Urbanistica: «Si punti a un masterplan unico del riuso e dell’exuso insieme»

Giampietro Comolli: "Il comune di Piacenza dialoga con i cittadini, dal Psc al Poc, è un'occasione strategica"

«Da quando sono consigliere di minoranza del comune di Gazzola – scrive Giampietro Comolli, Economista, Agronomo, Giornalista, Libero Docente - mi sto interessando un po’ di politica locale, dopo 25 anni di assenza. Ho trovato consenso sul Po, grazie all’assessore Cisini e all’assessore Albasi.  Sono entrato, come consigliere di minoranza per il comune di Gazzola,  nell’Unione dei comuni della bassa val Trebbia e val Luretta. Sto cercando di capire perché c’è questo “niet” alle fusioni, e una accettazione indifferente delle unioni di servizi o azioni che tanto non fanno fare il salto di qualità a nessun comune. Non c’è bisogno di ridurre a tutti i costi i numeri dei comuni (ne abbiamo quanto la Germania in proporzione), ma i piccoli comuni devono crescere in efficienza, servizi, attrazione e mantenimento delle nuove generazioni sul territorio. Infine partecipo al gruppo di idee per la realizzazione del POC di Piacenza, partendo dal PSC.

E’ brutto prendere spunto dalle calamità altrui, ma i diversi terremoti che colpiscono alcune zone e punti ben definiti dell’Italia devono essere un forte insegnamento a tutti, ai politici in primis: prima delle nuove costruzioni bisogna rispondere alle esigenze, rispetto, sicurezza per le persone indipendentemente dalla identità localistica. Mettere al centro la persona e la famiglia in tutte le sue fasi , dall’asilo alla casa per anziani, dalla mobilità ai trasporti per i giovani e per salvare l’ambiente, la salute e una nuova vivibilità delle città. fusione o unione anche di servizi e di funzioni, vuol dire aumentare la efficienza produttiva di un ente locale. Questo è il principio base concreto che deve aiutare a trovare soluzioni nel Poc di Piacenza, come in quello di Gazzola. Per il Poc di Piacenza, restando solo entro i confini di macro-progettualità e di indirizzo strategico di medio-lungo periodo di cui mi sono interessato e guardando in primis alle nuove generazioni occupate (dai 30 ai 70 anni) e agli anziani ( dai 66 in su come terza età), è necessario che la politica si imponga una visione di coesione e di integrazione dei vari sistemi e progetti, di cittadini e spazi a disposizione, di salvaguardia dell’esistente piuttosto che nuove costruzioni, di una economia diretta e circolare e meno verticale. Occorre il coraggio di usare parole come pianificazione e programmazione, prevenzione e riorganizzazione. E’ da riconoscere che molti sono gli errori dal 1960 al 2000 in merito alla diffusa convinzione che l’economia e il consumo potesse crescere all’infinito, che l’offerta fosse prioritaria alla domanda.

Alcuni quartieri di Piacenza negli ultimi anni sono stati rivalutati da interventi urbanistici, arredi e ammodernamenti, ma Piacenza necessita di una visione più ampia dei quartieri, più integrata fra i punti cardinali urbani, che sono così separati. Come tutte le città ha una mobilità circolare di base con accessi binari perpendicolari: un incrocio millenario fra castro romano e sviluppo industriale del XIX°sec. Si punti a un  masterplan unico del riuso e dell’exuso insieme. Ha ragione Bisotti quando dice che siamo passati dal digiuno all’indigestione. Ha ragione Timpano quando parte dal forte cambiamento della mobilità e accesso demografico economico, dal grande numero di piacentini over 60 anni e dalla incidenza dei nuovi arrivi.  Piacenza si deve caratterizzare per il buon vivere e il benessere attraverso quale destino dare a spazi da ricollocare con nuove aree disponibili. Il piatto oggi è molto ricco, troppo diversificato per non essere obbligati a una visione complessiva. Le Università hanno bisogno di spazi, di cambi di destinazione, di nuove collocazioni, possono contribuire a un rivitalizzazione del centro.

La Fondazione e altri privati vogliono coordinare certi interventi. Le Banche che a Piacenza hanno sempre “raccolto”, dove hanno messo i soldi dei piacentini? Meglio la politica dei rammendi, dei piccoli passi senza calpestare calli…oppure cogliere l’occasione unica per preparare un piatto piccante, stravolgente puntando su quello che i piacentini vogliono ma a condizione che investano loro stessi, per una strategia di lungo periodo. Un saggio pennarello verde andrebbe usato più spesso sulle mappe urbanistiche piuttosto che a parole nei convegni. Come la cultura e l’arte, anche il parco e il prato, se in sicurezza e vigilato fisicamente oltre che a 2.0, sono attrattori di investimenti, sono scelte di vita. In primis Piacenza deve avere un unico brand per essere una Urban Smart Destination e non tanti piccoli marchietti e tante app individuali». 

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