Caos Seta, Manfredini e Cavalli: «Tutto come previsto. Ora nessuno faccia il finto tonto»

«La Regione è stata la principale artefice dell'accorpamento tra aziende di trasporto pubblico locale in Seta, ma ora tutti i limiti di questa operazione stanno venendo alla luce»

“Tutto era già scritto, la grottesca vicenda di Seta è la conferma che i nostri dubbi e perplessità erano fondate: oltre a un taglio dei servizi l’accorpamento ha prodotto un caos oggi ingestibile tra i soci. E la Regione ora rincorre i problemi causati da una fusione, chiaramente penalizzante, che ha voluto e promosso. Si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati”. Così il capogruppo leghista Mauro Manfredini e il consigliere regionale Stefano Cavalli sulla vicenda di Seta, commentando la convocazione dei soci dell'azienda in Regione.

“Nella risposta a un’interrogazione da me presentata il 23 aprile 2011 – spiega Manfredini – la Regione precisava chiaramente che l’aggregazione in Seta avrebbe portato con sé la riduzione del 5 per cento del servizio. Oggi nessuno può fare il 'finto tonto'. Da consigliere comunale mi ero espresso duramente contro l’accorpamento, giudicandolo un ‘calderone ingestibile’ e prevedendo che l’operazione sarebbe finita in un pasticcio, cosa puntualmente avvenuta. I fatti ci hanno dato ragione. Se la giunta regionale si è fatta capofila di un’operazione che ha sacrificato il servizio regalandoci il debito altrui, allo stesso modo il Comune non può fare la ‘verginella’ ben sapendo dall’anno scorso che la fusione avrebbe avuto ripercussioni pesanti su qualità del servizio e bilanci. L’assessore Sitta – che punta il dito contro chi ‘ha sottovalutato’ le difficoltà – dovrebbe battersi il petto e fare ‘mea culpa’. Dov’era infatti all’atto della fusione, da noi osteggiata?”. 

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“La Regione è stata la principale artefice dell’accorpamento tra aziende di trasporto pubblico locale in Seta, ma ora tutti i limiti di questa operazione stanno venendo alla luce – sottolinea Cavalli – . Non sono ignorabili le accuse mosse anche al Comune di Piacenza - socio piacentino di maggioranza che ha contribuito all’azzeramento del cda ritardando la sostituzione del consigliere dimissionario Quintavalla - di non aver provveduto al sostegno economico previsto dagli accordi. E’ grave che, a nove mesi dalla nascita, ancora non si sia arrivati al contratto di servizio unico e – di conseguenza – ancora non si abbiano garanzie sui fondi a disposizione, con tutte le incertezze del caso, in primis per i lavoratori. Con l’accorpamento abbiamo cumulato debito al debito. L’operazione è stata discutibile fin dall’inizio. La Regione, che ha indotto i territori a mettersi insieme, oggi non può lasciare sole le Province. L'assessore Peri ha diligentemente invitato tutti ad abbassare i toni e convocato un incontro. Ma se i Comuni non smetteranno di bisticciare inutilmente e non sbloccheranno la situazione, l’accordo – che auspichiamo – pare un obiettivo sempre più irraggiungibile”.

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