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A sinistra spunta l’ipotesi Castelli: «Se posso essere un punto d’incontro…»

Rimbalza il nome del sindaco di Cerignale per una possibile candidatura a Piacenza: «Sono un progressista che si rende disponibile, bisogna ricostruire la coalizione lasciando i personalismi da parte»

Il nome, nelle ultime ore, rimbalza sempre di più negli ambienti del centrosinistra. Il “tam tam” si sta facendo improvvisamente martellante. Massimo Castelli, attuale sindaco di Cerignale (unico comune a votare a sinistra alle ultime Regionali) eMassimo Castelli-10 rappresentante nazionale dei piccoli comuni in Anci, potrebbe essere un candidato per il centrosinistra alle prossime Elezioni Amministrative di Piacenza. Per ora è “un” possibile candidato. Per qualcuno potrebbe già essere “il” candidato in grado di ricucire la spaccatura interna.

  • Castelli, ma cosa sta succedendo in queste ore sul suo nome?

Se la mia figura può rappresentare un punto d’incontro tra sensibilità diverse, come ce ne sono altre, mi rendo disponibile. Sono molto tranquillo, spero di aver contribuito a rasserenare gli animi per un dibattito più civile e costruttivo. Bisogna cercare di ricostruire un campo in grado di competere per un’alternativa di governo della città. Occorre riallacciare i contatti per capire che idea di città vogliamo e lasciare i personalismi da parte.

  • L’associazione di parole su di lei però suggerisce altro: Castelli-Valtrebbia-Cerignale-Montagna-piccoli comuni. Perché potrebbe essere un candidato per il capoluogo?

Non mi sono mica proposto io! Qualcuno ha pensato che la mia esperienza di amministratore di un piccolo comune e la mia esperienza in Anci potesse essere un profilo in grado di ricostruire il campo progressista. Il candidato sindaco è importante ma prima dobbiamo rifare la coalizione.  

  • Lei residente a Cerignale, la Barbieri a Castelvetro (senza dimenticare Massimo Trespidi che abita a Castelsangiovanni o Stefano Cugini a Rivergaro): non ci sono più profili politici che vivono a Piacenza, bisogna cercare il “Papa straniero”?

Paradossalmente è un vantaggio se i candidati vanno “dal Po agli Appennini”. La Barbieri è proprio sul Po e io sono un uomo della montagna. Tutti viviamo e lavoriamo a Piacenza da tanti anni, la conosciamo bene. E forse abbiamo un occhio diverso, guardiamo da lontano ai bisogni. Cogliamo degli aspetti più legati all’intero territorio.

  • Lascerebbe Cerignale a tre anni dalla fine del mandato?

Non ho sciolto alcuna riserva, per ora ho solo dato il mio contributo al dibattito. Non è detto che questa cosa succeda (la candidatura a sindaco, nda). Comunque faccio il sindaco da dodici anni: anche lì nessuno è indispensabile. Ci sarebbero persone capaci in grado di portare avanti la mia attività.

  • Chi la sta spingendo in queste ore? Il Pd? Eppure se n’era andato sbattendo la porta dai dem…

Sinceramente non sono proprio spinto dal Pd. Alcune persone hanno ragionato sulla mia figura, ma non fanno parte del Pd (su questo non aggiunge altro, nda). Il mio nome non è stato certo fatto dal segretario Silvio Bisotti. Riconosco che è il partito con più responsabilità nella coalizione. Oggi sono un civico puro, non ho alcuna appartenenza, mi ritengo progressista nei fatti, lo dimostro nel mio comune.  

  • Quale sarebbe la priorità per un candidato sindaco del centrosinistra?

Un sindaco del centrosinistra dovrebbe ricucire la comunità piacentina. Non deve ghettizzare nessuno o creare divisioni. Non deve ignorare i problemi e girarsi dall’altra parte. Nessuno deve rimanere indietro, lo sviluppo deve essere possibile per tutti. E le periferie meritano attenzione: tutti i piacentini, anche quelli delle frazioni, vanno ascoltati e aiutati.

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