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Tagliaferri: «La criminalità parla straniero, ma la sinistra alza un muro di silenzio»

L’intervento del consigliere regionale di Fratelli d’Italia

«Violenza criminale in tanti, troppi, episodi che ci riportano le cronache quotidiane. Ma violenza anche negli istituti detentivi tra carcerati o di carcerati contro gli agenti della Polizia penitenziaria. Spesso, anche se non sempre, un comune denominatore: chi usa violenza è straniero». Ne parla Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. «Nei giorni scorsi la cronaca di Piacenza ci ha ricordato fatti avvenuti qualche tempo fa e arrivati in giudizio. In primo luogo, un episodio di violenza contro agenti, avvenuto nel carcere piacentino ad opera di un detenuto nordafricano armato di lamette, In secondo luogo, una sorta di rissa tra carcerati, tutti e quattro stranieri. Non vorrei che la società si abituasse a questa criminalità importata dall’estero come ci si rassegna di fronte a una malattia cronicizzata. Una grande responsabilità su questo fronte ce l’hanno certamente Pd e la sinistra in genere, con i loro colpevoli silenzi sul fenomeno della criminalità straniera. Silenzi che vanno di pari passo con l’aumento di reati compiuti da persone provenienti da paesi esteri.  E’ stato giustamente detto che la sicurezza non è né di destra, né di sinistra. Ma è un diritto dei cittadini, su cui tuttavia gli amministratori della cosiddetta sinistra, cresciuti a pane e ideologia, sorvolano. Non è un caso se nelle carceri emiliano-romagnole dei 3.573 detenuti presenti, gli stranieri superano per numero quelli italiani e per la maggioranza provengono dall’Africa. Il fenomeno tuttavia sembra non interessare la Giunta regionale, che continua imperterrita sulla strada di un perdente immigrazionismo terzomondista. Noi siamo sulla strada opposta. Siamo sulla strada della legalità, della lotta senza quartiere alla criminalità e al degrado, sia di matrice italiana, che straniera, senza silenzi omertosi, senza paura di affrontare la realtà. E sosteniamo senza se e senza ma le Forze dell’Ordine e la Polizia penitenziaria, che compie con abnegazione il proprio dovere in situazioni talvolta impossibili».

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