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La festa in piazza Cavalli per la promozione in Lega Pro

La festa in piazza Cavalli per la promozione in Lega Pro

La città riscopre la sua squadra. E' l'alba di un nuovo Piacenza

L’esodo di Mapello e la festa in piazza riportano alla memoria dei tifosi non più giovani le esultanze degli anni passati, le gioie per le promozioni e per le salvezze conquistate, scene che non si vedevano da almeno un decennio e che hanno riportato entusiasmo e passione

E’ l’alba di un nuovo Piacenza. Dopo la promozione in Lega Pro ed il ritorno dei biancorossi nel calcio che conta, la città riscopre la sua squadra di calcio. L’esodo di Mapello e la festa in piazza riportano alla memoria dei tifosi non più giovani le esultanze degli anni passati, le gioie per le promozioni e per le salvezze conquistate, scene che non si vedevano da almeno un decennio e che hanno riportato entusiasmo e passione.

Merito di una squadra e di una società che hanno saputo programmare una stagione vincente azzeccando tutte le mosse sia in campo che in panchina; la gestione dei fratelli Gatti ha finalmente portato quei tanto attesi risultati che forse nei primi anni di gestione sono mancati in rapporto agli impegni profusi ed agli investimenti effettuati. La fatal Gozzano, i rovesci interni con Seregno ed Este, le sconfitte amare di Rovigo e di Imola, tutti crocevia dei due anni in serie D che tante amarezze e sconforto hanno gettato su chi nel progetto Piacenza aveva creduto all’indomani del fallimento.

L’arrivo di Franzini e di Cerri ha poi rivitalizzato la rinascita biancorossa: finalmente una formazione capace di rinverdire il blasone della Lupa anche a livelli non certo consoni al suo passato, una superiorità talmente netta da stupire anche chi ha saputo ricostruire una formazione sulle ceneri di due anni di cocenti delusioni.

Il passato aiuta a crescere e le delusioni contribuiscono a maturare; cosi sia la squadra che i tifosi possono ora gioire per una promozione che non vale solo la vecchia Serie C, ma molto di più. Vale come la rinascita di un nome, di un simbolo, di un ideale che si chiama Piacenza Calcio; quello stesso nome che nel giugno del 1993 compì probabilmente l’impresa più ardua della sua storia con l’indimenticabile promozione in una serie A che allora era una sorta di Champions League; in una notte magica che trascinò alle ore piccole migliaia di piacentini a far festa per un traguardo ancor oggi profuma di pelle d’oca.

Ora si riparte, 23 anni dopo, dai 1200 di Mapello; non sarà la massima serie, né Milan, Juventus, Inter o Roma; ma già  pensare a sfide dal fascino romantico come Cremonese, Reggiana; Parma, Pavia basta ed avanza per tornare ad emozionare e vivere sensazioni ormai sopite, colorando il Garilli a festa. Il peggio è passato; il Piacenza è tornato, pronto per riprendersi il suo passato.

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