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Turismo, passo in avanti verso l'Area Vasta. Tagliaferri (Fd'I): «Provincia sodomizzata»

L'Amministrazione Rolleri crede nel progetto di un'Area Vasta turistica con Parma e Reggio Emilia. Perrucci: «Non siamo succubi di nessuno, potrebbero anche nascere nuovi posti di lavoro». Il centrodestra attacca con Lunni (Fi): «Svenduto il Piacentino a chi è più forte di noi». Bursi (Fd'I): «Non tutelate le peculiarità del nostro territorio». E Tagliaferri rincara la dose

Piacenza farà parte di “Emilia”, l’Area Vasta sul Turismo che comprenderà Parma e Reggio Emilia. Se l’Area Vasta politica è stata messa nel cassetto, quella turistica sarà realtà. Il consiglio provinciale, dopo un lungo dibattito, si è pronunciato favorevolmente: la maggioranza sposa in pieno la proposta, mentre il centrodestra ha criticato duramente la nuova realtà esprimendo parere contrario. «Concentrando tutte le risorse in un unico soggetto – ha osservato il presidente Francesco Rolleri promuovendo l’Area Vasta - si pensa di valorizzare meglio il territorio. La Provincia di Parma ha già approvato questo percorso, quella di Reggio Emilia lo farà la prima settimana di marzo. Dopo una trattativa con loro siamo riusciti a strappare il voto per singola testa: se tutti i comuni parteciperanno pagando mille euro all’anno, potranno votare alla pari dei comuni di Parma e Reggio Emilia nella futura assemblea. Tutto questo non tiene conto che siamo più piccoli rispetto alle altre due realtà e abbiamo meno visitatori rispetto a Parma. In un mondo globalizzato proporre il marchio “Emilia” serve ad attrarre: agevoleremmo il turismo per quanto riguarda l’attività enogastronomica e i Castelli del Ducato. Potremmo promuovere il buon vivere della “food valley”, mentre Modena e Bologna sarà “motor valley” e la Romagna promuoverà le sue coste. Ora la palla passerà ai comuni: i sindaci saranno determinanti per delineare le strategie dei loro territori».

Il consigliere con delega al turismo Stefano Perrucci ha seguito questo progetto fin dal principio. «Un brand Emilia ci rinforzerà, con questa legge mettiamo al centro i territori e le eccellenze. Ci potranno essere sinergie più efficaci tra pubblico e privato. L’idea è quella di allargare le collaborazioni come già avviene con Parma con “I Castelli del Ducato”. Modena ha preferito portare avanti un legame con Bologna rispetto a noi, così vivranno – a mio giudizio – una condizione di subordine. L’Emilia è già un brand consolidato, conosciuto, associato a peculiarità dell’alimentare, alla cultura, all’arte – pensiamo a Giuseppe Verdi e ai teatri di questi territori – e poi al fiume Po». Perrucci ha chiamato in causa gli ultimi dati emersi sul turismo legati al 2016. «Gli arrivi sono in aumento, ci sono più turisti italiani e qualche turista straniero in meno». «“Piacenza Turismi” – ha proseguito - è stata l’ultima struttura che in maniera costruttiva ha commercializzato il nostro territorio. Non stiamo subendo gli altri territori. Penso che ci sia la possibilità di sviluppare anche nuovi posti di lavoro da questa opportunità».

Il centrodestra non la pensa così. «Il campanilismo – ha detto Sergio Bursi (Fratelli d’Italia) - va accettato. A Piacenza abbiamo caratteristiche diverse da Parma e Reggio Emilia. Parma non ha le nostre peculiarità, ha qualche castello da far visitare e nulla di più. Noi siamo l’anello forte del sistema a cui vengono aggiunti due anelli deboli. Noi abbiamo tutto da perdere e niente da guadagnare. È vero che abbiamo solo un “mordi e fuggi” che vede protagonisti soprattutto i ristoranti piacentini, però nel weekend dal milanese, dal lodigiano e dal cremonese ci si muove per venire qua, non in un’Area Vasta che non ci appartiene. Le vallate che abbiamo noi non le hanno le altre province, perché dobbiamo sminuirci così? In questo caso sono un campanilista perché non c’è alcun interesse».

«Non capisco – ha aggiunto Giuseppe Freppoli (Forza Italia) - come mai un comune da 16mila abitanti pagherebbe lo stesso contributo di uno da 2mila». «Il prodotto turistico nostro – ha invece detto Massimo Castelli (Pd) - non è così forte, se si paragona le nostre vallate alla Costa Azzurra o la nostra cultura a quella di città come Assisi. Non abbiamo neanche un parco crinale pur non avendo nulla da invidiare alle montagne degli altri. Ci vogliono strategie complessive, ad esempio ricordo che la scorsa estate il Bobbio Film Festival venne organizzato in concomitanza con un altro evento cinematografico. Cerchiamo di guarda oltre il campanile, che chiusi li siamo già stati troppo negli ultimi trent’anni». Castelli ha poi battibeccato a lungo con Bursi.

Molto critico Matteo Lunni, consigliere di Forza Italia. «Incomincia oggi la svendita di Piacenza, con questo atto. Stiamo per delegare ad altri – Parma e Reggio – le nostre scelte. Poi sarà come al solito Parma a tenersi tutto. La Fondazione di Parma ha investito 2 milioni e mezzo per il turismo, quella di Piacenza un milione e 300mila euro. La loro Camera di Commercio 300mila, quella di Piacenza 9mila. I mille euro che i comuni più piccoli dovrebbero versare non sono facili da trovare: non è detto che tutti i comuni piacentini parteciperanno. E poi, anche tutti e 48 sarebbero d’accordo, saremmo sempre 48 contro gli 85 degli altri: e loro su tutte le battaglie fanno cartello. Ci troveremo con il cerino in mano, se poi aspettiamo che la Regione distribuisca in modo equo le risorse tra i territori… Se si parla a uno straniero di questi territori gli verrà più in mente il Parmigiano-Reggiano, i loro teatri, Brescello, il Po navigabile da Parma e Reggio Emilia. Noi siamo sempre la Cenerentola. Modena è stata furba, ha un bel pacchetto con l’hub dell’aeroporto di Bologna, e la visita a Maranello e Pavarotti.  Avevamo la possibilità di sviluppare la Via Francigena». Lunni ha duramente attaccato la proposta. «Questo è l’ennesimo carrozzone pubblico, che oltretutto si mette in mano a Parma. Il comune di Borgonovo ha finito lo scorso anno di pagare il contributo di “Piacenza Turismi”, ente citato da Perrucci. Ci sono ben altre vie alternative da percorrere».

«Tema trito e ritrito – gli ha risposto Patrizia Calza, vicepresidente Pd - che non si può più sentire. Da anni sentiamo queste parole, questo territorio non sa fare autocritica.  Il turismo richiede professionalità e non improvvisazione. I territori che oggi funzionano hanno investito bene. Noi non siamo così forti come crediamo. Abbiamo qualche posto virtuoso, ma non siamo un punto di riferimento in Italia. Creare piccolo marchi locali hanno notorietà solamente per venti chilometri, il brand “Emilia” invece è già noto nel mondo. E chi frequenta Parma poi può decidere di allungarsi nel Piacentino, che magari conosce meno. Questa è una bella opportunità per creare sinergie».

«“Obbedire e svendere” – ha aggiunto Luca Quintavalla (Pd) - sono toni faziosi che si potrebbero evitare. Non è che tutto quello che propone la Regione è negativo. Il vittimismo non porta da nessuna parte. Non ho capito quali altre soluzioni avete: andare in Lombardia ci avete già provato senza riuscire e la via Francigena non viene mica cancellata dall’Area Vasta».

«Mi dispiace – è intervenuto Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia) – che si ritenga che nel nostro territorio non ci siano professionalità. Dire che la provincia è svenduta è addirittura troppo tenue e labile. Meglio dire che siamo di fronte a una provincia “sodomizzata”».

«Questo sarà un ente pubblico sperimentale – ha concluso il presidente Rolleri -, avrà una durata limitata, con un recesso possibile in qualsiasi momento. Le città capoluogo metteranno più di mille euro. E poi sarà l’assemblea a stabilire le quote, quella dei mille euro è un indicazione che ci siamo dati. Non buttiamo questa opportunità». Al termine del dibattito Bursi, Lunni e Tagliaferri hanno votato contro, mentre Freppoli si è astenuto: l’Area Vasta è passata con i voti della sola maggioranza. 

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