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Tagliaferri: «Sanità in bancarotta». Bonaccini: «Se lo fosse come potremmo costruire l’ospedale?»

Scontro tra il consigliere regionale e il presidente. «Bloccate le assunzioni, è la Caporetto della sanità». Il governatore: «Tutte le regioni hanno chiesto più soldi, comprese quelle guidate da Fd’I»

«Nel bel mezzo della quarta ondata, con i contagi che crescono e le liste di attesa delle altre malattie che si allungano, la Regione blocca le assunzioni in sanità: non ci son i soldi, ormai è evidente che la sanità emiliano-romagnola è alla bancarotta. Poi leggiamo del caos all'hub vaccinale delle Fiera di Bologna: file, freddo, assembramenti. Un film già visto a primavera, così come puzzano di rancida ipocrisia le scuse che arrivano dall'Ausl. Serve individuare  e sanzionare i colpevoli, serve una svolta e serve subito. O dovremo anche qui chiamare l'esercito come è avvenuto nella scuola?». È il duro intervento del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri, nei confronti della Giunta regionale.

«Tagliaferri - interviene sui suoi profili social lo stesso presidente Stefano Bonaccini - definisce la sanità pubblica della regione Emilia-Romagna in bancarotta. Capisco – dal momento che due anni fa in campagna elettorale in Emilia-Romagna sosteneva la proposta della mia avversaria di portare qui un modello sanitario che avrebbe privatizzato buona parte della sanità pubblica regionale - si auguri che quest’ultima non goda di buona salute, forse risentito che la maggioranza degli elettori gli abbia spiegato che preferisce di gran lunga un sistema sanitario universalistico e a forte valenza pubblica, in grado di curare un povero esattamente come un ricco».

Bonaccini, poi, fa due considerazioni. «La prima: tutte le Regioni italiane all’unanimità (comprese le Marche e l’Abruzzo, guidate da presidenti della stessa forza politica di Tagliaferri) e su richiesta del presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga, hanno chiesto al Governo più risorse di quelle che ci sono state assegnate (600milioni a fronte di una richiesta 1,1 miliardi di euro), per far fronte alle ingenti spese che sono state sostenute dalla sanità pubblica per far fronte a questa drammatica pandemia globale che ci sta impegnando (eufemismo) da ormai due anni, senza tregua. Dunque, anche noi, come tutte le altre Regioni, pretendiamo risorse adeguate agli sforzi messi in atto».

«La seconda: com’è che questa sanità pubblica così in bancarotta realizzerà uno dei tre nuovi ospedali regionali post-covid proprio a Piacenza (terra del consigliere regionale) così come interverrà su tutti gli ospedali periferici del piacentino e realizzerà nuove Case della Salute in aggiunta a quelle già esistenti, per complessivi investimenti di oltre duecento milioni di euro?».

«Il presidente Bonaccini – è la controreplica del consigliere piacentino - nel tentativo di zittirci ha confermato come la sanità regionale sia in difficoltà ed abbia bisogno di più soldi perché altrimenti si bloccano le assunzioni di medici e infermieri come, infatti, ha stabilito l'assessorato regionale alla sanità. Le parole del Governatore sono un tentativo di distrazione di massa per non assumersi responsabilità: perché solo a fine anno chiedono più soldi al Governo Draghi? Perché nessuno ha previsto per tempo? È già da troppo che si balla sul baratro».

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