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Calcio e stracittadine. Piacenza come le grandi metropoli nazionali

Piacenza nel calcio come metropoli del calibro di Roma, Milano, Torino e Genova; sembra un paradosso paragonare la piccola città farnesiana a quattro dei sei maggiori agglomerati urbani nazionali, ma la contemporanea presenza in Lega Pro di Pro Piacenza e Piacenza la erge, in modo molto particolare, ai vertici del calcio nazionale

Piacenza nel calcio come metropoli del calibro di Roma, Milano, Torino e Genova; sembra un paradosso paragonare la piccola città farnesiana a quattro dei sei maggiori agglomerati urbani nazionali, ma la contemporanea presenza in Lega Pro di Pro Piacenza e Piacenza la erge, in modo molto particolare,  ai vertici del calcio nazionale. A quattro anni dal fallimento della storica realtà biancorossa, in quel 2012 che di fatto aveva azzerato il calcio professionistico nostrano e cancellato Piacenza dalla geografia pallonara, ora al Garilli sono addirittura due le realtà che si danno battaglia nella terza serie nazionale. Impensabile fino a poco tempo fa quando si piangeva non solo la sparizione del Piacenza Calcio, ma ci si interrogava con rabbia e delusione se mai la nostra città sarebbe stata in grado di riproporre una società calcistica di buon livello; la risposta sul campo negli anni è stata sorprendente: dalle ceneri di quel devastante fallimento sono risorte con modalità e tempi diverse la Lupa Piacenza che di diritto ha proseguito con il marchio ed i colori della vecchia società e l’Atletico Pro Piacenza che, pur rimanendo distinto dall’ex-Piace, ha visto confluire in sé diversi protagonisti di quella storica avventura. Ora, tralasciando le polemiche ed i ricordi legate alle vicende che potevano portare ad evitare quella triste fine (il disaccordo tra le due società ed i rispettivi veti incrociati furono determinanti per il mancato salvataggio in extremis), Piacenza si intrerroga sulla bontà e sul senso si avere due squadre professionistiche nella stessa serie. Come detto, solo Inter-Milan, Juventus-Torino, Genoa-Sampdoria e Lazio-Roma ( ci sarebbero in realta’ in serie C Lupa Roma e Racing Roma ma appartengono e giocano in città differenti) sono paragonabili a Pro Piacenza-Piacenza, confronto da brividi che da una parte inorgoglisce ma che dall’altra fa nascere dubbi ed interrogativi. Può una piccola città con poco meno di 100.000 abitanti supportare due squadre professionistiche di calcio? , senza dimenticare che esiste già a livello sportivo un’offerta di tutto rispetto con due squadre di basket, due di rugby e una di pallavolo. Si è sempre detto che la concorrenza stimola a migliorarsi ed a competere, ed in effetti la presenza di Pro e Piacenza è figlia proprio di questo concetto, molti pensano infatti che se non ci fossero i rossoneri nei professionisti non si sarebbero nemmeno i biancorossi, e viceversa. Sicuramente per Piacenza è un lusso ed un vanto avere due squadre a questo livello ma, nel lungo periodo, come e’ successo nella pallavolo con Copra e Rebecchi, può non essere sostenibile soprattutto se tra le due realtà manca collaborazione. Parliamo non solo di bacino di utenza e pubblico, con uno stadio da 21000 posti desolatamente deserto ed occupato rispettivamente da 1500 e 500 abbonati, ma anche di costi duplicati di gestione, frazionamento di sponsor,  settori giovanili in concorrenza e spazio gioco forza condiviso e sacrificato sui media. Piacenza è una piazza che merita sicuramente la serie B, lo ha dimostrato negli anni passati sia a livello di pubblico, di stadio, di passione e di vitalità di movimento reagendo al fallimento riproponendo addirittura una duplice squadra in serie C, ma per arrivarci occorre indubbiamente uno sforzo comune ulteriore. Pro e Piace hanno budget e capacità per fare una buona terza serie nazionale, ma per andare oltre e riportare la città nel posto che merita, bisogna andare oltre le divisioni e le antipatie la fine di evitare di sprecare tempo, energie e competenze. 

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