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I grandi personaggi del Tour

Pogacar archivia il Giro e va all’assalto della storica doppietta al Tour

Lo sloveno, fresco vincitore del Giro d’Italia 2024, correrà il Tour sulla scia dei più grandi della storia. La doppietta è riuscita soltanto a Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Roche, Indurain e Pantani

Piacenza si prepara al Tour de France riscoprendo le pagine e i personaggi più significativi della grande storia della corsa gialla. La nuova puntata della rubrica è dedicata al due volte vincitore Tadej Pogacar, che rincorre una storica doppietta Giro-Tour. Le precedenti puntate pubblicate erano su Marco PantaniVincenzo NibaliGino BartaliGiancarlo PeriniFausto CoppiLance ArmstrongBernard HinaultGianni MuraMiguel Indurainle fughe bidone, Bradley Wiggins e Henri Desgrange.

Cosa accumuna Tadej Pogacar a Roger Federer, Mike Tyson, Lionel Messi e Michael Jordan? Sono tutti campionissimi nelle rispettive discipline, d’accordo. Madre natura è stata parecchio benevola, certo. Ma vincono facendo sembrare semplice la loro arte. Guardando il corridore sloveno, fresco vincitore del Giro d’Italia 2024, tutto pare facile. 

Le sue tre settimane rimarranno impresse a lungo nella memoria degli appassionati. Pogacar non aveva avversari dello stesso lignaggio, ma non si è limitato a gestire la corsa dando qualche colpetto di assestamento laddove fosse necessario. Ha spadroneggiato fin dal primo momento. Ha sempre corso all’attacco, rischiando del suo.

La squadra lo ha ben coadiuvato, ma “Pikachu”, ogni volta, ha mollato gli ormeggi ed è uscito allo scoperto. L’imprevisto può essere sempre dietro l’angolo. Una caduta, una foratura. Una crisi di fame e di gambe. Ma Pogacar se ne frega della prudenza e corre sempre all’arrembaggio. Se può vincere sei tappe in un grande giro, cerca di portarle a casa.

Il suo Giro 2024 ha ricordato quello ’99 di Marco Pantani, con un finale diverso, ovvio. E il 25enne sloveno rincorre la sua mitica doppietta “Giro-Tour” del 1998. Mai più nessuno, da allora, c’è riuscito. Gran parte dei ciclisti non ci ha nemmeno provato. Solo Alberto Contador, un altro al quale non difettava il coraggio, ha tentato l’impresa, ma al Tour ha quasi sempre finito la benzina prima del tempo.

Pogacar ci proverà: ha cinque settimane per rifiatare e per ritrovare la forma, cercando di non raggiungerla nei primissimi giorni del Tour, ma in quelli decisivi. Il mito della “doppietta” è diventato più complesso nel corso dei decenni. Prima di Pantani e del suo magico 1998 ci riuscirono Miguel Indurain nel 1992 e ‘93, Stephen Roche nel 1987, Bernard Hinault nel 1982 e ’85, Eddy Merckx nel 1970, ‘72 e ‘74, Jacques Anquetil nel 1964. Il primo a riuscirci fu un italiano, Fausto Coppi, nel 1949 e nel 1952. Vincere nella stessa estate le due corse a tappe più importanti, di tre settimane l’una, già ai tempi dell'airone di Castellania era considerata un'impresa ardua. 

Sicuramente lo sloveno al Giro non ha individuato avversari all’altezza. Al Tour dovrebbe ritrovare quello Jonas Vingegaard che gli ha sbarrato la strada nelle ultime due edizioni. Come lo ritroverà, è un enigma. La grave caduta del danese al Giro dei Paesi Baschi e il suo lentissimo recupero fanno pendere la bilancia dalla parte del campione sloveno, affaticato dal Giro, ma sicuramente in condizioni migliori rispetto ad un ciclista che ha rischiato anche la vita, rimediando uno pneumotorace.

A 25 anni il curriculum di Pogacar è già da grandissimo del ciclismo: due Tour de France, due secondi posti, un Giro d’Italia, due Liegi-Bastogne-Liegi, un Giro delle Fiandre, tre Giri di Lombardia, due Strade Bianche, un’Amstel Gold Race, due Tirreno-Adriatico, una Parigi-Nizza, una Freccia Vallone, un bronzo olimpico e forse ho dimenticato qualcosa.

A Piacenza vedremo l’antipasto di un Tour che potrebbe essere memorabile. Sarà quello dell’ennesimo scontro tra Vingegaard e Pogacar? Sarà quello della doppietta dello sloveno? Ci sarà spazio per un terzo in comodo? La tappa pianeggiante Piacenza-Torino non darà risposte, ma ci permetterà di vedere da vicino, nella nostra città, due grandissimi atleti che hanno reso affascinante questo sport negli ultimi tempi, “ammazzando” un po’ la concorrenza.

Colpisce, ad esempio, la naturalezza con la quale Tadej Pogacar conquista questi prestigiosi traguardi. È davvero nato per il ciclismo. È stato baciato dal talento, ma fa di tutto per esprimerlo al meglio e non centellina alcunché lungo le strade. Corre anche per il pubblico, “va in scena” e questo non può che far innamorare i tifosi. Uno spot vivente per la disciplina.

Una sua progressione, un suo scatto in salita, sembrano favoriti dal vento, spinti dall’entusiasmo del pubblico. Come una volée di Federer, così perfetta che ha richiamato sui campi da tennis milioni di neofiti, convinti che quel gesto fosse replicabile da chiunque.  

Ma non ci può essere complimento più bello per un atleta. Milioni di persone che vogliono assomigliare a lui. Toccati dalle imprese, tantissimi in queste settimane di dominio al Giro, guardandolo in televisione, hanno inforcato la bicicletta lungo le strade, scoprendo l’amara realtà. In salita “vola” solo lo sloveno. Gli altri fanno una fatica bestiale.

Ora non resta che attendere nella nostra Piacenza il campione del Giro. E da tifoso del Pirata di Cesenatico non ci rimarrò male se riuscirà nel suo ambizioso obiettivo. In quel caso sarà meritato per la passione con la quale affronta il ciclismo giorno per giorno.

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