Specializzandi medicina, Tarasconi: «Accesso con criteri omogenei in tutte le Regioni»

Ne evidenzia la necessità la consigliera piacentina Katia Tarasconi che con una risoluzione ad hoc presentata oggi nella seduta di assemblea chiede di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale

Tarasconi

I criteri per l’accesso ai corsi di specializzazione in medicina siano omogenei in tutte le Regioni. Ne evidenzia la necessità la consigliera piacentina Katia Tarasconi che con una risoluzione ad hoc presentata oggi nella seduta di assemblea chiede di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale. Tarasconi, nell’atto di indirizzo politico, votato anche da Lega Nord e Movimento 5stelle, sottolinea inoltre l’esigenza «di non impoverire l’eccellenza del servizio sanitario emiliano-romagnolo e far sì che le risorse che la comunità investe nella formazione rappresentino un beneficio e un servizio per tutta la collettività».

Fino ad ora l’Emilia-Romagna si era impegnata a finanziare 52 contratti di formazione specialistica in aggiunta a quelli statali, facendosi carico, per il primo anno di corso, di 1.300.000 euro di spese sostenute. La Regione, percependone il bisogno, ha lavorato in questa direzione riuscendo a raddoppiare i contratti di formazione specialistica finanziandone complessivamente 100, aggiuntivi a quelli statali, per un onere di 2.500.000 euro per il primo anno di corso. Un impegno economico consistente, secondo la consigliera, che impatta sui bilanci regionali. I requisiti sono differenti da Regione a Regione, c’è chi chiede almeno tre anni di residenza per poter fare domanda, altre solo l’iscrizione all’ordine regionale del territorio di riferimento; «questo – sottolinea Tarasconi – crea delle disparità e rischia di minare il principio della massima apertura dell’istruzione e della libertà di circolazione e soggiorno».

«Non vogliamo quindi – continua la dem - penalizzare le Regioni che, come la nostra, non applicano limitazioni all’accesso dall’esterno, perché è chiaro che in questo modo gli specializzandi residenti in Emilia-Romagna si trovano a dovere affrontare una maggiore concorrenza rispetto ai posti disponibili ed è più probabile che, una volta specializzati, i medici decidano di esercitare altrove, non fornendo quindi alcun servizio alla comunità regionale che ha investito su di loro».

Sarebbe necessario che «in sede di Conferenza delle Regioni, si arrivi pertanto ad una soluzione condivisa, rendendo omogenei per tutti i requisiti di accesso. Condividere poi l’obiettivo che i medici neospecializzati forniscano servizio, per un determinato periodo di tempo, sul territorio nel quale hanno completato il loro percorso di studi, consentirebbe alle comunità regionali un ristoro per i fondi spesi nella formazione dei medici».

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