Tagliaferri (FdI) interroga la Regione: «Ausl Piacenza avrebbe negato a disabili l'accesso al centro diurno»

«Da alcune segnalazioni – dichiara il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale - mi risulta che l’Ausl di Piacenza abbia più volte negato la possibilità di usufruire dei centri socio-riabilitativi ed educativi diurni a soggetti disabili che percepiscono l’assegno di cura. La motivazione? L’incompatibilità tra ricevere l’assegno e la possibilità di avvalersi del servizio offerto da un centro diurno»

Tagliaferri

«Da alcune segnalazioni – dichiara il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia), che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale - mi risulta che l’Ausl di Piacenza abbia più volte negato la possibilità di usufruire dei centri socio-riabilitativi ed educativi diurni a soggetti disabili che percepiscono l’assegno di cura. La motivazione? L’incompatibilità tra ricevere l’assegno e la possibilità di avvalersi del servizio offerto da un centro diurno».

«In realtà così non è, – prosegue Tagliaferri - in quanto un centro diurno è cosa ben diversa dal soggiornare in maniera stabile in una struttura residenziale; infatti, come riportato dalle norme regionali, "l’assegno di cura è alternativo solamente alla residenzialità (in una struttura), è integrativo e non sostituisce ogni altro servizio esistente sul territorio».

«In pratica – continua il consigliere regionale -  l’assegno è un modo per sostenere i famigliari nel prendersi cura del soggetto disabile e allo stesso tempo permettere a quest’ultimo di stare vicino ai suoi cari, certamente non per chiuderlo in casa, facendone un recluso! Una persona disabile avrà pur diritto a trovarsi ogni tanto inserito in un altro contesto che non siano le quattro mura domestiche, e a vedere qualcun altro oltre a famigliari ed assistenti socio-sanitari. Per questo è lecito, anzi doveroso, permettere a queste persone di frequentare (e qua cito la norma) "centri socio-riabilitativi ed educativi diurni, a valenza educativa, che perseguano lo scopo di rendere possibile una vita di relazione a persone temporaneamente o permanentemente handicappate"».

Secondo Tagliaferri quindi «il rifiuto  dell’AUSL non soltanto contraddice lo scopo della norma, ma finirebbe per relegare il portatore di handicap, anche se grave, alla sola dimensione familiare, privandolo di ogni tipo di relazione esterna».

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«Ho quindi chiesto alla Giunta – conclude il consigliere di Fratelli d’Italia - se ritenga corretta l’interpretazione data dall’Ausl di Piacenza, se non ritenga che il diniego ad usufruire del centro diurno costringa il disabile ad una sorta di “carcerazione domiciliare” privandolo di qualsiasi possibilità di socializzazione, e quali eventuali interventi la Giunta intenda effettuare per risolvere la problematica sopra esposta».

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