Festa della donna: perché si festeggia l'8 marzo?

Oltre ad essere importante per le conquiste sociali e politiche ottenute dal genere femminile nel corso della storia, ai giorni nostri questa giornata assume tanti significati in più. Scopriamo quando è nata la ricorrenza e perché si festeggia

L’8 marzo è la Festa della donna. Non a tutte le donne interessa festeggiare questa ricorrenza o ricevere un piccolo regalo, che sia una mimosa o qualsiasi altro tipo di pensiero. Ma per decidere davvero cosa fare, il primo passo potrebbe essere conoscerne la vera origine: non a caso, la domanda ‘perché si festeggia l’8 marzo’ è stata la più cliccata su sia Google nel 2018 che nel 2019, e il quesito ‘perché la mimosa è diventata un simbolo’ è stato tra i dieci più cercati dell’anno.

Se tutti sono concordi nell’attribuire il senso della Festa della Donna alle conquiste sociali e politiche ottenute dal genere femminile nel corso della storia, ai giorni nostri la giornata assume un significato in più. Nell’epoca della denuncia delle molestie sessuali del ‘MeToo’ e dell’allarmante escalation di femminicidi, l’8 marzo è diventata anche una giornata per fare il punto sulla violenza di genere in Italia e nel mondo. Ma quando è nata la ricorrenza e perché si festeggia? 

Quando nasce la giornata internazionale

Sull’origine della festa c’è una leggenda da sfatare. Riguarda il presunto incendio in una fabbrica di camicie di New York, che l’8 marzo del 1911 avrebbe provocato la morte di 134 operaie, intrappolate dalle uscite sbarrate dei locali. Su questo racconto, in realtà, non esiste certezza né sulle date, né sul numero di vittime, e nemmeno sulla veridicità. Eppure è l’episodio più ricordato durante questa ricorrenza per il suo valore simbolico.

La storia, in verità, è più complessa e affonda le radici nel febbraio del 1909, quando il Partito socialista americano propose di celebrare una giornata dedicata all’importanza delle donne nelle società. Iniziativa ripresa l’anno successivo dall’attivista Clara Zetkin, che durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste tenutasi a Copenaghen, riprese l’idea di fissare un giorno per questa festa. Fu però solo a Mosca nel 1921, durante la Seconda conferenza delle donne comuniste, che si stabilì l’8 marzo come data unica per tutti i paesi, in ricordo della manifestazione contro lo zar a San Pietroburgo del 1917, cui parteciparono moltissime donne. Tuttavia si deve aspettare il 1975, Anno internazionale della donna, per ottenere il riconoscimento della celebrazione ufficiale da parte dell’ONU che, nel 1977, approverà una risoluzione per dichiarare l’8 marzo ‘Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale’.

Perché la mimosa è diventata il simbolo delle donne

La storia è tutta italiana e risale al 1946, quando l’ex partigiana e neoparlamentare Teresa Mattei propose un fiore da abbinare alla ricorrenza che fosse più economico della violetta francese, tradizionalmente simbolo della sinistra europea. La scelta ricadde sula mimosa, il fiore che i partigiani regalavano alle staffette, ma anche una specie selvatica molto facile da trovare durante il mese di marzo e quindi accessibile a tutti.

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Alcuni vivai italiani oggi coltivano un buon numero di mimose, sia le classiche varietà di Acacia dealbata, sia le meno diffuse. Qualche esempio? La Casina di Lorenzo (a Capannori, in provincia di Lucca) e Vivaio Noaro (a Camporosso, Imperia), ma la collezione più ricca in assoluto è quella del vivaio francese Pépinières Cavatore, che si trova in località  Bormes-les-Mimosas, in Costa Azzurra, con oltre 150 specie e varietà, in gran parte molto curiose.

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