Martedì, 22 Giugno 2021
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Personaggi piacentini: Gian Domenico Romagnosi

La storia - in breve - del giurista, filosofo, economista e accademico piacentino

Gian Domenico Romagnosi nasce a Salsomaggiore Terme l'11 dicembre 1761, paese all’epoca in provincia di Piacenza. E' stato un giurista, filosofo, economista e accademico.

Durante la scuola superiore matura un forte interesse per la matematica, la fisica e la filosofia. Termina gli studi di base e nel 1781 inizia a studiare legge a Parma, laureandosi nel 1786 e diventando presto uno stimato avvocato. Nel 1791 pubblica il suo primo libro che verte su questioni giurisprudenziali, lavoro di cui escono tre edizioni quand’egli è ancora in vita. Lo stesso anno diventa magistrato a Trento, posizione che mantiene per tre anni, dopodiché inizia ad esercitare la professione di avvocato nella stessa città. Nel 1799 l’Austria prende Trento e Romagnosi diventa un “sospetto” a causa della sua passata associazione col governo Francese. Arrestato e detenuto a Innsbruck per quindici mesi, viene assolto e rilasciato l’anno seguente. Nel 1801, quando la Francia si riappropria della Regione, strappandola all’Austria, Romagnosi è eletto Segretario dell’Alto Consiglio di Trento. Durante il periodo in cui è detenuto, la scoperta della pila di Volta è resa pubblica e gli esperimenti con questa nuova tecnologia diventano consuetudine. Gian Domenico, durante la prigionia, riesce comunque ad iniziare i suoi esperimenti, e per alcuni anni si dedica alla fisica: saranno proprio queste ricerche “dilettantistiche” che sfoceranno nel suo famoso esperimento sugli effetti della pila sull’ago magnetico, i cui esiti sono pubblicati in un giornale locale il 3 agosto 1802: alcuni autori parlano della Gazzetta di Trento, altri della Gazzetta del Trentino, altri ancora della Gazzetta di Rovereto.
La verità è che la scoperta viene pubblicata nel Ristretto dei foglietti universali di Trento. Poco dopo Romagnosi si trasferisce a Parma dove accetta la cattedra di diritto pubblico. Durante la sua carriera, scrive numerosi libri ed insegna anche a Pavia e a Milano, dove morirà l’8 giugno 1835.

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