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Volley: l'ombra del doping ed il rammarico di Piacenza

La favorita alla vittoria della Champions femminile Dinamo Kazan che evita di schierare nella semifinale contro la Pomì Casalmaggiore due della sue maggiori protagoniste come la palleggiatrice della nazionale Evgenija Startseva e la terza miglior marcatrice del torneo, l’opposto Ekaterina Gamova

Il Caso “Meldonium” e le recriminazioni della Piacenza del volley, è infatti paradossale quello che è successo nella recente finale di Champions League femminile. In breve i fatti: il giorno prima della semifinali l’agenzia per il doping comunica un cambio procedurale negli esami, al tradizionale esame delle urine si sovrappone il più accurato e completo esame del sangue, nella giornata seguente accade l’imponderabile con la favorita alla vittoria finale Dinamo Kazan che evita di schierare nella semifinale contro la Pomì Casalmaggiore due della sue maggiori protagoniste come la palleggiatrice della nazionale Evgenija Startseva e la terza miglior marcatrice del torneo, l’opposto Ekaterina Gamova. Tra lo sconcerto e lo stupore generale di compagne, tifosi, giornalisti ed avversarie viene fornita la versione ufficiale di una presunta intossicazione alimentare che, caso strano, proseguirà anche nella giornata seguente con Kazan che, da ruolo di principale candidata alla vittoria della coppa, termina desolatamente ultima con un solo set vinto nell’intera final four. Al di là del logico imbarazzo generale ed allo sbigottimento logico delle stesse giocatrici della Dinamo, viene logico collegare le assenze al recente scandalo doping che ha coinvolto sia la federazione russa di atletica che la tennista Sharapova e che si sta lentamente avvicinando anche al volley. Infatti, con la messa al bando del medicinale “meldonium”, anti-ischemico poco utilizzato in Europa ed in America (dove è vietato) ma di largo uso in Russia ( è prodotto in Lettonia) dove viene accusato di aumentare le capacità di recupero dallo sforzo fisico con la riduzione di acido lattico, improvvisamente e forse non casualmente , si sono succedute situazioni strane mai prima verificate. E’ il caso  dello schiacciatore Alexander Markin, grande protagonista a dicembre delle qualificazioni olimpiche della nazionale di Alekno e poi casualmente sparito di scena dopo il divieto di tale sostanza, o del libero della Dinamo Mosca Alexei Obmochaev anch’egli fermato per doping (per lui si parla però di cocaina). Due casi accertati di doping al quale vanno aggiunti quelli sospetti di Starseva  e Gamova creano diversi sospetti sulla regolarità recente dei risultati di livello ottenuti in campo continentale dalla nazione russa e dalle relative squadre di club. Più di un dubbio nasce dall’eccezionale potenza fisica e tenuta atletica che i pallavolisti di quelle squadre riescono a mantenere su di un livello superiore e costante per tutti i match; ne sa qualcosa la Piacenza del volley che negli ultimi anni spesso ha incrociato i suoi destini continentali con formazioni come Mosca e Kazan uscendone quasi sempre con le ossa rotte: la Copra per ben tre volte e’ uscita con Kazan (di cui una in finale di Champions), mentre la Nordmeccanica ha patito sconfitte con la Dinamo Mosca (la scorsa stagione) e proprio pochi giorni or sono con l’incriminata Dinamo Kazan , partite nelle quali una delle possibili “dopate” (Gamova) è stata determinante per il passaggio del turno. Non vi è nessuna controprova sulla liceità dei successi ottenuti dagli ex-sovietici, certo è che più di un dubbio sta nascendo dalla recenti scoperte e coincidenze.

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