Telefono Rosa: «La nostra associazione ha rischiato di scomparire»

I vertici dell'associazione ascoltati in commissione 3 per spiegare i rapporti difficili con il Comune di Piacenza. La presidente Scardi: «In passato mancanza di dialogo con la Giunta Dosi, ora ci vuole una nuova convenzione»

Il presidente di Telefono Rosa Donatella Scardi

Rapporti difficili che si erano deteriorati tra Comune – o meglio, l’Amministrazione Dosi – e l’associazione del Telefono Rosa che si occupa di contrastare la violenza di genere. Una mancanza di dialogo tra l’ex assessore Stefano Cugini e i vertici dell’associazione che, secondo la presidente Donatella Scardi, «avrebbero portato quasi alla scomparsa del Telefono Rosa». In commissione 3 i consiglieri comunali hanno ascoltato le parole di Scardi, che ha raccontato le problematiche sorte con il Comune. «Abbiamo vissuto un percorso difficile dal 2015, per un’associazione come la nostra che ha iniziato la sua attività nel 1994 e oggi ha la responsabilità di 17 donne e 14 bambini in una casa protetta e segreta».

Ci sono stati problemi con i finanziamenti e con la loro destinazione. Nel 2015 il centro antiviolenza ha ricevuto 109mila euro, quando ancora c’era la convenzione con il Comune. Nel 2016 per il Telefono Rosa non sono stati previsti fondi nazionali. Invece che 83mila euro, ne sono arrivati molti meno e l’associazione si è trovata in difficoltà. Nel 2017 mancano all’appello altri 11mila euro. Il problema si ripeterà nel 2018: servono almeno 87mila euro per l’attività di dodici mesi e al momento si può contare solo su 52mila euro. «C’è molta confusione – ha detto l’avvocato Scardi -, però ho documenti contabili alla mano dei fondi e mail dei rapporti avuti con la precedente Amministrazione.  Ho sentito balletti di cifre vergognosi dati negli ultimi mesi, cifre incredibili mai ricevute da noi. Gli ex assessori – oggi consiglieri Pd in minoranza - Giulia Piroli e Stefano Cugini hanno parlato di impegni “decuplicati” a favore del Telefono Rosa.  Patrizia Calza, presidente della Conferenza socio-sanitaria dice che percepiamo 12mila euro al mese per le nostre attività. Non è vero».  

Il 31 dicembre 2015 è scaduta la convenzione con il Comune di Piacenza e non è mai più stata rinnovata. Secondo Scardi, l’assessore ai servizi sociali di allora Stefano Cugini si rifiutava di incontrare i vertici dell’associazione. Negli ultimi tempi i rapporti con la precedente si erano deteriorati. «Sindaco e assessore non ci hanno incontrato, dopo 21 anni di volontariato. È calato il gelo, Cugini voleva “farci fuori” e creare un nuovo centro antiviolenza. Abbiamo fatto fatica ad andare avanti senza una convenzione e fondi a disposizione. Il Comune ha sempre detto e pensato che il Telefono Rosa gestisce il centro antiviolenza.  Non è  vero, “noi” siamo il centro antiviolenza». Così, con la convenzione scaduta e il passaggio di funzioni ad Asp, tutte le risorse per il contrasto alle violenze di genere sono finite ad Asp e non al Telefono Rosa, rimasto all’asciutto di fondi. «Non voglio che i cittadini – ha spiegato Anna Gallazzi, vicepresidente del Telefono Rosa – pensino che abbiamo preso tutti quei soldi che dicono. A marzo 2016 non arrivavano più i soldi dal Comune, ci ha sostenuto Asp, abbiamo dovuto fare un fido e ci siamo aiutati da soli con donazioni private». 

«Ringrazio Asp – ha proseguito Scardi - il suo amministratore Marco Perini e la direttrice Cristiana Bocchi,  che ci hanno aiutato.  Dal Comune zero interlocutori. Piroli si è sempre impegnata su questo tema, evidentemente non è stata informata bene dai suoi colleghi. Speriamo che questa Amministrazione cambi completamente atteggiamento».

Asp, vista la situazione, non ha chiesto più affitti per la casa rifugio. «Asp – ha spiegato l’amministratore Perini - non è stato un filtro tra Comune e Telefono Rosa. L’assessore Cugini semplicemente credeva molto in noi, nel nostro ruolo e nelle nostre competenze». Ha preso la parola anche il dirigente del Comune Luigi Squeri.  «Asp non è in competizione con altre realtà associative.  In questo caso il Comune ha conferito alcune funzioni ad Asp di gestione nell'ambito dei servizi sociali, tra cui la “violenza di genere”. Nel 2017 le risorse da Asp date al Telefono Rosa sono 64mila euro e diventeranno 87mila. Questa gestione per essere autonoma ne ha bisogno circa 100mila.  Ora su input dell'assessore Sgorbati stiamo lavorando con Fiorenzuola e Castelsangiovanni per un protocollo provinciale, potranno darci una mano con le risorse visto che il centro risponde non solo alla città, ma a tutto il territorio provinciale.  Le risorse nazionali sul tema antiviolenza vivono di gettiti improvvisi e poi più nulla per diversi mesi, fino al successivo finanziamento».

I COMMENTI DEI CONSIGLIERI

«Sono finiti nel pantano, nel limbo – ha esordito il presidente della commissione Carlo Segalini (Lega Nord) -. Qua non facciamo processi, dobbiamo solo cercare di capire come uscirne». «Il vulnus è quando la Giunta nel 2015 – ha dichiarato Massimo Trespidi (Liberi) - conferisce la funzione ad Asp: è stata una delibera che ha creato confusione. Era una delibera “politica”, si sceglieva Asp come interlocutore del Comune con Telefono Rosa, venendo meno alla possibilità di interagire direttamente. Si tratta di demolire quella delibera voluta da Dosi. Comunque il centro antiviolenza non è del Comune di Piacenza e Telefono Rosa l’ha sempre portato avanti». «Perché si è voluta fare quella delibera – ha chiesto Davide Garilli (Lega Nord) - e aumentare i passaggi di denaro da un ente all'altro?». «Ha ragione Segalini – è il parere di Giulia Piroli (Pd), che ha sostituito in commissione 3 Cugini, assente per motivi familiari -  non è la sede per fare un processo. La situazione è delicata. In questi anni si è arrivati a 17 posti rispetto ai 5 iniziali. Però il Telefono Rosa sembra oggi uno strumento per attaccare Asp. Questa ha lavorato bene, la scelta di affidare a loro questa funzione era per premiare le loro competenze. Ripartiamo da zero con le scelte della nuova amministrazione, si prosegua». Segalini ha risposto a Piroli, per l’Amministrazione Asp sta lavorando bene e non la si vuole criticare. «Noi abbiamo già espresso il nostro apprezzamento per il lavoro di Perini e Bocchi ad Asp». «Le cose sbagliate del passato – ha detto Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) vanno sistemate. Questa è l'occasione». «Se il problema – ha rilevato Sergio Dagnino (5 Stelle) - era il rapporto con la vecchia giunta, quello è superato perché ora c'è una nuova amministrazione». «Non riesco a capire come un’eccellenza del genere sia stata declassata» - ha commentato Francesco Rabboni (Forza Italia). «Sto vedendo di che pasta è fatto Cugini – ha spiegato Michele Giardino (Forza Italia) - giorno dopo giorno, qua dentro. Però perché i tecnici del comune non hanno suggerito all'ex assessore come agire, evitando al Comune queste figuracce?».

«Abbiamo avuto buoni rapporti – ha concluso il presidente Scardi - con tutti gli assessori, tranne Cugini. Il Telefono Rosa è nato quando c’era assessore Roberto Reggi, per fare un esempio. Cugini non ci ha mai voluto conoscere bene. Il Telefono Rosa ha rischiato di morire per questi rapporti negli ultimi anni». Così, l’associazione chiede all’Amministrazione Barbieri di elaborare una nuova convenzione perché vogliamo continuare a impegnarci per le donne».

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