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I poliziotti uccisi

I poliziotti uccisi

«Vicini alla Polizia, gli agenti si difendano senza finire sotto inchiesta»

I parlamentari Murelli e Pisani (Lega): «Ci stringiamo al dolore dei familiari dei due assassinati a Trieste. Servono più strumenti e formazione. Cosa diranno ora coloro che vogliono cancellare i decreti sicurezza?»

«Ci stringiamo alle famiglie dei poliziotti assassinati in questura a Trieste e a tutti i poliziotti italiani. Per il delinquente, nessuna pietà. Vedremo se è davvero affetto da disagio psichico e in ogni caso venga condannato duramente e poi espulso. Le cure psichiatriche gliele paghi la Repubblica Dominicana, non l’Italia». Lo affermano i parlamentari della Lega, Elena Murelli e Pietro Pisani. «Purtroppo - continuano - molti appartenenti alle Forze dell’ordine non hanno ancora le dotazioni adeguate e la loro formazione andrebbe perfezionata. A questo, poi, si aggiunge il timore di intervenire con decisione in certe situazioni di pericolo perché gli agenti rischiano di finire subito sotto inchiesta». «Ammanettare qualcuno o renderlo inoffensivo vuole solo dire creare sicurezza per chi opera e per lo stesso fermato. In tutta Europa si usano le fascette di plastica, ma qui sarebbero viste come uno strumento di tortura da buonisti e da chi si riempie la bocca della parola “diritto”, senza aver la minima idea di come si operi, e di che rischi si corrano, in mezzo a una strada. Di fronte al sangue di due poliziotti, però, c'è ancora chi ritiene di cancellare i decreti sicurezza del precedente Governo - concludono Mureli e Pisani - concedendo così ancora più libertà di azione ai delinquenti».

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