Terrepadane, il sindaco: «Nessuno ci ha chiesto di aumentare l’area commerciale»

Incalzata da Piroli (Pd), Dagnino (5 Stelle) e Rabuffi (Pc in Comune) il sindaco fa il punto della situazione sul progetto Terrepadane nell'area dell'ex Consorzio Agrario, slittato al 2020: «Anche a livello nazionale ci sono problemi con il Bando Periferie»

L'ex consorzio Agrario

Terrepadane prende tempo, il progetto si sposta più in là nel tempo (nel 2020) e le opposizioni si fanno sentire. La richiesta di integrazioni da parte della società proprietaria dei 130mila metri quadrati tra l’asse di via Colombo e la ferrovia – l’area in degrado dell’ex Consorzio Agrario di Piacenza – costringe l’Amministrazione ad aspettare ancora. Il progetto – contenuto all’interno del Bando Periferie da 8 milioni di contributi statali,  a cui si aggiunge un milione e 500mila del privato - non ha ricevuto ancora l’ok definitivo della società, per approdare in Consiglio comunale. «La traslazione al 2020 – ha detto in Consiglio Giulia Piroli (Pd) - significa avere un ritardo di tutte le pratiche del Bando Periferie. Il rinvio di Terrepadane rischia di far rinviare anche il Pug. Questo è un atto fondamentale, non vediamo l’ora di discutere dell’ex Consorzio Agrario in aula, c’è in gioco il futuro della città». «Il Cda di Terrepadane – ha preso la parola il pentastellato Sergio Dagnino - ha cambiato le carte in tavola all’ultimo momento. Fa specie che una parte della vostra maggioranza, stando ai “si dice”, stia lavorando a questa pratica e alle trattative con Terrepadane da oltre un anno. Patrizia Barbieri 3-2-2Anzi, molti di questa maggioranza si vantano di aver modificato il progetto originario dell’assessore Bisotti. È un anno che ci state lavorando e al dicembre 2019 dobbiamo ancora rimandare il progetto. Speriamo che questo ennesimo rimando non costringa a perdere troppi mesi. E che le richieste di Terrepadane non siano “richieste che non ci piacciono”».

Ancora più polemico ed esplicito Luigi Rabuffi di Piacenza in Comune. «Sarebbe interessante conoscere l’integrazione chiesta da Terrepadane al Comune, e vedere come risponderà. C’è chi scommette che dietro questo “pit stop” ci sia la richiesta di ulteriore spazio commerciale da parte della società. Forse non ritengono più quei mq sufficienti…Se il sindaco ci facesse sapere qualcosa in più in Consiglio comunale…».

La replica del primo cittadino non è mancata. «Rabuffi – ha detto il sindaco Patrizia Barbieri - dice delle cose non giuste. Non è vero che Terrepadane ci abbia chiesto più spazio commerciale nel comparto, sono leggende metropolitane. Non se ne può più di questo discorso». «Il Bando Periferie - ha proseguito - è stato costruito come una sorta di scatole cinesi. La parte privata contribuisce in una certa maniera a patto che la parte pubblica faccia il suo. Chiediamoci anche cosa stia succedendo sul Bando Periferie a Roma, a livello centrale, ci sono ritardi e problemi anche lì. Erano state composte delle commissioni che avrebbero dovuto valutare i progetti: con la caduta del Governo queste sono sparite e per il momento sulla questione nessuno si sta esprimendo».

La riflessione di Dagnino sulle “trattative” estenuanti che andrebbero avanti da oltre un anno non è piaciuta al sindaco. «Se Dagnino sa di trattative di componenti della maggioranza (ad eccezione del sindaco e dall’assessore all’urbanistica Erika Opizzi, nda) lo dica che se poi fosse vero costui lo mandiamo subito fuori da questo consesso. Di trattative non ne voglio sentir parlare, in passato abbiamo fatto concertazioni, solo per l’interesse pubblico». Barbieri ha inoltre precisato che se la società privata non intendesse più proseguire nel percorso del Bando Periferie, il milione e 500mila euro di contributo lo dovrebbe aggiungere lo stesso Comune.

Sulla vicenda Terrepadane si è espresso anche Massimo Trespidi di Liberi. «Il sindaco – ha provocato - nega trattative sul progetto? Su questa questione è proprio saltata la poltrona dell’assessore Massimo Polledri e Fratelli d’Italia ha lamentato che le trattative avvengono nelle sedi di un partito, la Lega».

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