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Province, Foti (Pdl) al Pd: «Hanno paura del referendum»

Il taglio delle Province, se possibile, si fa di giorno in giorno più complicato. Foti replica alle critiche del Pd: «Hanno paura del referendum»

Tommaso Foti

Il taglio delle Province, se possibile, si fa di giorno in giorno più complicato. E mentre Foti replica alle critiche del Pd – “hanno paura del referendum, che è invece dovuto in base alla Costituzione e in base alle leggi volute dal centrosinistra” – si scopre che la spending review da intervento materiale che tocca i portafogli degli italiani diventa una questione materiale.

Niente più taglio, quindi, ma “riordino”. Anche se la sostanza non cambia. “Il relatore del provvedimento, il pd Paolo Giaretta – ha spiegato il 28 luglio, il deputato Pdl Tommaso Foti in una conferenza stampa – ha scritto testualmente che si tratta solo di un “generico cambiamento linguistico, messo nero su bianco per non dare la sensazione che ci fossero province che vincono e province che perdono”. Per Foti, comunque, è sempre più rispettoso, oltre che giuridicamente corretto, dare la parola ai cittadini.

TERNI. La nostra situazione non è isolata. Qui si discute e a Terni si fanno i fatti. In poche ore, un comitato ha raccolto mille firme – per lo statuto del Comune ne servono 2.500 – per chiedere ai cittadini se desiderano restare n Umbria o, come sembra preferibile ai più, andare nel Lazio e diventare la seconda città dopo Roma, per abitanti e per Pil. Ma non solo. Un altro comitato a Rieti ha cominciato al raccolta delle firme per accorpare la sua provincia a quella di Terni e restare in Umbria. E questo a dispetto del Pd locale che ha definito la consultazione dei cittadini “inutile, umiliante, dannosa e costosa”.

FOTI. “Sono deluso dal risultato - ha ammesso Foti - del voto a Roma anche perché si è trattato di un modo ecumenico per indorare la pillola. Comunque, il parlamentare presume che la Provincia arriverà alla propria scadenza naturale, anche se non condivido i due criteri, adottati dal Consiglio dei ministri, per far sopravvivere le Province: il numero di abitanti e l’ampiezza del territorio. Il nuovo testo prevede che i Consigli per le autonomie (Cal) rinviino alle Regioni i piano di riordino. Si tratta di un valore consultivo e non deliberativo”. Da qui, “con buona pace dell’onorevole De Micheli e dei suoi cavalieri serventi”, è indicato che anche i Comuni possano cambiare Provincia e che il capoluogo possa essere o quello con il maggior numero di abitanti oppure quello uscito da un accordo tra i sindaci dei Comuni capoluogo”. Foti ha detto che alla Camera ripresenterà gli emendamenti che gli erano stati raccomandati dalla Provincia.

IL RIORDINO. 1) Ogni Provincia sarà tale se avrà almeno 350mila abitanti e un territorio esteso su 2.500 chilometri quadrati. 2) In ogni Regione, il Cal entro 70 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge invia alla Regione un’ipotesi di riordino (15 settembre). 3) La Regione, dopo 20 giorni, trasmette al Governo la proposta (5 ottobre). 4) Se entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto “una o più proposte di riordino non sono pervenute al Governo” sarà un atto del Governo a provvedere al riordino. 5) Le ipotesi tengono conto delle eventuali “iniziative comunali volte a modificare le circoscrizioni provinciali esistenti.

E qui Foti ha sottolineato in modo critico un subemendamento del Pd: “Un Comune può chiedere il passaggio da una Provincia all’altra con una delibera. Ma solo se c’è continuità territoriale tra il Comune e la Provincia a cui si vuole appartenere”. “E gli altri?” si è chiesto il deputato Pdl. Sul no secco del Pd al referendum, Foti si è chiesto “se al Pd non conveniva maggiore buona educazione. I suoi sindaci hanno scritto che non è il Governo a decidere la sorte e la destinazione di un territorio: “E’ auspicabile – hanno scritto i sindaci – che il corpo elettorale possa esprimersi così come affermato dall’articolo 132 della Costituzione”. “Il velo pietoso di cui parla De Micheli - ha aggiunto - il Pd lo sta stendendo su chi fra qualche mese sarà in campagna elettorale proprio per il Pd”.

E A Silva, il segretario del Pd che ha strenuamente difeso l’accorpamento di Piacenza con Parma: “Forse lo fa perché spera di andare a fare il direttore generale della nuova Provincia” Sull’articolo 132 e sulla modifica del Titolo V della Costituzione, “voluti dal centrosinistra di Prodi, si parlava di referendum. Inoltre, siccome il Pd ha definito inutile il referendum consiglierei loro di ripassare la legge 439 dell’89, in esecuzione di una convenzione dell’Unione Europea sulla carta delle autonomie locali. L’articolo 5 recita che per tutelare i territori e la collettività, ogni modifica dei limiti prevede che i cittadini siano sentiti, cioè che “la popolazione venga preliminarmente consultata”. Quindi, anche con il referendum.

Oggi, un’eventuale delibera dei Comuni sul passaggio ad altra Provincia diventa incostituzionale se prima non si è fatto il referendum. Loro dicono no al referendum, ma basta solo che un cittadini impugni la decisione ed ecco che tutto cambia”. Foti, infine, sostenendo che “ha più valore una decisione presa con il voto popolare” ha risposto al Pd che lo accusava di voler andare in Lombardia con il cappello in mano: “Chi lo dice va supino e prono in Regione a prendere gli ordini e lo stipendio”. E ancora: “Come mai il Pd piacentino non ha mai vinto, dal 1995 a oggi, nelle lezioni regionali? Perché i piacentini non si sentono rappresentati dalla politica di Bologna”.

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