Tagliaferri (FdI): «Non esistono regole Covid-19 per questi scempi»

Il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d'Italia) interroga la Giunta sul festival di Yulin in Cina

Il festival cinese

«Ha preso il via, anche quest’anno, il 21 giugno in coincidenza con il solstizio d’estate, il Festival della carne canina di Yulin in Cina. L’associazione Humane Society Internazional, che da anni si batte contro l’evento, ricorda che l’iniziativa non è legata ad alcuna tradizione popolare ma è nata nel 2010 solo per incentivare le vendite delle carni consumate». Inizia così il comunicato del consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d'Italia). «In occasione dell’evento migliaia di cani e gatti, presi dalle strade e spesso rubati dai cortili, vengono barbaramente uccisi anche a sprangate e macellati per il consumo della carne. Non è ancora chiaro da quale animale il coronavirus sia passato all’uomo, né se il salto sia davvero avvenuto al mercato di Wuhan, ma si sospetta che sia proprio il consumo di una carne animale ad aver scatenato la recente pandemia che tanto è costata al mondo intero in termini di vite umane e costi economici. Anche in Cina dunque l'indignazione popolare verso chi mangia specie esotiche, possibili serbatoi del patogeno, è cresciuta notevolmente. Le autorità cinesi pare stiano cogliendo l'occasione per inserire una serie di divieti nel consumo di carni varie e i vertici dell'Assemblea nazionale, la versione cinese del Parlamento, hanno annunciato la decisione di bandire il commercio di animali selvatici e esotici, decisione che dovrebbe confluire in una legge organica nei prossimi mesi», continua. «Intanto le autorità di Shenzhen, metropoli dell'estremo Sud e centro tecnologico del Paese, hanno scelto di anticipare i tempi con un nuovo regolamento presentato dalla municipalità che vieta il consumo di cani e gatti, ed esclude dalla lista "bianca" anche le carni poco tradizionali di serpenti, tartarughe, rane o insetti. Il consigliere di Giorgia Meloni interroga la Giunta per sapere se non si intenda assumere tutte le iniziative possibili, oltre ad una lettera indirizzata all’ambasciatore cinese in Italia, per chiedere la definitiva soppressione del Festival di Yulin. Inoltre, se non si voglia chiedere al Governo, nel caso ciò non avvenga, di considerare nuove future sanzioni commerciali nei rapporti con la Cina».

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