Anpi: «Traditi i valori antifascisti di Piacenza»

In Consiglio comunale passa con 21 voti la risoluzione di Fratelli d’Italia che chiede di non concludere l’iter di approvazione della legge “Fiano” sull’apologia del fascismo. Lungo dibattito in aula, sette i voti contrari. Lo sdegno dell’Anpi di Piacenza

lo striscione apparso sul Facsal qualche tempo fa

Il Consiglio comunale di Piacenza invita il Parlamento a non concludere l’iter di approvazione della proposta di legge “Fiano” (dal nome del deputato del Pd che l'ha avanzata) perché «vi sono nell’ordinamento italiano norme già utili ai fini della stessa e perché la proposta pare lesiva della libertà di pensiero e di espressione garantita dalla Costituzione Italiana». È passata con 21 voti favorevoli la risoluzione presentata da Fratelli d’Italia in Consiglio. Un chiaro messaggio politico e simbolico: la legge Fiano contro l’apologia del fascismo – attualmente bloccata, mentre a fine anno verranno sciolte le Camere – non deve diventare realtà. A presentare la risoluzione è stato Tommaso Foti. Il Consiglio comunale, durante il dibattito, è stato disturbato più volte dalle interruzioni di Alberto Spagnoli in arte “Esse”, richiamato all’ordine ed espulso dall’aula in un paio di circostanze. «Un conto sono le idee – ha giustificato il provvedimento Foti - un conto le esaltazioni delle idee. In Italia abbiamo già introdotto tutti gli anticorpi possibili. Per questo chiediamo di lasciar cadere la proposta di legge Fiano».

La risoluzione di Fratelli d’Italia ha alimentato un lungo dibattito in aula. «Se noi oggi siamo qua – ha detto Giulia Piroli del Pd - ad esprimere le nostre idee è grazia alla lotta di Resistenza che c’è stata prima della Liberazione. Questa legge parte del presupposto che sono sì già presenti le leggi Scelba e Mancino, ma per troppi anni abbiamo attribuito questi gesti come il saluto romano o l’esposizione di bandiere naziste, perché non “riconducibili alla ricostituzione del partito fascista". Non è folklore, è violenza. Basta vedere quei tre ragazzi piacentini che sono andati a Como».

«Siamo nel 2017 – ha osservato Davide Garilli (Lega Nord) - si stanno facendo battaglie sui cadaveri, comunismo e fascismo sono ideologie anacronistiche, non esistono più, fanno parte della Storia. Quando c’è solo propaganda in queste azioni, è consentito dalla Costituzione, c’è libertà di pensiero e libertà di manifestarlo. La legge Fiano impedisce la diffusione di un’idea. E poi vietare un’idea è proprio il modo per renderla più affascinante».  «Tante leggi – ha detto Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) - rimangono inapplicate. L’affossamento della legge Fiano è frutto dell’incapacità del Parlamento di attuarla in tempi utili. L'onorevole Fiano ha molte ragioni: c’è un clima di intolleranza nel nostro Paese che sta mettendo gli uni contro gli altri. I cippi partigiani sparsi nel Piacentino ci ricordano le gesta eroiche che ci hanno liberato».  Ha preferito l’astensione Michele Giardino (Forza Italia). «Ci si potrebbe occupare d’altro – ha spiegato - in questo Consiglio. In Forza Italia ci sono sensibilità diverse. Comunque l’iter parlamentare lascerà morire questo provvedimento. La politica deve condannare e impedire episodi come quelli di Como, e anche altri. Io mi astengo e lo farò su tutte le tematiche che non riguardano questo Consiglio direttamente».

Il Movimento 5 Stelle sul tema si è diviso. «Nei 5 Stelle – ha preso la parola Sergio Dagnino - abbiamo dentro diverse anime, di destra e di sinistra. Ci affrontiamo a discutere tante volte su queste cose, ma cerchiamo di dialogare. Io provo avversione per soprusi e intolleranze, anche verbali. Negare la libertà è una forma di non rispetto, vale per i totalitarismi rossi e per quelli neri. Noi in Italia ne abbiamo assaggiato solo uno di totalitarismo, ben preciso. Siamo in Italia e se oggi siamo qua a discutere è per il sacrificio di tante brave persone. Vedere allo stadio magliette contro Anna Frank o saluti romani mi fa male, non sono foklore neanche gli accendini con Mussolini». Il collega di banco ha invece votato a favore. «Gli estremismi – ha commentato Andrea Pugni (5 Stelle) - sono tutti deprecabili, sia a destra che a sinistra».

«Io in 43 anni di politica – ha rilevato Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - non ho mai fatto violenza a nessuno né apologia, in una città molto politicizzata negli anni ’70. Sono stato aggredito tante volte e mai aggressore, e non ho mai preso una denuncia. Chi siede in questi banchi non ha mai preso i voti dagli estremisti. E comunque - rivolgendosi a Giardino - parlare di libertà non è una perdita di tempo per il Consiglio». «Quelli di Como – ha aggiunto il collega di partito Filippo Bertolini - sono un gruppo di imbecilli che va combattuto. Ma la legge Fiano è stata fatta per motivi opportunistici. Serve per fare propaganda a favore di un Governo che non è mai stato eletto e ha fallito in tante cose. Il Governo ha perso consenso e allora tira fuori la bandierina dell’antifascismo. Mi dispiace che il Pd tiene viva ancora l’idea che uno di destra sia un "picchiatore". Hanno questa immagine di noi».

“Liberi” ha votato a favore della mozione. «Nel merito – ha dichiarato il capogruppo Massimo Trespidi - condividiamo il contenuto della mozione. Nessuno sentiva il bisogno della legge voluta da Fiano: sia la legge Scelba che la Mancino erano esaustive». Trespidi ha preso le distanze da un «certo antifascismo che fa del retaggio ideologico», «dimenticando quanto successo per mano dei comunisti in Ungheria o anche solo a Porzus».  «La legge ha un significato importante – è invece il parere di Paolo Rizzi (Piacenza Più) - perché ci ricorda i valori fondamentali della democrazia. L’antifascismo è tra questi. Purtroppo tanti giovani negano la Shoah, lo sterminio degli ebrei». «Siamo contro – ha infine commentato Giorgia Buscarini (Pd) - ogni forma di violenza, estremismo, dittatura. La legge Fiano ha un valore importante». Solo sette i voti contrari: Pd, Piacenza Più, Piacenza in Comune e Dagnino, mentre i favorevoli sono risultati 21 (la maggioranza compatta con Fi, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Liberali a cui si sono aggiunti “Liberi” e Andrea Pugni). Come detto, Giardino (Forza Italia) si è astenuto.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE PROVINCIALE ANPI STEFANO PRONTI

«Sabato scorso è venuto alla luce che del gruppo di skinheads (teste rasate) che a Como nella serata di martedì 28 novembre hanno compiuto un grave atto di intimidazione contro un’assemblea di cittadini aderenti all’associazione “Como senza frontiere”, interrompendone la riunione per leggere un loro delirante proclama, facevano parte anche tre esponenti neofascisti piacentini, tutti con precedenti penali, fra cui il 29enne Manuel Foletti già condannato in via definitiva ad oltre sei anni di carcere per tentato omicidio e lesioni gravi nei confronti di due giovani piacentini. Il fatto evidenzia fra l’altro che a Piacenza vi sono delle persone che non solo si richiamano alla ideologia fascista ma che praticano la violenza connaturata a tale ideologia nelle stesse forme delle squadracce fasciste di un tempo, spostandosi da una zona all’altra per mettere a segno le loro azioni aggressive. Una tale realtà richiede dunque fra i cittadini di Piacenza e fra chi ha il compito di rappresentarli e tutelarli nel governo della città - sindaco, assessori, consiglieri comunali - una adeguata consapevolezza e reazione democratica, rivolte a far venire pienamente alla luce l’allarmante fenomeno, a denunciarlo ed isolarlo, e ad impedire nuove manifestazioni d’intimidazione e di violenza anche tramite una più efficace applicazione, da parte degli organi di polizia e della magistratura, delle norme, previste dalla stessa Costituzione italiana, contro ogni forma di risorgenza del fascismo.

Invece proprio ieri i consiglieri comunali della maggioranza formata da Forza Italia,  Fratelli d’Italia e Lega Nord, con l'appoggio di Liberi e Pugni di 5 Stelle, hanno  approvato una risoluzione con la quale si chiede al Parlamento italiano di non approvare il progetto di legge n. 2900 in discussione rivolto  a definire meglio le forme di tale reato di apologia di fascismo verso  la ricorrente impunità delle manifestazione di apologia del fascismo. Dunque i suddetti consiglieri e le suddette forze politiche piacentine, coloro che oggi detengono l’amministrazione pubblica della nostra città, non appaiono per nulla preoccupati delle azioni di soggetti come i tre violenti skinheads piacentini ma si preoccupano invece che una nuova legge approvata dal parlamento possa lederne “la libertà di pensiero e di manifestazione”.

Può non sorprendere tale atteggiamento negli esponenti di Fratelli d’Italia, quale l’ex parlamentare Foti, nel momento in cui il loro partito riprende come simbolo la vecchia fiamma del fascista Almirante, ed anche negli esponenti della Lega Nord, che vanno ricorrendo l’adesione ed il voto alle prossime elezioni anche di esponenti che esaltano apertamente l’ideologia fascista. Sorprende che questa posizione sia condivisa anche da Liberi e da una parte di 5 Stelle e  preoccupa questo tradimento dei valori antifascisti della nostra città, che ha meritato la Medaglia d’Oro al Valore Militare per  il grande contributo  dato alla lotta di Liberazione dal nazi-fascismo, a pochi giorni dall'adesione del Comune di Piacenza alla manifestazione pubblica del 28 ottobre scorso  richiamante i disastri del fascismo, a partire dalla marcia su Roma.

La presidenza provinciale dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, fa dunque appello a tutti i democratici piacentini, a tutti quelli che si riconoscono nei valori antifascisti, a tutti coloro che vogliono mantenere la vita e la lotta politica sul terreno del confronto e della competizione democratica, ad unirsi all’ANPI per dare più forza al suo impegno e alla sue iniziative in questa fase per tanti aspetti delicata e difficile della vita sociale e della vita democratica dell’Italia.

La proposta di legge Fiano aggiorna e precisa le forme attuali, anche telematiche, di manifestazione dell'apologia di fascismo bandita dalla Costituzione, che la Legge Scelba n. n. 645/1952 e la  legge Mancino n. 205/1993 non esprimono in una precisa casistica di comportamento e di comunicazione telematica. Infatti essa consiste in un solo articolo: «Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

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