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Martedì, 16 Aprile 2024
Salute

Brain freeze: il mal di testa improvviso all'assunzione di cibi e bevande molto freddi

Nelle giornate calde che si avverte il desiderio di introdurre qualcosa di fresco, a volte freddo, o addirittura ghiacciato. Ma, quando si mangia e beve qualcosa di molto freddo, può comparire un mal di testa repentino, il cosiddetto brain freeze, che ha anche un termine scientifico: ganglioneuralgia sfenopalatina

Nelle giornate calde che si avverte il desiderio di introdurre qualcosa di fresco, a volte freddo, o addirittura ghiacciato. Ma, quando si mangia e beve qualcosa di molto freddo, può comparire un mal di testa repentino, il cosiddetto brain freeze, che ha anche un termine scientifico: ganglioneuralgia sfenopalatina. Mettendo in bocca, velocemente, una cucchiaiata di gelato molto freddo, un ghiacciolo, un sorbetto, una granita, un frappé, si può avvertire di colpo uno stimolo doloroso che dalla radice del naso si irradia fino alla fronte come se il cervello si congelasse per qualche secondo.

Questa sensazione che arriva all'improvviso ed altrettanto velocemente sparisce, dipende dalla forte vascolarizzazione della bocca, e, inserendo sostanze molto fredde al suo interno, si provoca subito una inversione di temperatura, un piccolo shock termico che viene registrato dal cervello per mezzo dell'arteria  carotide interna e dall’arteria cerebrale anteriore.   Chi soffre di emicrania sembra essere più soggetto a questo disturbo e ciò ha fatto pensare ai ricercatori, che, studiare a fondo il fenomeno, possa aiutare a capire meglio come controllare le cefalee. L'inconveniente, può essere evitato facendo sciogliere: gelati, sorbetti, ghiaccioli e granite, lentamente in bocca e sorbendo le bevande ghiacciate a piccoli sorsi. Il dolore improvviso, insorge principalmente quando fa molto caldo e qualcosa di estremamente freddo tocca il palato superiore. Il cambiamento della temperatura che ne deriva, provoca una stimolazione dei nervi, che a sua volta, causa la rapida dilatazione dei vasi sanguigni.  I recettori del dolore rilasciano le prostaglandine, incrementando la sensibilità a eventuali dolori e producendo un’infiammazione, mentre vengono inviati i segnali attraverso il nervo trigemino per allertare il cervello della presenza di un problema. Il “brain freeze” insorge dopo circa dieci secondi che il palato ha toccato qualcosa di freddo, può durare fino ad un minuto; circa un terzo delle persone prova questa sensazione.

Se si sta mangiando cibo molto freddo, è consigliabile scaldarlo un po' in bocca prima di deglutire, oppure bere acqua tiepida, coprirsi bocca e naso con le mani e respirare rapidamente per aumentare il flusso di aria calda nel palato. Gli scienziati della Harvard Medical School che hanno studiato per lungo tempo le cause del brain freeze, confidano che le loro scoperte possano aprire la strada a trattamenti più efficaci per vari tipi di mal di testa, come le emicranie o per i dolori causati da lesioni al cervello. Lo studio del dottor Jorge Serrador, un ricercatore cardiovascolare, ha spiegato nella sua ricerca pubblicata su: “The Faseb Journal”, nell'aprile  del 2012, le cause del brain freeze. Lo studio, ha coinvolto 13 adulti sani, ai quali è stato chiesto di bere acqua ghiacciata con una cannuccia, in modo che colpisse il palato, monitorando il flusso sanguigno nel cervello, con un doppler transcranico.  Le ricerche hanno dimostrato che la sensazione di congelamento percepita dal cervello, sembra essere causata da un drastico incremento di flusso sanguigno attraverso l'arteria cerebrale anteriore. Inoltre, è stato notato che, non appena l'arteria subiva una costrizione (quindi si restringeva), il dolore scompariva. Per farlo, i medici ricercatori facevano bere dell'acqua tiepida ai volontari ed hanno ipotizzato che alcuni dei meccanismi che avvengono durante il congelamento, potrebbero essere simili alle cause della emicrania e dei mal di testa in genere. I cibi che possono scatenare la cefalea o l'emicrania, sono: il gelato, la granita, l'alcol etilico, il monoglutammato di sodio contenuto in genere nei dadi da brodo, nitriti e nitrati presenti negli insaccati, l'avocado, il lievito di birra e formaggi stagionati.

La caffeina, da sola o in combinazione con altri preparati analgesici, è spesso efficacemente utilizzata come terapia di prima linea per trattare gli attacchi di emicrania o cefalea tensiva, ma, il consumo cronico di elevate quantità di caffeina (maggiore di 400 mg al giorno, equivalenti a circa 5-6 tazzine di caffè), espone al rischio di dipendenza fisica e può facilitare lo sviluppo di una cefalea secondaria: l'emicrania cronica (una cefalea ad elevata frequenza che si caratterizza per la presenza di attacchi di cefalea oltre 15 giorni al mese). Anche la sospensione brusca e improvvisa della caffeina, a seguito di una esposizione cronica, può indurre una sindrome da astinenza, di cui, il mal di testa può essere un sintomo dominante.

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