due anni ad uscire dalla crisi, i Paesi Ue 5 e l’Italia 18 «perdendo il reddito pro capite». Il ritorno di Stati forti - o che si uniscono come Francia e Germania - è dovuto al fatto che «un po’ tutti nella Ue che funziona hanno considerato l’Europa un luogo dove andare per tutelare i cittadini, anziché annullarlo in nome di un interesse europeo, che, alla prova dei fatti, sembra che non ci sarà mai. Lasciare il proprio interesse in cambio del nulla non è uno scambio vantaggioso».

Sulla Brexit, Bagnai ha detto che impedire «alla Gran Bretagna di uscire dalla Ue sarebbe una grave lesione di immagine della democrazia, che il progetto europeo vuole dare di sé. Non credo ci saranno contraccolpi devastanti per l’Italia né, nell’immediato, vedo particolari difficoltà. La Brexit è stata gestita male e darà impulso ai partiti euroscettici». E Bagnai ha invitato a votare Lega - e il piacentino Ghilardelli - perché «da qualche tempo a questa parte è l’unico partito che ha idee chiare sull’evoluzione dell’Europa. Ad esempio, sulle migrazioni la Ue ha mandato solo messaggi distorti: l’immigrazione c’è a causa del riscaldamento globale. Salvini ha detto di no e solo allora la Ue ci ha riconosciuto come interlocutore. Molti politici europei sottobanco dicono di essere contenti che ci sia chi fa il “lavoro sporco”. Sono ipocriti. Nessuno si assume responsabilità. Poi, però, parlano male di chi quelle responsabilità se le assume».

La governance della Ue è un tema sensibile. Spesso i singoli Stati vengono scavalcati da direttive su cui non possono intervenire per tutelare i propri interessi: «L’Italia non ha il controllo sulle decisioni che vengono prese ai tavoli perché il Pd non lo ha voluto. E invece ora abbiamo chiesto che un parlamentare possa chiedere spiegazioni. Quando si fa la legge di delegazione europea, si mettono in un unico testo tutte le direttive approvate, senza che un Paese possa dire la sua. Ora si cambia. Ad esempio, i crediti deteriorati passeranno per la commissione Finanze e ci sarà una discussione».

Lo scontro mondiale sul commercio, con la guerra sui dazi, «è noto fin dal 2012. Io anticipai la crisi tra Usa e Germania, ma la Ue non lo aveva previsto. Quando anche Obama attaccò Berlino, Guy Verhofstadt, leader dei liberali europei, chiese aiuto ai Paesi del Sud Europa, fino ad allora massacrati dalla Ue. E’ comico».

Infine, sulla recente crisi libica, Bagnai ha affermato che «al di là dell’incapacità della Ue di elaborare una propria linea politica, c’è l’incapacità del Pd di gestire la situazione». L’alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, ha fatto appello al generale Haftar di fermare le truppe in marcia verso Tripoli. Appello svanito nel nulla e non considerato da nessuno. «E’ stato il Pd - ricorda Bagnai - a volere la Mogherini come ministro degli Esteri di uno stato che non esiste, cioè di una politica estera che non esiste, nonostante le capacità e le competenze di Mogherini. Ha avuto solo un ruolo ornamentale. Tutti dicono che fu un errore di Renzi, ma tutti i funzionari allora lo fecero sbagliare. Per l’Italia, sarebbe stato meglio puntare ad ottenere la presidenza di qualche altra commissione». La serata è stata moderata dal giornalista Daniele Losi. Oltre al commissario Pozzi, hanno portato i loro saluti l’assessore Luca Zandonella, il consigliere regionale Matteo Rancan, il consigliere comunale Lorella Cappucciati.

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