Acqua, i sindaci discutono della società mista pubblico-privato

Gli amministratori locali non del tutto convinti del passo verso la società mista pubblico (che deterrebbe il 35 per cento delle quote) e privato (con il 65 per cento). Baldini: «Nella nuova società vi saranno dai cinque ai sette rappresentanti del territorio»

Si sono riuniti il 28 luglio i sindaci dei 48 comuni del Piacentino che compongono il consiglio di Atersir. Durante l’incontro nell’aula consiliare dell’ente Provinciale di via Garibaldi, si è discusso principalmente del progetto di fattibilità di affidamento a una società mista pubblico-privata, del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti. In questa – per ora ipotetica – società la partecipazione azionaria del pubblico (i comuni) sarebbe del 35 per cento, mentre il privato avrebbe in mano una quota del 65 per cento. In apertura di consiglio il presidente Massimo Trespidi ha raccolto le lamentele dei sindaci, che sottolineano i mancati investimenti e interventi promessi da Iren sul territorio. «Sono due anni che Iren non fa investimenti o interventi per il mio comune – ha detto Antonio Agogliati in rappresentanza di Ferriere -, avevamo pure stabilito cifre e concordato interventi e non ne è stato fatto mezzo». Lucia Fontana, neosindaco di Castelsangiovanni, a tal proposito, lamenta il mancato ampliamento del depuratore del paese da lei amministrato. «È una grave inadempienza di Iren: i vostri tecnici e ingegneri avevano definiti “urgenti” i lavori, e la valutazione è stata stilata nel 2007. C’erano tre milioni a disposizione e ora c’è un cantiere abbandonato dall’inizio del 2013». Iren ha assicurato che sono a disposizione un milione e 500 mila per il 2014 e mezzo milione per il 2015 per il completamento del depuratore e i lavori partiranno a breve. «Apriamo un discorso di programmazione – ha sottolineato Gabriele Girometta, sindaco di Cortemaggiore - per i prossimi anni, facciamo già adesso uno screening degli interventi da fare sul territorio».

Terzo punto all’ordine del giorno è stato il progetto di fattibilità per l’affidamento del servizio idrico integrato e del servizio rifiuti e di una società mista pubblico-privato. Il dottor Matteo Baldini, incaricato della stesura del progetto, ha risposto alle domande e richieste di chiarimento dei sindaci. «Una società mista – ha dichiarato Anna Tanzi, sindaco di Sarmato – è un’idea condivisibile. In passato sembrava che il “pubblico” non contasse nulla, vanno perciò definiti in modo preciso le attività della società, il territorio ci dice che preferirebbe una società con le quote di partecipazione divise a metà con i privati».  «Facevo parte di Ato – ha spiegato Massimo Castelli, sindaco di Cerignale - nel suo momento iniziale, per me pubblico significa avere appalti pubblici e regole pubbliche, e riuscire ad ottenere il miglior prezzo possibile. Una società pubblica vuole anche dire concorsi pubblici per assumere nuovi dipendenti: ci sono comuni in cui lavorano tutti per Iren, altri dove non c’è neanche un dipendente. La percentuale del pubblico nella nuova società m’interessa poco, possiamo avere anche l’1%, ma pubbliche devono essere le attività e gli investimenti sul territorio. In Ato – ricorda Castelli - la maggior parte degli investimenti non sono stati poi realizzati».

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«Quella che facciamo – ha informato gli amministratori Matteo Baldini, incaricato dalla Provincia di Piacenza di approfondire e analizzare il progetto della società - è una proposta tecnica. La maggior parte delle società miste stabilisce un voto maggioritario per quote durante le delibere. Penso che il comitato di coordinamento ipotizzato sarà composto da 5 o 7 persone, più probabilmente sette. È un numero ragionevole per rappresentare tutto il territorio e garantire una fluidità dei lavori. Nella nuova società vi sarà una separazione abbastanza decisa tra il ruolo dei tecnici e quello dei politici. I compensi degli amministratori della società verranno decisa dai componenti, ma saranno sicuramente adeguati all’impegno amministrativo». «Le tariffe – ha continuato Baldini rispondendo ai dubbi dei sindaci - sono decise da metodi tariffari, non c’entra niente il tipo di società che si ha davanti. In un’eventuale società a partecipazione mista vi sarà comunque concorrenza, ci saranno gare e abbassamento dei prezzi. Il gestore affidatario del servizio sarà comunque un concessionario di servizio pubblico: perciò possiamo assicurare già oggi che le assunzioni saranno “pubbliche”. È normale, fisiologico che il gestore affidatario uscente non faccia alcuni investimenti, da altre parti addirittura sono completamente fermi. Una volta affidata una nuova gestione si fanno gli interventi che servono». Ai sindaci il compito di studiare l’idea della società mista: a settembre si ritroveranno per deliberare. Ma c’è già chi si è dichiarato: il comune di San Giorgio ha già assicurato che non farà parte della nuova società.

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