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Abbattuti sei tigli centenari vicino a via Scalabrini. Una lettrice scrive: «Un delitto impunito»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice del nostro giornale, la prof. Paola Cobianchi. Si tratta di un’accorata denuncia dell’eliminazione di un piccolo ma importante polmone verde in pieno centro cittadino, all’interno di un complesso in via Scalabrini. Sei tigli centenari sono stati abbattuti. In questi tempi di Covid eliminare produttori di aria pura è assurdo. Non era meglio curare che abbattere? Perché si sceglie sempre la soluzione più sbrigativa, come se la nostra città non necessitasse di alberi?  Piacenza la nostra bella città, quasi introversa nel mettere in mostra le sue bellezze.

Una città dove un tempo orti e giardini erano ovunque, anche tra le case più popolari, una gioia per gli occhi, un ristoro per la mente e soprattutto tanto ossigeno, un contrasto al sempre più repentino inquinamento.

Scrive la nostra lettrice: «Le cose belle che hai, le cose belle, se sono belle, sono un privilegio. Non ti sono dovute. Sono un regalo della vita. E puoi perderle. Perché la vita é così. Dico questo per lenire il dolore. Hanno abbattuto sei tigli davanti alle mie finestre. spettacolari, alti, cent’anni almeno. Ne ho goduto per 30 anni.
Mi svegliavo al mattino nel silenzio, col canto degli uccellini. In autunno forse perché è la mia stagione preferita, facevo foto per tre mesi, davanti a ognuna delle finestre, ogni giorno, Era sorprendente ogni anno il mutare dei gialli in arancio e rosso, da oro in fuoco. Gioia impagabile.
Ma anche ossigeno per la città. Piccolo polmone in chilometri di mattoni e cemento.
Mentre scrivo ne sono rimasti in piedi due. Gli hanno già tolto quasi tutte le fronde ma le poche rimaste inondano di luce la mia casa, un giallo specchiato dal sole. E sono ancora più belle con quei tronchi potenti, non le avevo mai viste così meravigliose. Una presenza famigliare. Vita… le piante sono vive. É come se sentissi il loro respiro.
Piango. Da due giorni. Ho pregato ho urlato ho litigato ho implorato, ho fatto la folle. Volevo legarmi a uno di loro, finire sui giornali e incriminata; non l’ho fatto. Nulla ho potuto. Troppo tardi, forse impossibile. Lunedì finiranno l’opera. Un delitto impunito».

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