Trasformare la Ricci Oddi in una fondazione, passa la proposta di Giardino

Il consigliere del Misto: «Aggiorniamo lo status giuridico della Ricci Oddi, poi valutiamo se unirla alla Fondazione Teatri»

Trasformare la Galleria Ricci Oddi in una fondazione e poi, qualora ci fossero le possibilità, unirla alla Fondazione Teatri di Piacenza, al fine di avviare la creazione di un soggetto unico che gestisca e promuova - con approccio manageriale - le principali offerte culturali della città. Michele Giardino, consigliere del Gruppo Misto, si è visto approvare una mozione (poi emendata) che suggerisce alla Giunta di agire in questa direzione per provare a mettere fine a una crisi conclamata che vive da tempo la galleria d’arte moderna privata di via San Siro. Durante il dibattito in Consiglio comunale del 22 luglio, in molti hanno evidenziato la necessità non più prorogabile di attualizzare il suo status giuridico e l’esigenza di reperire ulteriori contributi, che si limitano allo stanziamento annuale del Comune di Piacenza. La proposta di Giardino è passata con 17 voti a favore e 14 contrari (l’opposizione più Nelio Pavesi e Marco Montanari della Lega, Mauro Saccardi del Gruppo Misto, Antonio Levoni e Gian Paolo Ultori dei Liberali). Va detto che da molti anni si discute dello status della galleria: non sarà facile la trasformazione in fondazione. Ma Giardino ha provato a scuotere il centrodestra su questa questione.Michele Giardino-2

Voto favorevole anche all’emendamento, presentato sempre da Giardino, per sondare la possibilità di una successiva fusione con la Fondazione Teatri, che si occupa della gestione del Municipale di Piacenza.

La richiesta è quindi quella di creare un unico polo culturale per l’offerta piacentina, unendo la Fondazione Teatri con la Galleria d’arte moderna “Ricci Oddi”. «La galleria – ha rilevato il rappresentato del Gruppo Misto – è un “piccolo forziere affondato in un abisso”. Se chiedessimo a cento piacentini dove si trova e cosa espone, pochi risponderebbero correttamente. Nel 2017 ha registrato solo 21mila euro di incassi dai biglietti venduti. Nel 2018 l’introito è calato a 20.500 euro. È un fallimento culturale e gestionale: non stiamo rispettando l’obiettivo del legame tra Comune e Galleria. La colpa è di tutti i Cda passati nel corso degli ultimi anni. Nessuno in vent’anni ha fatto diventare la galleria un’associazione o una fondazione. Il Comune è l’unico a pagare e nel Cda, di sette membri, il nostro ente ha solo due rappresentanti. Ci saremmo potuti comprare cinque Ricci Oddi e le opere che c’erano dentro con tutti i soldi che il Comune ha dato in cento anni». Da qui la possibilità di legarla a un’altra realtà. «Giusto fonderla con una realtà che sta facendo bene come la Fondazione Teatri».

I COMMENTI IN AULA

«La Ricci Oddi è un ente di natura privatistica – ha commentato l’assessore alla cultura Jonathan Papamarenghi - da 90 anni. Si può migliorare la galleria non solo con gli interventi sulla struttura, ma anche nelle dinamiche dell’offerta culturale. Il Comune è sì l’unico che versa soldi, ma non ha la forza di orientare le scelte dell’ente. Sono favorevole a qualsiasi iniziativa che può rendere più agevole la gestione della sua attività, che però rimane privata». «Manca da sempre un direttore – ha aggiunto Antonio Levoni (Liberali) - pagato per le capacità che ha. Non facciamo minestroni con la Fondazione Teatri. Preferirei che entrasse una banca nel Cda, che una Fondazione Teatri Levoni. Serve un professionista alla direzione della Galleria, non può gestirla un impiegato. E servono sponsor e risorse fuori dal Comune. Votiamo contro come Liberali perché non riteniamo giusto che entri una Fondazione al suo interno».

«Numeri impietosi quelli della Galleria – è il parere di Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle) - mentre la Fondazione Teatri raccoglie elogi e soldi in più dal Ministero della Cultura. Il problema è la valorizzazione: gli enti rappresentanti nel Cda non si parlano tra loro ma si rispondono a distanza con comunicati. Servono idee».

«La Ricci Oddi non rinuncerà mai alla sua autonomia – ha preso la parola il leghista Nelio Pavesi - nei confronti della Fondazione Teatri. «Un rilancio può iniziare – ha osservato Massimo Trespidi (Liberi) - quando ci doteremo dell’impianto di climatizzazione. Così come ci sono le condizioni per scegliere un nuovo direttore. Non vedo però la possibilità di fusione, sono due realtà diverse che non si possono mettere insieme. Capisco le intenzioni, ma questa non è la strada giusta». «Il tema è lo statuto – è l’intervento di Giulia Piroli (Pd) - che vincola troppo la Galleria e il Comune, mentre la Fondazione Teatri si sta impegnando per migliorare le cose». «Un adeguamento dello statuto – ha detto Filippo Bertolini (Fratelli d’Italia) - in termini pratici, è necessario. Trasformarla in una fondazione, cambiando la natura, le darebbe più strumenti di azione. E sollevare un po’ la questione nel Cda, farebbe bene proprio allo stesso Consiglio d’Amministrazione, in vista di una possibile collaborazione futura con la Fondazione Teatri. L’importante è non mantenere questo immobilismo che dura da anni».

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