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«Stiamo perdendo l’identità del centrosinistra e i voti dalla destra non arrivano»

Una lettera aperta ai militanti, iscritti ed elettori del Partito Democratico da parte di un gruppo di piacentini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un gruppo di iscritti del Partito Democratico piacentino ha inviato al segretario nazionale del partito, a quello regionale e agli iscritti del Pd locale.  «A due settimane dal voto che ha consegnato il comune capoluogo della nostra provincia alla destra, ci troviamo con un partito allo sbando, un partito che aspetta il commissariamento dal regionale. I vertici del partito provinciale, dimettendosi, si sono assunti la responsabilità dei fallimenti derivati dai risultati elettorali passati e per ultimo quello di Piacenza.  Se pur ringraziandoli per il loro impegno e per l’onesta ammissione di responsabilità, ci troviamo, adesso, a dover analizzare e capire quali sono stati gli errori, non solo dell’approccio elettorale (abbastanza evidenti), ma della conduzione del partito degli ultimi anni e delle criticità che lo hanno caratterizzato.

La disaffezione e la sfiducia delle persone verso la politica si era già manifestata con le elezioni regionali, dove l’affluenza al voto era stata del 30% in una regione come l’Emilia-Romagna che vantava tradizionalmente una elevata affluenza in tutte le tornate elettorali. Questo doveva far scattare un evidente campanello d’allarme, che è stato però sottovalutato. A livello locale le sconfitte susseguitesi prima a Fiorenzuola, passando per altri comuni persi in provincia, fino ad arrivare alla sconfitta a Piacenza, hanno evidenziato l’incapacità dei vertici del partito di cogliere l’insoddisfazione dei cittadini verso le politiche amministrative dei governi locali di centro-sinistra uscenti. Non crediamo ad un trend nazionale che dice di vedere il PD perdente nella maggior parte dei comuni al voto. La segreteria nazionale ha snocciolato dati e numeri che dimostrano il contrario. Ma è innegabile, che si sono persi diversi centri importanti, troppi. Come Partito dovremmo quindi, tutti, porci diversi interrogativi e fare autocritica.

Un partito politico dovrebbe essere caratterizzato da un percorso di progettualità, coerenza e coraggio, evidentemente troppo spesso carenti nel nostro partito, anche  in quello provinciale; ora, alla luce dei risultati elettorali e referendari degli ultimi anni, non si può più prescindere, occorre una svolta vera e non di facciata, un cambio di passo che riporti il PD ad una visione, un progetto, a degli obiettivi che vengano posti  dentro i binari di una sinistra che una volta  riusciva a toccare il cuore della gente. E’ dal governo Monti che governiamo, in modo continuativo, insieme al centro-destra, ed in molti  pensano davvero che fra noi e loro non ci siano poi  grandi  differenze. Non si è potuto fare altrimenti, Alfano e Verdini sono alleati innaturali, ma necessari, lo sanno tanto i vertici di partito quanto i militanti, ma solo pochi lo digeriscono e quasi nessuno lo accetta. Abbiamo subito diverse defezioni ed abbandoni negli ultimi anni, ed al di là delle ragioni, più o meno nobili e fondate, dobbiamo ora farci delle domande e capire quale è la direzione che vogliamo dare al partito. Analizzando i voti che abbiamo perso (tanti a Piacenza, quasi la metà rispetto a 5 anni fa) è fuor di dubbio che dobbiamo recuperare l’elettorato, non i dirigenti che ci hanno abbandonato, ma quel popolo che ha deciso di voltarci le spalle, è a loro che dobbiamo prestare le nostre attenzioni.


Non va dimenticato che tutto questo è avvenuto dopo che il PD, non quello dell’attuale Segretario, sempre assieme al centro-destra ha sostenuto il governo Monti. Un governo all’epoca necessario, ma che si è poi rivelato deficitario, e responsabile, fra le altre cose, della riforma Fornero e della modifica dell’art. 18 (ricordiamolo a chi pensa adesso a fantasiosi referendum tra gli iscritti ed a quei fuoriusciti con la memoria corta). Purtroppo questo contare sui voti della destra si è rivelata un'abitudine che non è più solo proprietà del governo centrale, ma è un malcostume che si sta propagando anche sui territori, non ultimo il nostro, quello piacentino.


Sappiamo tutti che alle Amministrative in fase di ballottaggio, non erano pochi i dirigenti locali che auspicavano un aiuto da forze lontane dal centro-sinistra. Chi non ha almeno una volta pensato o sperato ai voti di quel centrodestra mascherato dallo slogan “liberi”. Queste sono scelte sbagliate, sono strategie perdenti, come si può credere che il popolo di centro-destra, avendo il suo candidato naturale, avesse potuto anche solo per un momento pensare di appoggiare il centro-sinistra? Davvero siamo ancora qui a credere che le persone siano una manovalanza che va dove dice il capo bastone? O semplicemente continui a turarsi il naso?
 

Svegliamoci! I tempi sono cambiati, la gente guarda, ragiona e giudica, tant'è che i voti della destra non arrivano, si perde l’identità e nel contempo la gente di sinistra si allontana.
Il male del PD non è però solo questo, il male più grande nasce dal PD stesso che ancora oggi è troppo diviso in correnti, non di pensiero, ma di potere, che sin dal giorno dopo la fine dei vari congressi e primarie si dedicano allo sport preferito del centro-sinistra da 20 anni a questa parte. Far fuori il leader democraticamente scelto dal nostro popolo.  Le continue lotte di potere tra le varie fazioni hanno caratterizzato e caratterizzano tutt’oggi il nostro partito che anziché essere plurale, paritario ed inclusivo, risulta essere chiuso fra le varie “anime”, escludente verso la società civile, ed in continuo conflitto, anche qui a Piacenza.  Tutto questo allontana la gente non dalla politica in generale ma da QUESTA politica.
Eppure basterebbe stare ad ascoltare il nostro popolo per le strade, nelle piazze, o magari fosse accaduto, nei nostri circoli e territori. Il governo Renzi ha tentato a riformare un paese oggi in lieve ripresa, ma ancora in preda alla crisi, inutile nasconderlo, con un tasso di disoccupazione ancora troppo alto, con un servizio sanitario che funziona ancora a macchia di leopardo a seconda delle diverse zone del paese, con una scuola carente di risorse economiche e di personale. Molto si è fatto su questi versanti, ma non è ancora sufficiente, c’è molto da fare, soprattutto nell’attuazione delle riforme che hanno caratterizzato i 1000 giorni del governo Renzi.

Il fiume migratorio che sta travolgendo il nostro paese porta un senso di angoscia al cittadino, e si intreccia tragicamente con l’inefficienza della giustizia, passando il messaggio che in Italia ognuno fa quello che vuole non essendoci certezza della pena, che il tutelato non è più la vittima, ma chi delinque. Queste sono le sfide che dobbiamo affrontare, le sfide della quotidianità di ognuno di noi, invece la principale voce dell’agenda politica è il tema delle alleanze. Dovremmo, forse, prima pensare a implementare bene le riforme passate, e poi a comunicare efficacemente quello che è stato fatto. Per far questo non bastano i social e i media. Bisogna incontrare le persone ed ascoltarle, nei circoli, nelle piazze, ovunque sui territori. Si deve partire da un’azione partecipativa larga, fondamentale ed imprescindibile che vede i militanti ed i simpatizzanti come veri ed unici proprietari del PD ed i vertici di partito come coloro preposti alla rappresentanza e soprattutto all'ascolto che viene dal basso, e non con il suolo ruolo di capicorrente. Come si diceva all'inizio, occorre da parte di tutti noi coraggio, il coraggio di dire che così non è più cosa accettabile, non funziona. Il PD deve smettere di essere un comitato elettorale permanente, deve smettere di coltivare continue lotte intestine, dobbiamo essere consapevoli che non siamo più DC, PC, PSI, margherita o ex di qualcosa, Noi siamo il PD e come tale una barca dove TUTTI devono vogare in una unica direzione, all’interno di un partito realmente radicato sul territorio, con circoli che siano luoghi aperti, dove le persone si possano incontrare per discutere, consci che le loro istanze troveranno il dovuto riscontro ai livelli di rappresentanza territoriale superiori.

Le decisioni vanno prese a fronte dei vari temi, nelle assemblee preposte, con la presenza dei rappresentanti dei circoli, confrontandosi anche aspramente, ma essendo poi in grado di fare una sintesi. Vorremmo che non accadesse mai più che le varie assemblee debbano essere mortificate nel loro ruolo trovandosi più volte costrette a dover semplicemente ratificare quanto è stato già deciso in una stanza fra i pochi capicorrente. Il PD deve ritrovare la sua identità di centro-sinistra abbandonando logiche contro-natura, deve tornare a parlare al popolo dei moderati e della sinistra, lasciando la destra al proprio destino, non dobbiamo aver paura di perdere perché non ci sono i voti di Alfano o Verdini, non dobbiamo avere paura della vocazione maggioritaria da cui il PD stesso è nato, dobbiamo avere paura di perdere la nostra gente, dobbiamo aver paura di finire in un limbo senza identità. Noi siamo il centro-sinistra e dobbiamo dialogare con tutti, ma con una proposta, una idea di paese, ben marcata, partendo da valori caratterizzanti chiari e ben distinguibili. Il PD deve avere il coraggio di tornare a caratterizzarsi come un partito riformista di sinistra, per costruire un mercato del lavoro, una scuola, una sanità dove nessuno sia lasciato indietro. Deve pensare a governare i flussi migratori con politiche di accoglienza e di integrazione certo (lo ius soli è fondamentale), ma anche di uguaglianza, che vuol dire stessi diritti ma anche stesse regole e per chi sbaglia certezza della pena. Bisogna attuare politiche sulla sicurezza, che deve combattere il crimine in ogni sua forma tutelando i diritti delle persone.
 

E ultima cosa, ma non certo per importanza, il PD deve tornare sui territori, deve tornare nei circoli e nelle piazze a parlare con la gente, deve portare il verbo di quanto si sta facendo e si vuole fare, deve soprattutto ascoltare per poi riproporsi senza doversi vergognare di essere il PD, nascondendosi dietro candidature civiche. Noi di Politica e Territorio vogliamo portare avanti questo progetto, rivolgerci al popolo del centro-sinistra, alla nostra gente, senza timore di essere “Democratici” ed insieme vogliamo mandare un messaggio ai nostri referenti romani: Vogliamo un PD rinnovato, dinamico, aperto ed inclusivo, un PD con una chiara identità di centro-sinistra, un PD per la gente e della gente, un PD che dia spazio ai giovani, un PD nuovo nella sua essenza originaria».

Antonio Circelli

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