Smog, Tagliaferri: «Piacenza abbandonata dalla Regione. Servono provvedimenti strutturali»

Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, interviene sulla questione inquinamento dell’aria

Tagliaferri

Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli D’Italia, interviene così sulla questione inquinamento dell’aria: «Negli ultimi giorni non si fa che parlare di smog e di misure per limitarlo. Tanto si è scritto e detto, mi duole constatare, però, che si è fatta anche tanta confusione evitando di affrontare alcuni dati fondamentali».

«Quello che è certo – dichiara Tagliaferri – è che il bacino padano è una delle aree più inquinate d’Italia: principalmente lo si deve alla sua stessa conformazione che facilita la permanenza degli inquinanti, ma lo è anche perché le regioni che la compongono sono le stesse che generano la maggior parte del nostro Pil. Lo smog non ha frontiere regionali, quindi soltanto con decisioni uniformi adottate da tutte le Regioni del bacino padano si può pensare di iniziare a combatterlo. Non certo imponendo vincoli più stringenti rispetto agli altri».

Continua Tagliaferri: «Per Piacenza, lo smog, è un fatto strutturale. I dati regionali ci dicono che il 50% dell’inquinamento è dato dal trasporto merci. Piacenza è un nodo primario del nostro sistema logistico come testimonia l’insediamento di sempre più aziende del settore. Il 40% (media regionale degli inquinanti) deriva dal trasporto autostradale sul quale la Regione non ha competenze. Piacenza è circondata su due lati dall’autostrada che, a differenza di altri capoluoghi, passa vicinissima al centro città. Solo considerando questi elementi è ovvio che Piacenza sia soggetta ad un maggiore inquinamento cui non è possibile porre rimedi senza interventi strutturali di carattere nazionale (es. rottamazione tir e mezzi industriali, rettifiche del tracciato autostradale)».

«Unico altro capoluogo che ha analoghe condizioni è Bologna, crocevia nord-sud, est-ovest. A differenza di Piacenza, però – prosegue il consigliere di Fratell’ D’Italia - la Regione ha investito pesantemente sul trasporto pubblico a Bologna, soprattutto su quello ferroviario, cercando di creare una mobilità sostenibile alternativa che consenta spostamenti agevoli. Non si sono soppresse le piccole stazioni periferiche, anzi tali linee sono state rafforzate, senza contare poi lo sforzo per realizzare una metropolitana leggera di superficie. Di Piacenza, invece, la Regione si è scordata. Da noi infatti è accaduto l’esatto contrario: depotenziamento della stazione Fiorenzuola, non utilizzo linea Piacenza-Cremona».

Secondo Tagliaferri «le responsabilità della Regione sono quindi più che evidenti. Non si può far pagare questa inerzia ai cittadini limitandone gli spostamenti con i blocchi od obbligarli a cambiare veicolo senza una seria politica di incentivi. Altrettanto, per restare competitiva, la nostra impresa non può essere costretta a sostenere costi impiantistici esorbitanti a fronte di vantaggi veramente marginali nelle emissioni. Il PAIR2020 (Piano aria integrato regionale), ci dice che nella produzione delle famose PM10 l’apporto del consumo di diesel per autotrasporto risulta pressoché equivalente a quello dato dalle attività senza combustione (usura freni e pneumatici, abrasione stradale). È quindi evidente come il solo intervento sulla classe di veicolo diesel utilizzata abbia incidenze limitate a fronte degli ampli disagi generati, soprattutto se si considera l’ampio spettro di deroghe concesse dalla Regione».

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«Vi faccio un esempio – continua Giancarlo Tagliaferri - È concessa una deroga alla classe diesel utilizzata su base dell’ISEE. Potrebbe sembrare equo: non mi posso permettere di cambiare auto, quindi mi è concesso di circolare con la vecchia. Ma questo parametro è così basso da essere ridicolo! Il paradosso diverrà che l’extracomunitario con isee inferiore a 14mila euro potrà circolare liberamente con un diesel di fascia bassissima, infischiandosene dei divieti e continuando ad inquinare cento volte di più di un operaio piacentino che è stato costretto a cambiare vettura per andare a lavorare. Vi sembra equo? Per me” – conclude Tagliaferri – “una tale esenzione andrebbe sicuramente eliminata, magari compensandola con un abbonamento gratuito all’autobus! Giudicherete politicamente scorretta la mia proposta, ma per me non lo è affatto!».

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