rotate-mobile
Mercoledì, 29 Maggio 2024
Verso le elezioni

«Una Piacenza senza barriere: bella, accogliente e inclusiva per tutti»

Al Germoglio l’incontro tra Katia Tarasconi e l’assessore Annalisa Rabitti di Reggio Emilia da cui ha preso spunto per il suo programma elettorale

«Una Piacenza senza barriere, bella, accogliente e inclusiva per tutti. E per tutti intendo tutte le persone senza distinzioni, quelle senza disabilità e quelle con disabilità. Perché è proprio partendo dal concetto che le persone con disabilità sono persone a tutti gli effetti semplicemente con esigenze diverse, e non malati da curare, è partendo da questo concetto che si progetta una città migliore per tutti, più bella e curata per chiunque, anche per chi viene da fuori come turista o visitatore. E per farlo non dobbiamo inventare niente: basta imparare e copiare da chi già ha fatto tanta strada in questa direzione». 
Katia Tarasconi, candidata sindaca del centrosinistra a Piacenza, ha tenuto un incontro con l’assessore alle Pari opportunità e alla Città senza barriere Annalisa Rabitti di Reggio Emilia all’auditorium della cooperativa il Germoglio di via Bubba. «Ci tenevo tantissimo - spiega - perché Annalisa è un esempio da seguire ed è una donna straordinaria». 

Mamma di un ragazzo disabile, sorella di un adulto disabile, Annalisa Rabitti è arrivata a Piacenza a raccontare la sua storia e quella del suo assessorato che tanto ha fatto parlare, anche a livello nazionale, per una serie di progetti che negli ultimi anni hanno caratterizzato Reggio rendendola dal punto di vista dell'inclusività.
«Quando si parla di disabilità - ha spiegato di fronte a un folto pubblico - e si tende a considerare solo l’aspetto sanitario. Eppure questo aspetto, pur esistendo come esiste per le persone senza disabilità, è l’ultimo che le persone disabili prendono in considerazione durante le loro giornate. E se ci pensate è così anche per le persone senza disabilità: non è che passiamo la vita pensando di finire in ospedale. Passiamo la vita pensando alle cose “normali”, che sono le stesse cose che pensano anche le persone con disabilità: spostarci da un luogo all’altro, lavorare, ascoltare musica, incontrare persone, fare sport, fare sesso, magari anche fare shopping o andare al ristorante». 

Annalisa Rabitti ha spiegato «che non ha più senso quindi limitarsi a parlare solo di abbattimento delle cosiddette barriere architettoniche; ha senso invece parlare di “benessere ambientale” che significa riprogettare le città in ottica, certo, di efficienza e fruibilità per chi ha delle disabilità (scivoli, rampe, percorsi), ma significa riprogettarle in modo che siano anche belle, belle per tutti». 

«Bello, efficiente e fruibile non sono concetti incompatibili» ha detto.  
«L’incontro con la fragilità - ha detto Rabitti - è un incontro estremamente generativo: migliora le cose per tutti. Se un luogo è fruibile per chiunque, e lo è in modo piacevole oltre che funzionale, si favorisce l’inclusione di chi finora è stato escluso, si favorisce la “normalizzazione” delle relazioni tra persone, si crea integrazione». 

L’evento è proseguito con la presentazione dei principali progetti realizzati e in corso di realizzazione a Reggio Emilia. «Ho rotto le scatole a tutti» ha detto con un sorriso. E questo suo rompere le scatole ha portato alla realizzazione del progetto “Non sono perfetto ma sono accogliente” che ha coinvolto i commercianti e gli esercenti in modo che, grazie anche a bandi comunali, rendessero più accessibili i loro negozi e i loro locali («perché le persone con disabilità sono clienti che magari hanno anche voglia di spendere ma devono averne la possibilità»). 

E ancora il rifacimento della cucina del carcere, l’adeguamento di quasi tutti gli autobus del trasporto pubblico, l’inserimento in anagrafe di una serie di informazioni sensibili e cruciali per i cittadini con disabilità (compresi i gusti, le abitudini: «Tutte informazioni fondamentali qualora dovessero rimanere senza le persone che le conoscono già perché si sono occupate di loro per tutta la vita»), e addirittura a una “scuola di tifo” in collaborazione con gli ultras della Reggiana. 

Sono stati raccontati questi e tanti altri progetti, molti dei quali incentrati sull’arte e sulla cultura e tutti nati dall’ascolto e dalle idee di una moltitudine di soggetti con le competenze e le esperienze più svariate. «E a tutti coloro con cui abbiamo avuto a che fare - ha spiegato Rabitti - abbiamo chiesto di proporre un progetto realizzabile subito e uno che invece rappresentasse un sogno. E’ così che ci siamo mossi». 
«Ed è così che intendiamo muoverci anche noi quando amministreremo Piacenza - ha detto Tarasconi - Intendiamo impostare una reale co-progettazione con tutto il terzo settore mantenendo però una regia pubblica che abbia visione e che dia la direzione».  

tarasconi rabitti 01

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Una Piacenza senza barriere: bella, accogliente e inclusiva per tutti»

IlPiacenza è in caricamento