Testimoni di Geova e libertà di religione a rischio in Russia. Preoccupazione dalla comunità russa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

L'ufficio del procuratore generale della Federazione Russa ha inviato all'organizzazione dei Testimoni di Geova in Russia una lettera formale che annuncia la proscrizione del culto, sebbene in Russia ci siano quasi 180.000 Testimoni di Geova. L'ultimatum è scaduto il 23 settembre. La lettera minaccia lo scioglimento dell'ente giuridico in Russia a meno che i Testimoni di Geova non cessino quelle che il governo definisce "attività estremiste".

"Questo ultimatum ha implicazioni molto estese e preoccupanti - dice Daniele Muccio portavoce della comunità piacentina dei testimoni di Geova -. Ingiunzioni di questo tenore, infatti, spesso preludono a una escalation delle violazioni dei diritti umani verso molti altri cittadini e organizzazioni. Lo conferma il fatto che il 20 luglio scorso sia entrata in vigore in Russia una nuova legge che criminalizza qualsiasi individuo o associazione religiosa che "diffonda informazioni sulle proprie credenze" senza il permesso del governo. Una nuova legge che alcuni considerano persino più dannosa per la libertà di espressione e di culto rispetto alle leggi in vigore nell'ex Unione Sovietica".

Anna Bikutskaya, membro della comunità piacentina che vive in Italia da alcuni anni e svolge l'opera di evangelizzazione nella provincia di Piacenza, esprime tutte le proprie perplessità sulla vicenda. "Sono nata 52 anni fa nella città di Zakarpattia nell'attuale Ucraina quando l'Unione Sovietica imperava in tutta l'area - dice -. Mia madre diventò testimone di Geova nel 1966 quando avevo 3 anni e dovette subire insieme a tanti altri la repressione religiosa del regime. Ora sono veramente preoccupata per l'entrata in vigore di questa legge in Russia, sembra di vivere di nuovo quegli anni angoscianti. Mi addolora che i Testimoni di Geova conosciuti da più di un secolo, anche nei tempi dell'Unione Sovietica come promotori e operatori di pace, possano essere considerati estremisti. E' sconcertante ciò che sta accadendo, speravo che il vento fosse finalmente cambiato, che la libera espressione di culto e di pensiero fosse stata conquistata, sembra invece di essere tornati improvvisamente indietro di 40 anni".

Che la situazione sia seria e preoccupante è evidente dal fatto che il Comitato per i Diritti Umani dell'ONU, ha ricevuto mandato di monitorare l'osservanza del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), di cui la Russia è uno dei paesi firmatari. "I compilatori dell'ICCPR", dice Heiner Bielefeldt, relatore speciale dell'ONU sulla libertà di religione o di credo, "hanno riconosciuto il carattere fondamentale della libertà di religione o di credo rendendola, nel suo ambito interno, non derogabile [cui non si può venire meno o contravvenire] neppure in periodi di emergenza (articolo 4.2). Poche altre categorie di diritti umani godono dello status di inderogabilità". Dopo la sua 113a seduta il Comitato ha pubblicato il suo ultimo rapporto sulla Federazione Russa, concludendo che mentre la Russia apparentemente protegge la libertà di religione essendo tra i paesi firmatari del Patto, i tribunali in tutto il territorio applicano arbitrariamente ai Testimoni la normativa contro l'estremismo.

Come fa notare Roman Lunkin, direttore del Centro per gli studi sulla religione e sulla società presso l'Istituto europeo dell'Accademia russa delle scienze a Mosca, "La discriminazione nei confronti delle comunità dei Testimoni di Geova è vera e propria persecuzione religiosa, mentre altre religioni riconosciute possono impegnarsi in attività religiose simili a quelle dei Testimoni di Geova e non subire conseguenze. Eppure, dopo tutte le accuse legali, spesso accompagnate da aggressive campagne mediatiche", conclude Lunkin, "i testimoni di Geova sono ancora un'organizzazione a livello nazionale, e il numero dei loro aderenti è in continua crescita".

Torna su
IlPiacenza è in caricamento