Suffragio universale, Zanardi: «Occorre incoraggiare le donne in politica»

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento del consigliere provinciale di Forza Italia Gloria Zanardi

Il primo febbraio 1945 il Consiglio dei Ministri, con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23, estendeva alle donne il diritto di voto.  L'anno successivo, in occasione delle elezioni del 2 giugno, tutte le donne avevano la possibilità di esercitarlo in concreto e, inoltre, si accordava loro anche l'opportunità di candidarsi alle cariche politiche. Sono passati 70 anni. Oggi sembra tutto scontato. In verità, per giungere al suffragio universale e all'elettorato passivo, le donne hanno dovuto affrontare dure battaglie, per lungo tempo, sino ad arrivare ad ottenere quei diritti fondamentali, sino ad allora a loro non riconosciuti a fronte dell'appartenenza al genere femminile. Finalmente, anche se comunque troppo tardi, si è attuata, almeno formalmente, l'emancipazione della donna nella vita politica ed amministrativa della propria comunità. Si è data alle donne la possibilità di scegliere i rappresentanti istituzionali e di potere mettersi in gioco per collaborare fattivamente al governo locale e nazionale.

Ma due interrogativi si pongono. In primis, in ordine all'elettorato attivo, siamo sicuri che oggi si comprenda il vero valore di un tale riconoscimento? In occasione delle ultime elezioni – regionali ed europee – il dato maggiormente significato è stato quello relativo all'astensionismo. Molti cittadini, delusi dai partiti, da un determinato modo di fare politica, dalla situazione generale del paese – e come dare loro torto – non si sono recati alle urne. Tra loro tante donne. Da un certo punto di vista, l'atteggiamento è anche comprensibile, però, proprio in ricorrenze come l'anniversario di oggi, è importante porre l'attenzione sull'importanza di partecipare alle decisioni della propria comunità, perché dietro il riconoscimento di diritti si celano battaglie che non devono essere vanificate.

E perché delegare le scelte agli altri non è la soluzione. Perché solo la partecipazione attiva può portare a dei risultati e può giustificare una successiva critica. In secondo luogo, in ordine all'elettorato passivo, siamo sicuri che, in concreto, siano stati rimossi tutti gli ostacoli per permettere una reale ed effettiva partecipazione della donna alla politica? Io credo di no. Tanto che, dopo il riconoscimento sulla carta dell'opportunità di candidarsi per le donne, si è dovuti ricorrere ad altri espedienti per cercare di favorire la concreta possibilità di elezione delle stesse (un esempio, la disciplina delle elezioni regionali). E ciò non basta ancora. Non basta adempiere ai principi di parità solo al momento delle votazioni, cercando di rispettare le previsioni normative, con il riempimento – spesso last minute – delle liste elettorali con nomi femminili, senza una reale volontà di renderle protagoniste. Soprattutto perché la realizzazione della sostanziale parità parte da una fase antecedente: quella della formazione politica, quella della condivisione delle scelte; occorre incoraggiarle le donne, non solo di facciata. Purtroppo non sempre è così. Ma, grazie al cielo, spesso le donne si impegnano ugualmente, nonostante le difficoltà, e, con passione e determinazione, riescono a raggiungere gli obbiettivi, nonostante tutto. Credo che sia necessario che tutti riflettano, proprio oggi, su questi interrogativi e si ricordino, in ogni momento, le battaglie e il significato delle stesse. Uomini e donne

Gloria Zanardi

Cons. Provinciale Piacenza

con delega alle pari opportunità 

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