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Un gruppo di profughi impegnati in lavori socialmente utili a Carpaneto

Un gruppo di profughi impegnati in lavori socialmente utili a Carpaneto

Servizio civile obbligatorio, Calza: «Estenderlo anche ai profughi, non sono lavori forzati»

La vicepresidente della Provincia e sindaco di Gragnano Patrizia Calza: «La proposta del servizio civile obbligatorio è condivisibile perché porta benefici ai giovani. Perché non estendere queste attività anche ai migranti, se portano effetti così positivi?»

Patrizia Calza, sindaco di Gragnano e vicepresidente della Provincia (in quota Partito Democratico), più volte è intervenuta sul tema dei profughi. In passato alcune sue dichiarazioni avevano richiamato l’attenzione anche dei media nazionali. Ora il sindaco Calza riflette sulla possibilità di introdurre il servizio civile obbligatorio per i giovani. Eventualità, secondo il primo cittadino, da estendere non solo ai ragazzi italiani. «Propongo una osservazione in tema immigrazione. Poche righe - mi rendo conto-  volutamente scarne, scevre da ogni considerazione sul valore dell’accoglienza o sull’opportunità o sulla necessità o meno della stessa anche alla luce del fenomeno della denatalità o su altre questioni connesse al tema. Il mio obiettivo è un altro. Sono ormai trascorsi due anni da quando, in un convegno pubblico, alla presenza del responsabile del Viminale prefetto Morcone, sollevavo, credo a nome di tanti, critiche al sistema di gestione dei migranti. In due anni tante cose sono cambiate ma, neppure con l’avvento di un nuovo Governo, viene affrontato il tema.

La preoccupazione unica era ed è quella di ridurre il numero degli arrivi: obiettivo ampiamente raggiunto già dal ministro Minniti. Nessuno che si ponga la domanda di come gestire chi ha già calpestato il suolo patrio e si trova da anni, nullafacente e inattivo, nel nostro Paese, in attesa. In pratica: una vergogna e un fallimento. Eppure una migliore gestione dei richiedenti asilo è   obiettivo che dovrebbe stare a cuore a tutti ma, in particolare, a chi si oppone alle strategie dell’attuale Governo e che, come ricorda Fabio Bordignon, “dovrebbe disporre di un piano alternativo per regolare il fenomeno che non coincida con l’incontrollata apertura delle frontiere”. Patrizia Calza-7

Recentemente è intervenuto un fatto nuovo, seppur non strettamente legato a questo tema.  Nel dibattito pubblico, si torna a parlare insistentemente della reintroduzione del Servizio Civile Obbligatorio. Proposta, a mio parere condivisibile per gli innumerevoli effetti positivi declinati anche dall’autorevole piacentino Daniele Novara: occasione “per fare esperienza di utilità collettiva”, per promuovere il “senso di appartenenza alla comunità civile”, “per “sentirsi utili” il servizio civile obbligatorio sarebbe” tanto più vantaggioso perché si collocherebbe all’interno di mondi sociali già esistenti… senza la necessità di creare strutture apposite”.

Ora mi chiedo: se un periodo di servizio civile obbligatorio è per tanti pedagogisti, auspicabile per le nostre ragazze e i nostri ragazzi, perché respingere aprioristicamente l’istanza di coinvolgere obbligatoriamente i richiedenti asilo presenti sul territorio in attività di servizio civile per qualche ora al giorno? Per quale motivo questa attività dovrebbe essere considerata lavoro “forzato” pertanto vietato e non invece una meritevole azione educativa?

Solo un approccio ideologico alla questione può negare gli effetti positivi di un tale servizio in termini di integrazione, di acquisizione di autonomia, di rispetto della dignità umana, di baluardo contro fenomeni crescenti di rifiuto o addirittura di razzismo. Si torna così al patto di corresponsabilità basato su diritti e doveri reciproci tra chi ospita e chi è ospitato su cui non mi dilungo per averne parlato ripetutamente anche se inutilmente. Così come, di sicuro, cadranno nel vuoto anche queste ultime poche righe. Ma tant’è…A questo tempo “sprecato” io non mi rassegno…».

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