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Lunedì, 29 Novembre 2021
Politica

Sistema sanitario piacentino, Tagliaferri: «Risolvere i tanti disagi per personale e cittadini»

Il consigliere elenca una serie di problemi e chiede alla Regione interventi di miglioramento e di preparazione alla fase post coronavirus, in particolare legati alla situazione dei medici di medicina generale

«La Regione faccia chiarezza - e risolva - i problemi della sanità piacentina». A chiederlo, in un’interrogazione, è il consigliere Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che ripercorre puntualmente i disagi avvenuti in tempo di coronavirus nella provincia più settentrionale dell’Emilia-Romagna.

«Lo scorso 26 ottobre è stato presentato il piano di riorganizzazione dei servizi sanitari piacentini: viene enunciato il potenziamento della medicina territoriale, ma a ben cercare risulta poco comprensibile in che cosa consista. Non si vede un progetto di omogenea copertura del territorio, e mancano indicazioni sulla copertura di diversi interventi che con la medicina territoriale hanno molto in comune (consultori ginecologici, presa in carico di persone fragili, salute mentale). Allora ci si chiede in che cosa consista il miglioramento rispetto al piano del 2017», spiega il consigliere, per il quale «anche sull’organizzazione della risposta ospedaliera post Covid rimangono aperti diversi interrogativi».

«Tutto ancora ruota quasi esclusivamente sul nuovo ospedale e sul depotenziamento della rete ospedaliera territoriale, con Fiorenzuola trasformato in centro di riabilitazione, con Bobbio mantenuto nella condizione di OsCo (nonostante le tante promesse), Castel San Giovanni declassato di fatto a reparto staccato di Piacenza. Un depotenziamento che si legge distintamente soprattutto nella destinazione degli investimenti promessi (e solo pochi effettivamente già stanziati), orientati essenzialmente alla riorganizzazione degli edifici (filiera delle costruzioni) ma assolutamente carenti per ciò che riguarda il determinante elemento della dotazione di personale e del completamento degli organici. Ci si prospetta ancora, e nonostante tutto, un modello ospedaliero basato su di un unico vero ospedale e su una rete di presidi territoriali prevalentemente organizzati a supporto del grande ospedale (cronicità, lunghe degenze, riabilitazione), sul quale graveranno una quantità consistente e probabilmente eccessiva di richieste di prestazioni». sottolinea Tagliaferri.

Da qui l’atto ispettivo per sapere dall’esecutivo regionale «quanti posti scoperti di medici di medicina generale sul totale ci sono attualmente» e se intende chiarire «per quale motivo le prenotazioni per visite specialistiche e interventi in strutture pubbliche non sono disponibili col servizio sanitario nazionale e invece lo diventano con il privato convenzionato o col regime intramoenia». Tagliaferri vuole inoltre capire dall’amministrazione regionale «se intende chiarire per quale motivo si debba pagare il servizio sanitario due volte e come intende attivarsi circa l’organizzazione della risposta ospedaliera post Covid».

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