Verde pubblico, il Comune deve riconoscere a "Geocart" 65mila euro di risarcimento

L’ente presenterà ricorso al Consiglio di Stato. Minoranze all’assalto in aula. Trespidi: «Problemi evidenti tra dirigenti e Giunta». Pugni: «Gestione fallimentare del verde». L’assessore Mancioppi: «Controlliamo ogni lavoro, elevate due sanzioni a Cuore Verde»

Nel febbraio scorso una sentenza del Tar di Parma giudicò illegittima l’assegnazione del lotto n.2 del bando per il verde pubblico (quello della zona est della città), costringendo il Comune di Piacenza a risarcire la cooperativa piacentina che presentò ricorso contro quel bando: Geocart. Quel bando – contestato – fu vinto da un consorzio di società riunite intorno a una ditta di Cremona, “Cuore Verde”. Secondo Geocart il Comune aveva predisposto il bando in maniera non corretta. Geocart chiedeva perciò il suo annullamento e un risarcimento.

Il Tar sentenziò che la società vincitrice non disponeva della sufficiente percentuale di soggetti svantaggiati alle proprie dipendenze. Ne sono stati conteggiati, tra gli addetti, 10 per 47 lavoratori totali. La soglia è del 21%, non raggiungendo così il 30% richiesto inizialmente dal bando. Il Tar decise però che il contratto tra il Comune e l’Ati vincitrice deve proseguire fino al termine (era un contratto triennale, dal 2019 al 2021), per garantire la continuità del servizio e non mettere in difficoltà il Comune e la città.Sempre nella sentenza il Tar rilevava una responsabilità da parte del Comune di Piacenza. «L’amministrazione ha consentito volontariamente o comunque colposamente, tramite una modifica illegittima del bando di gara, che il raggruppamento controinteressato conseguisse un appalto per cui non possedeva, nella sua composizione definitiva, un requisito essenziale di partecipazione».

La discussione è tornata in Consiglio comunale, perché l’aula si è trovata costretta a ratificare il debito fuori bilancio da 65mila euro, ovvero il risarcimento nei confronti di Geocart. L’ente ricorrerà comunque al Consiglio di Stato, sperando in un ribaltamento della sentenza. Il dibattito è diventato così un momento di confronto sulla vicenda e sulla gestione del verde pubblico nel corso del tribolato 2019. 

CARBONARA: «ALLARGATA LA PLATEA DEI PARTECIPANTI, NON RISTRETTO LA GARA»

«Alleggerire i requisiti tecnici del bando di gara quando questa era in corso, in particolare per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dall’attività Roberto Maria Carbonara-3di svolgimento del servizio». Questo è quello che ha contestato il Tar di Parma al Comune, ha spiegato il segretario comunale Roberto Maria Carbonara. Ha ricordato lui – in Consiglio comunale - l’iter giudiziario e amministrativo della vicenda. «Va detto – è la giustificazione di Carbonara – che la modifica era intervenuta prima della presentazione delle due offerte (quella di Cuore Verde vincitrice e della ricorrente Geocart), ed entrambe avevano assolto al requisito tecnico. Solo dopo si è presentata una società che non aveva soddisfatto i requisiti di partenza. Il Tar non ha condiviso l’azione del Comune, ma ha mantenuto il servizio in gestione alla società vincitrice per non creare problemi alla città, riconoscendo un risarcimento del danno subito dal mancato vincitore. Rimettendo il tutto a un accordo tra le parti, quantificato in 65mila euro». «Al Comune – ha spiegato ancora Carbonara - sembrava un requisito troppo selettivo e restringente per la concorrenza, limitando la platea dei concorrenti alle cooperative sociali che impiegano persone svantaggiate nelle loro attività. Si voleva ampliare la concorrenza. Togliere un requisito non ha eliminato dal mercato nessuno, ma ha solo ampliato la partecipazione. Nessuno è stato messo in difficoltà, ci viene infatti contestato di non aver pubblicizzato a dovere la modifica al bando».

TRESPIDI: «E’ TEMPO DI MANDARE A CASA CHI NON HA LAVORATO BENE»

La speranza di Massimo Trespidi (Liberi) è che «la sentenza venga ribaltata dal Consiglio di Stato». Trespidi si è stupido dell’intervento Massimo Trespidi-20del segretario, al posto dell’assessore. «Interviene il direttore generale dell’ente e non l’assessore competente, forse Mancioppi è già stato commissariato. La situazione è imbarazzante, nella vicenda è chiaro a tutti che la struttura di dirigenti e funzionari che “non funziona”. Con il bando per il verde aperto abbiamo visto cinque determine dirigenziali che hanno annullato quelle precedenti in pochi mesi. Alcune addirittura arrivate a 15 giorni di distanza dalla precedente. Qualcosa non ha funzionato in Comune, tra dirigenti e Giunta, tra dirigenti che andavano in pensione e quelli che subentravano. Quando si crea un debito fuori bilancio è una sconfitta per tutti, sono risorse che togliamo dalle casse. È tempo di mandare a casa chi non ha lavorato bene», ha concluso Trespidi, riferendosi sia all’assessore Mancioppi che ai tecnici che si sono occupati della questione.  

«Bisogna imparare da questi errori – è il sunto di Christian Fiazza (Pd) - e non rifarli in futuro. La sentenza del Tar amareggia tutti noi». «Mancioppi è costretto a controllare continuamente – ha rilevato Roberto Colla (Pc Oltre) - il corso dei lavori di cura del verde, che non vengono svolti bene. I tecnici devono uscire dagli uffici, vedere, controllare. Se il verde viene trascurato, si trasmette un’immagine negativa a tutta la città».

«Le sentenze si applicano – è l’opinione di Giorgia Buscarini (Pd) - non si commentano. Non si può pensare di suggerire cosa deve fare il Consiglio di Stato, Pecorara è diventato molto combattivo nel difendere la Giunta. Perché ha presentato la pratica il segretario? Non vi volete prendere la responsabilità? L’anno scorso la città era in uno stato pietoso, si è fatto un grandissimo pasticcio».

«Il Comune dovrebbe recuperare quei 65mila euro – è quanto auspica Sergio Pecorara (Misto) - dopo la decisione del Consiglio di Stato. Ci viene solo contestato di non aver pubblicizzato bene la modifica all’appalto. Sul sito del Comune la modifica era ben descritta». «Stiamo migliorando molto su tante cose – ha detto Francesco Rabboni (Forza Italia) -, il verde è una di queste».

MANCIOPPI: «CONTROLLIAMO TUTTO, DUE MULTE A CUORE VERDE»

«Ha parlato il segretario Carbonara – ha difeso la scelta il sindaco Patrizia Barbieri - per fare un excursus su tutte le situazioni. La Paolo Mancioppi-8-3politica non fa i bandi, è materia degli uffici. Ho già ammesso il problema del verde pubblico lo scorso anno». Durante la discussione è intervenuto anche l’assessore al verde Paolo Mancioppi. «Quando ci siamo insediati l’ufficio verde era composto da tre persone, una di queste vicinissima alla pensione. Oggi ammonta a 5 persone. L’anno scorso con tanto impegno siamo usciti da quella fase, che causò anche stress al sottoscritto. Vado personalmente a controllare ogni singolo intervento. Tanto che abbiamo elevato due sanzioni all’appaltante: una multa di 600 euro e una di 18mila euro al soggetto che ha gestito il lotto “B”, che non è stato pagato per quei lavori». «Il Comune – ha aggiunto l’assessore - paga esattamente per ciò che viene fatto. Si contabilizza il contributo economico in base a quanto si taglia, a quanto si cura. Con i risparmi del bando di gara abbiamo curato più aree, tanto che siamo riusciti a pulire i giardini della Ricci Oddi e scoprire il Klimt».  

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«La gestione del verde – è invece il parere di Andrea Pugni (Movimento 5 Stelle) - è stata fallimentare fino ad oggi, qua si naviga a vista e si corregge la rotta ogni volta». «Quando si fa l’assessore – ha ricordato Buscarini all’assessore Mancioppi, che ha auto accusato un po’ di stress - si ricevono oneri e onori». «Questo Comune – è la conclusione di Trespidi - ha un problema di gestione ai livelli apicali. Abbiamo un urbanista all’anagrafe, il comandante della Polizia Locale non si sa se c’è, i dirigenti Vittorio Boccaletti (risorse economiche) e Antonella Gigli (cultura) andranno a breve in pensione».

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