Comuni piacentini: Rottofreno

Altufrèi, Artufrèi... voi come lo chiamate? Leggende, storia e curiosità sul singolare nome del paese del piacentino

Rottofreno è un comune italiano di circa 12247 abitanti della provincia di Piacenza. E’ situato nella Pianura Padana, circondato dai fiumi Po a nord e Trebbia a est e dal torrente Tidone a ovest.

Una vecchia leggenda vuole che Annibale si fosse fermato a Rottofreno per la rottura del morso del suo cavallo. In molti credono che questo avvenimento abbia suggerito il nome Rotto-freno al paese. Anche se suggestiva, la leggenda parte non aver alcun tipo di fondamento, con il nome Rottofreno probabilmente derivante dal termine germanico “Rothfrid”, che tradotto dal tedesco antico sembra voler dire “amico della gloria”. Con il tempo il nome sarebbe stato romanizzato in “Rotofredus”, per essere poi sempre più elaborato fino a diventare l’attuale “Rottofreno”. Lo strano fenomeno di una fantasia che si impone, è quello dello stemma del paese, in cui viene raffigurata la testa di un cavallo bianco, recante in bocca un morso d’oro spezzato.

Gli abitanti del posto, per una strana storia nata quando fu progettata la pesa pubblica, vennero chiamati dai rivali vicini “Chi ‘dlla büsa”. Ma perché? Perché fatta la buca dove sarebbe stata posata la “bàscula” della pesa, rimase un grosso cumulo di terra di riporto che chi progetto il tutto non trovò di meglio che farla mettere in un’altra buca vicino, fatta scavare apposta, e così via di buca in buca fino ad arrivare a Trebbia.

Un’antica usanza, invece, veniva consumata quando nasceva un bambino che versava in pericolo di vita. Il neonato veniva battezzato con preghiere particolari rivolte a San Nicola di Bari, patrono del paese, e quindi veniva chiamato Nicola o Nicoletta; la funzione scaramantica pare che avesse successo, perché i bambini dopo la cerimonia crescevano sani e robusti.

Una buffa battuta che viene messa in bocca agli abitanti di Rottofreno, ad esempio quando due squadre di calcio pareggiano, è: “L’è finì a gneint e gneint”, al posto di usare il termine “a pari, pari e patta” oppure “su e su”.

Infine, quando si parla di Rottofreno non si può ignorare il ricordo di una grande stirpe della frazione di Santimento, la famiglia Bubba - Pietro, Federico, Artemio e Ulisse - che di padre in figlio dalla fine del 1800 avviarono una importante industria di trattori e macchine agricole, oltre ad essere pionieri internazionali de settore, portando benessere e lustro in tutto il territorio piacentino.

Frazioni

Al territorio comunale di Rottofreno sono stati amministrativamente annessi i centri abitati di San Nicolò a Trebbia, Santimento e Centora.

San Nicolò a Trebbia

San Nicolò a Trebbia è divenuto, soprattutto negli ultimi tre decenni, il centro abitato più popolato ed importante dell'intero territorio comunale. Il forte sviluppo è certamente dovuto alla sua vicinanza alla città di Piacenza, da cui è separato dal ponte della SS10 "Emilia Pavese" sul fiume Trebbia. L'origine di San Nicolò è abbastanza incerta e i primi "scritti" risalgono al periodo dell'Alto Medioevo quando, in questo luogo, erano presenti due "hospitali" (il primo presso l'attuale chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, il secondo presso la località "La Noce") per i pellegrini che si recavano a Roma percorrendo la Via Francigena.

Santimento

Le prime notizie di Santimento risalgono al XIII secolo e riguardano alcune informazioni circa il sistema di fortificazioni del suo castello. Di particolare pregio architettonico è la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, chiaro esempio di arte barocca, realizzata nel 1690 su una preesistente costruzione sacra del 1290.

Centora

Centora è la frazione più piccola del comune di Rottofreno e le sue poche abitazioni sono sorte intorno alla chiesa della Madonna della Neve (originariamente consacrata a San Bartolomeo). Il luogo di culto risulterebbe essere stato edificato intorno all'800 a favore dei contadini che lavoravano i campi ed ospitò dapprima i monaci Benedettini di San Sisto e poi gli Olivetani del monastero di San Sepolcro di Piacenza.

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(Fonte: “Storie di paese: Soprannomi delle comunità, modi di dire dialettali, usanze, tradizioni e antiche fantasie della terra piacentina” di Alessandro Ballerini).

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