Tassi: «Il viadotto autostradale dell’A21 non presenta criticità»

Il neo assessore ai lavori pubblici Marco Tassi risponde a una interrogazione di Luigi Rabuffi (Pc in Comune) che aveva chiesto lo stato di salute della struttura, che ha gli stessi anni del Ponte Morandi di Genova. In Consiglio comunale si parla anche di "femminicidio" e maltrattamenti negli asili

Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova del 14 agosto, un po’ tutti i comuni italiani si sono guardati in casa propria. Il consigliere di Marco Tassi-2“Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi ha presentato una interrogazione per chiedere lo stato di salute del viadotto autostradale di Piacenza dell’A21 vicino al fiume Po. L’infrastruttura dell'autostrada Piacenza-Torino ha gli stessi anni del Ponte Morandi. Rabuffi ha perciò interrogato la Giunta sulle condizioni, sui possibili rischi e problemi e sul livello del carico di traffico, che potrebbe essere aumentato proprio in seguito al crollo del Ponte Morandi, cruciale per gli spostamenti della merce nel Nord Italia. «Dalle prime misurazioni riscontrate in seguito al crollo del Ponte Morandi – ha risposto il neo assessore ai lavori pubblici Marco Tassi - non si è verificato un particolare aumento di traffico pesante su questa arteria. Il concessionario autostradale "Satap-Gavio" non ha sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Vigila però sulle condizioni statiche-strutturali: il viadotto è diverso da quello di Genova ed è ha subito interventi nel 2010 e nel 2013 con rinforzi dei guard-rail. L’attività di vigilanza è continua e sistematica durante l’anno, non sono state rilevate criticità. Ricordo, ovviamente, che il controllo e la manutenzione del viadotto in questione non è di competenza del Comune di Piacenza, ma capiamo l'esigenza di chiedere verifiche su strutture del genere».

viadotto a21 Piacenza-Torino-2 viadotto a21 Piacenza Torino-4

RABUFFI E DAGNINO DIFENDONO ROSANNA DE SIMONE

Luigi Rabuffi (Pc in Comune) e Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle) hanno portato in aula consiliare uno dei casi di cronaca più delicati della recente storia piacentina: il caso dei maltrattamenti all’asilo Farnesiana. «La lavoratrice che ha denunciato i maltrattamenti nei confronti dei bimbi dell’asilo, Rosanna De Simone, prima è stata trasferita dalla sua cooperativa Coopselios lontana da Piacenza, poi è stata licenziata. Inizialmente è stata penalizzata perché, non possedendo né l’auto né la patente, le è stato chiesto di lavorare a Pontedellolio. Poi è stata licenziata. Crediamo nel lavoro dei magistrati e nella giustizia, però segnalazioni come quella di De Simone, sono importanti per salvare vite di persone indifese come i bambini. Non si può demansionare e licenziare chi ha segnalato comportamenti illeciti sul posto di lavoro». L’assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati ha promesso solo il suo impegno per richiedere alle società private del Comune di implementare le procedure per eventuali segnalazioni e accertamenti in caso di problemi e reati.

Il Pd si è detto stupito dal documento presentato da 5 Stelle e Piacenza in Comune. «Sono meravigliata da questa mozione – è il commento di Giorgia Buscarini (Pd) -, perché prende per buona la segnalazione della lavoratrice a mezzo stampa (la donna è stata protagonista di un servizio de Le Iene, ndr) - non si è ascoltata la versione della cooperativa. C’è qualcuno più competente a parlare ed è la magistratura. È una mozione che strumentalizza fatti di cronaca per fare polemica politica. La premessa di questa mozione mi fa arrabbiare. È troppo comodo, si vuole fare una battaglia politica su un maltrattamento di bambini». D’accordo con Buscarini anche Gloria Zanardi (Gruppo Misto). «Si vuole strumentalizzare una vicenda giudiziaria. Non sappiamo la verità, sono presunti maltrattamenti. Se poi le maestre vengono assolte?».

Dagnino ha difeso la mozione. «Tutte le misure – ha detto il grillino - che si possono prendere a favore delle utenze deboli sono utili». «Tante persone vorrebbero denunciare reati sul posto di lavoro e devono essere aiutate», ha aggiunto Rabuffi. «È sbagliato il concetto – ha replicato ancora Buscarini – della mozione. Non ci deve essere proprio paura da parte soprattutto dei dipendenti pubblici nel denunciare i casi. Chi lavora nel pubblico ha dei doveri». La votazione ha mischiato un po’ le carte. La mozione è passata con i voti di gran parte della maggioranza (e dei proponenti Dagnino e Rabuffi). Però si sono astenuti il sindaco Patrizia Barbieri, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Caruso. E neanche il collega di Dagnino, Andrea Pugni, ha votato a favore, così come si è astenuto Gianluca Bariola di “Con Rizzi la Pc del futuro”. Non hanno partecipato “Liberi”, Roberto Colla (Piacenza Oltre). Contro tutto il Partito Democratico.

PIROLI (PD) CHIEDE AL COMUNE DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE

Giulia Piroli (Pd) ha chiesto alla Giunta Barbieri di far costituire il Comune di Piacenza come parte civile nei confronti dell’omicida Xhevdet Mehmeti, che ha ucciso la moglie Elca Tereziu nel maggio scorso nell’abitazione di viale Dante. La donna subiva violenze e maltrattamenti da tempo. Il fatto di cronaca ha scosso la città e mobilitato le volontarie del Telefono Rosa, molto colpite da quanto successo nel silenzio. «Questo femminicidio – ha detto Piroli - ha recato offesa a Piacenza. È stato messo a repentaglio il clima di sicurezza, in altre città i comuni si sono costituiti parte civile in casi analoghi». «Non per tutti i reati il Comune si costituisce parte civile – ha risposto il vicesindaco Elena Baio -, ci vuole un danno diretto. Non è un atto dovuto, ma discrezionale. È un reato privato, effettivamente gran parte della giurisprudenza da poco tempo ammette la costituzione di parte civile in casi simili. Non c’è ancora la richiesta di rinvio a giudizio, quando ci sarà, valuteremo la questione. Siamo stati tempestivi invece nell’aiutare i due figli della donna: il sindaco ha chiesto alla Fondazione emiliano-romagnola delle vittime dei reati di aiutare la famiglia. È stato erogato un contributo economico per far studiare i due figli della donna, di 20 e 18 anni. I nostri uffici seguono la famiglia. La casa è sotto sequestro, i figli sono ospitati da un cugino, il minorenne è diventato maggiorenne ma è comunque assistito dai servizi sociali».

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