Martedì, 19 Ottobre 2021
Earth Day Italia

Ridurre i rischi di un terremoto non è utopia

Studi di settore classificano i territori in base alla loro pericolosità sismica. E il 28 e il 29 settembre in molte città italiane la Protezione Civile promuoverà la campagna di prevenzione. (Qui la situazione nel piacentino)

Che i terremoti non si possano prevedere è fatto assodato, nonché tanto discusso e a volte confutato con le più svariate (e dubbie) teorie. Nonostante i continui progressi, sono ancora molti i limiti davanti ai quali la scienza deve fermarsi. Il tempo e il luogo esatti nei quali avverrà un terremoto purtroppo è uno di questi. Anni e anni di studio, però, consentono di classificare i territori in base alla pericolosità sismica, ovvero di valutare con notevole precisione la probabilità che in una data area e in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una determinata soglia di intensità, magnitudo o accelerazione di picco.
Non è cosa da poco. Conoscere il proprio territorio -rischi di fenomeni naturali pericolosi inclusi- può aiutare molto nella prevenzione del pericolo e quindi nella sua gestione, qualora si verifichi davvero. Nel caso della pericolosità sismica, per esempio, dirette sono le ricadute su pianificazione e leggi per le costruzioni (la legislazione antisismica prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti). E la questione, tutt’altro che burocratica, può facilmente tradursi in salvataggio di vite.

È proprio a partire da questa consapevolezza che per il terzo anno consecutivo viene lanciata la campagna di comunicazione nazionale per la riduzione del rischio sismico "Terremoto - Io non rischio". Promossa e realizzata dal Dipartimento della Protezione Civile e dall’Anpas-Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, in collaborazione con l’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con ReLuis-Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e in accordo con i territori interessati, nel weekend del 28 e 29 settembre l’iniziativa coinvolgerà, assieme a Firenze, più di 200 comuni italiani a rischio sismico di quasi tutto il territorio nazionale (sul sito ufficiale della campagna – www.iononrischio.it – è disponibile la cartina con tutti i siti coinvolti nell’iniziativa, nella nostra provincia).

L’obiettivo della campagna è promuovere una cultura della prevenzione, formare un volontario più consapevole e specializzato e avviare un processo che porti il cittadino ad acquisire un ruolo attivo nella riduzione del rischio sismico. Nelle due giornate i volontari saranno impegnati a distribuire materiale informativo e a rispondere alle domande dei cittadini sulle possibili azioni da fare per ridurre il rischio sismico.

Un’azione tanto più utile in un Paese come l’Italia che, spiega il sito della Protezione civile, è uno di quelli a maggiore rischio sismico in tutto il Mediterraneo per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica. La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della Penisola, lungo la dorsale appenninica (Val di Magra, Mugello, Val Tiberina, Val Nerina, Aquilano, Fucino, Valle del Liri, Beneventano, Irpinia), in Calabria e Sicilia e in alcune aree settentrionali, come il Friuli, parte del Veneto e la Liguria occidentale. La Sardegna è l’unica regione italiana a non risentire particolarmente di eventi sismici.

Negli ultimi 2500 anni, censisce sempre la Protezione civile, l’Italia ha contato più di 30mila eventi sismici di media e forte intensità (superiore al IV-V grado della scala Mercalli), dei quali circa 560 di intensità uguale o superiore all’VIII grado, ovvero mediamente uno ogni 4 anni e mezzo. Solo nel XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5, con effetti classificabili tra il X e XI grado Mercalli.

Una storia, insomma, che invita a prendere precauzioni. Pur senza cadere in inutili allarmismi, non si può però ignorare una caratteristica così intrinseca ai nostri territori. Tutto lo stivale più isole è stato classificato in zone: ciascun comune rientra in una delle quattro zone stabilite, a pericolosità decrescente (zona 1: la più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti; zona 2: territori nei quali possono verificarsi terremoti abbastanza forti; zona 3: comuni nei quali possono verificarsi scuotimenti modesti; zona 4: la meno pericolosa). Secondo questa mappatura (classificazione 2010-2012), il Centro e il Sud sono le zone più predisposte della Penisola.

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