«Tumore al seno, test genomici per evitare la chemioterapia alle donne che non ne hanno bisogno»

In Regione voto unanime bipartisan a due risoluzioni presentate da Tarasconi (Pd) e Tagliaferri (Fd’I)

La lotta al tumore al seno non ha colore politico e la Regione Emilia-Romagna ne è un esempio concreto. Nella seduta di oggi dell’Assemblea legislativa a Bologna sono state approvate all'unanimità due risoluzioni, una a firma della consigliera del Pd Katia Tarasconi e una a firma del consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che impegnano le Giunta regionale a dare una svolta decisiva nella cura a questo tipo di tumore introducendo i cosiddetti “test genomici” in grado di personalizzare le terapie evitando cure invasive a quelle donne che non ne hanno reale necessità. 

Nei loro interventi in aula, entrambi i consiglieri hanno sottolineato come i più recenti studi e le principali società scientifiche nazionali e internazionali siano ormai concordi nel ritenere di fondamentale importanza l’opportunità offerta dai test genomici in grado di indirizzare alla chemioterapia solo le pazienti che ne possano trarre un reale vantaggio, garantendo il diritto a cure efficaci e al contempo una qualità di vita non condizionata da terapie che non sarebbero effettivamente utili ma, al contrario, invalidanti per le donne in questione e inutilmente costose per il sistema sanitario. 

«Già nel 2011 - ha detto in aula la consigliera Tarasconi (Pd) - la Regione Emilia-Romagna aveva valutato specifici test ma a quel tempo le evidenze erano molto scarse. Oggi invece i dati consentono di stimare una riduzione del 50% dell’indicazione alla chemioterapia nelle pazienti a rischio intermedio o incerto». 

«Il test genomico - ha sottolineato il consigliere Tagliaferri (Fd’I) - può potenzialmente rivoluzionare sia l’approccio terapeutico sia la scelta della paziente, garantendo la certezza di una cura “su misura” in relazione all’attività biologica del tumore. In altre parole, consente al medico di poter selezionare la candidata alla quale è necessaria la somministrazione di chemioterapia modificando il piano terapeutico ed evitando, al contempo, la somministrazione di chemioterapia a persone che invece non ne hanno bisogno». 

Una rivoluzione vera e propria a vantaggio delle donne che si trovano ad affrontare questo tipo di percorso terapeutico, e sono tantissime; basti pensare che in Italia una donna su otto è colpita da tumore al seno. Parliamo di 800mila donne, ovvero il 44% di tutte coloro a cui è stato diagnosticato un tumore. Siamo di fronte, dunque, alla forma di neoplasia più frequente nella popolazione femminile. Ne esistono di diverse forme e per ognuna sono necessari approcci diagnostico-terapeutici differenti. 

In quest’ottica la personalizzazione delle cure e dunque i test genomici sono il futuro, rappresentano la svolta. Ne sono convinti i firmatari delle due risoluzioni presentate oggi in Assemblea regionale e tutti coloro che le hanno votate in modo bipartisan. Una rivoluzione a vantaggio delle donne, dunque, ma anche a vantaggio di tutto il sistema sanitario: «Il test genomico - ha spiegato Tagliaferri (Fd’I) si è dimostrato conveniente anche da un punto di vista economico con un significativo risparmio ottenibile grazie al minor ricorso alla chemioterapia che costa circa seimila/settemila euro a paziente, producendo conseguentemente un corposo risparmio da parte delle aziende ospedaliere nell’erogare questo test il cui costo ammonta invece a circa tremila euro». 

Ma c’è anche un altro vantaggio ed è legato al periodo attuale segnato dalla pandemia da coronavirus: «La chemioterapia - ha detto Tarasconi (Pd) induce immunosoppressione, esponendo ulteriormente le donne al rischio di infezione da Covid-19. Evitare un ciclo di chemioterapia non necessario significa perciò anche contribuire a contenere la diffusione dell’epidemia e a contenerne l’impatto». 

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Ad oggi l’utilizzo dei test genomici non è uniforme in Italia. Solo in due regioni è garantita la rimborsabilità: in Lombardia dal 2019 e in Toscana dal luglio di quest’anno. Viene rimborsato invece in molti Paesi esteri come Inghilterra, Germania, Svizzera, Irlanda, Grecia e Spagna. Entrambi i consiglieri, dunque, ritengono fondamentale andare in questa direzione e hanno impegnato la Giunta a valutare l’impiego dei test genomici chiedendo di valutarne l’inserimento nel Nomenclatore tariffario regionale in modo da renderli dunque fruibili a tutte le pazienti emiliano-romagnole idonee ed entrambi sottolineano inoltre la necessità di includere i test nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) facendo una richiesta specifica alla Commissione nazionale. 

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