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Tagliaferri

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Tagliaferri (FdI) interroga la Giunta sul rischio decessi per rinvii operazioni e visite

La nota firmata dal consigliere regionale: «La nuova grande emergenza sanitaria ereditata dal Covid-19 è dettata dalla chiusura da marzo degli interventi chirurgici e visite specialistiche ad eccezione degli improcrastinabili»

«La nuova grande emergenza sanitaria ereditata dal Covid-19 è dettata dalla chiusura da marzo degli interventi chirurgici e visite specialistiche ad eccezione degli improcrastinabili». Inizia così la nota firmata dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Giancarlo Tagliaferri. «A livello nazionale, secondo uno studio di Nomisma, 410mila pazienti per interventi chirurgici e 11 milioni di italiani per visite di controllo e accertamenti sono stati rinviati, in alcuni casi magari per vedere i risultati di una terapia anti-cancro o se un dolore al petto nasconde un serio problema al cuore. In conseguenza di tutto ciò si considera triplicato il rischio morte. Il maggior numero di interventi saltati sarebbe su ossa e muscoli, seguito da interventi all’apparato circolatorio e al sistema digerente».

«A livello nazionale si eseguono 4milioni di interventi l’anno, l’Anaao, principale sindacato dei medici ospedalieri stima che ipotizzando un aumento dell’attività del 20% per smaltire l’arretrato serviranno almeno 6 mesi. Il rinvio per tanto tempo di accertamenti e interventi in sala operatoria potrebbe costare 20mila morti a fine anno solo per le malattie cardiovascolari. Inoltre, i medici in generale e in particolare anestesisti e rianimatori hanno accumulato già consistenti ferie arretrate. I tempi delle sale operatorie, anche per smaltire gli arretrati, saranno poi aggravati dalle necessarie sanificazioni. Il consigliere di Giorgia Meloni chiede alla Giunta quali siano i tempi previsti, in Emilia-Romagna per smaltire gli interventi chirurgici e le visite di controllo e accertamento rinviate», continua.

«Se si sia fatta una stima regionale del rischio decessi per i rinvii causa Covid-19 e se non si intenda effettuare nuove assunzioni di medici almeno con contratti a sei mesi. In fine se, data l’emergenza, non si consideri di dover incentivare la libera professione negli ospedali pubblici che, almeno, si esercita a prezzi calmierati».

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