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Sabato, 3 Dicembre 2022
Politica

«Lo statuto “maschilista” della Ricci Oddi adesso non si può modificare»

La richiesta di Cugini e Rabuffi (ApP) bocciata da tutta l’aula. L’assessore Fiazza invita alla cautela: «Verificheremo la possibilità». Barbieri e Papamarenghi: «Rischiamo di perdere le opere»

Tutti d’accordo, l’articolo 17 dello statuto della Ricci Oddi è ormai retrogrado, “antico” come l’anno in cui venne redatto: 1929. Modificarlo adesso, però, potrebbe essere rischioso. Così è stata liquidata in Consiglio comunale la mozione presentata da Stefano Cugini e Luigi Rabuffi (ApP) sulla “linea mascolina della successione” della famiglia di eredi Ricci Oddi. In pratica all’interno del Consiglio d’Amministrazione della galleria d’arte moderna deve stare un discendente della famiglia del donatore (Giuseppe Ricci Oddi), ma seguendo la linea di successione maschile.

«Ognuno in casa sua fa quello che vuole – ha motivato Cugini, prima di vedersi bocciare da tutta l’aula la proposta - però lo statuto vede rappresentati anche enti istituzionali come il nostro, che devono rispettare la Costituzione italiana. Questo articolo è del 1929, è ora di cambiarlo, è una provocazione».

Ha invitato alla cautela l’assessore alla cultura Christian Fiazza. La galleria è il frutto di un lascito testamentario, provvisto di uno statuto (appunto, del 1929) che mette nero su bianco la linea maschile (ma non esclude quella femminile, in caso di mancanza di eredi maschi). Ritoccarlo su due piedi potrebbe aprire ad un contenzioso. «Attualmente – ha precisato Fiazza - abbiamo problemi nella galleria. Ci sono muri vergognosi, condizioni strutturali gravi dell’edificio. Questa estate durante una perlustrazione pioveva proprio dentro la galleria. Dobbiamo procedere celermente nel processo di trasformazione della Ricci Oddi in una fondazione. Con perizie dovremmo far valutare le opere. Quando l’avremo trasformata, vedremo se ci saranno le condizioni per cambiare l’articolo in questione».

«Non si può non condividere le perplessità di Cugini e Rabuffi – ha espresso Jonathan Papamarenghi (Civica Barbieri) - però non votiamo la mozione. Va fatta una verifica dal punto di vista giuridico sulla questione, altrimenti la famiglia recupera i beni». Laconico Cugini: «Manca il coraggio per andare a vedere le questioni, non si vogliono toccare gli equilibri». Parole non apprezzato dall’ex sindaco Patrizia Barbieri. «Ma quale coraggio, il problema è il fatto che gli eredi potrebbero seriamente riprendersi i beni. Si faccia la modifica che chiede ApP, ma a patto che non venga meno la donazione alla città di Ricci Oddi. Altrimenti sarebbe un danno grave a Piacenza». «Giusta la cautela dell’assessore Fiazza – è il pensiero di Massimo Trespidi (Civica Barbieri) - mentre i due “simpaticoni” di Cugini e Rabuffi sono due avventurieri, altro che coraggio. Qua volete esporre il sindaco ad una situazione precaria. Non si può scalare l’Himalaya in infradito». «È un’offesa alle donne questo articolo – ha ripreso Luigi Rabuffi (ApP) - difendendo la bontà della richiesta - siamo nel terzo millennio, aggiorniamoci». Anche Claudia Gnocchi (Civica Tarasconi) e Gianluca Ceccarelli (Pc Oltre) hanno «condiviso il tema, ma rischi e formule da controllare». «Lo statuto rimane come è adesso – ha sancito l’assessore Fiazza - ma verificheremo la legittimità del parametro della mascolinità nella linea di successione».

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