Un passo verso la normalità

La riflessione di una studentessa della quarta A del Liceo delle Scienze Umane dell'Istituto "Enrico Mattei" di Fiorenzuola, sulla ripartenza dell'anno scolastico

L'istituto Mattei di Fiorenzuola

“Torneremo ad essere quelli di sempre, torneremo ad abbracciarci, a ridere e a stare insieme?”. Quante volte abbiamo sentito queste parole durante il lockdown e quante volte abbiamo sperato che tutto ciò sarebbe stato possibile, nonostante la paura che il suono delle sirene non sarebbe mai cessato e che questa pandemia avrebbe vinto su tutti noi.

E invece ora, ad ottobre 2020, noi studenti italiani siamo tornati, da esattamente un mese, su quei banchi che tanto abbiamo bramato. Pensando solo ad un anno fa molti di noi alla notizia di più di tre mesi lontani da scuola avrebbe fatto salti di gioia alti due metri e invece durante il periodo di Dad, dove l’unico contatto con i compagni era lo schermo di un computer e le ore di lezione erano sostituite da lunghi audio da ascoltare, abbiamo capito che quella struttura tanto odiata, definita da alcuni addirittura un carcere, era la cosa che più ci mancava e più desideravamo. Sentendo anche il parere di altri ragazzi il problema più grande di quel periodo così buio è stato gestire l’ansia, ma non solo delle interrogazioni o delle verifiche, ma anche quella di non poter tornare alla quotidianità che tanto ci apparteneva, ridere durante l’intervallo e correre per i corridoi pur di non arrivare in ritardo.

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Ci chiedevamo, quando tutto questo sarà possibile? E finalmente è arrivata la tanto attesa conferma: dal 15 settembre si è tornati sui banchi, ma guardiamo anche l’altro lato della medaglia, con la felicità sono sopraggiunte in molti di noi nuove paure, come quella di contrarre il virus e attaccarlo ai membri più deboli della propria famiglia, tant’è che ancora oggi ad un mese di distanza dall’apertura una dell’ipotesi poste nel nuovo DPCM era quella di tornare alla Dad per paura di innalzare ancora di più la curva dei contagi. Nonostante ciò si resiste e la proposta è stata ritirata grazie al piccolo contributo quotidiano di ciascuno di noi. Anche io ho avuto varie perplessità e per questo ho voluto aspettare un mese prima di scrivere questo articolo sul ritorno a scuola: ne avevamo sentite parecchie dai divisori tra gli studenti a banchi a rotelle, quindi immaginare cosa ci saremo trovati davanti varcata quella soglia era alquanto difficile. Ci si aspettava una scuola piena di ansia e paura, ma in realtà abbiamo trovato tanta tranquillità e voglia di ripartire. Ho deciso di pubblicare questo articolo solo ora, perché volevo avere le idee chiare per riuscire ad esprimere al meglio quello che è il pensiero di molti studenti italiani su questo rientro e spero di averlo fatto al meglio. Non so ancora come andrà a finire questo anno scolastico, ma so che se ognuno di noi ci metterà il proprio contributo, tutto andrà per il meglio.

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