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Iscritto martedì, 20 novembre 2012

Berra (Pd): «No al circo con gli animali a Piacenza»

"Un giusto messaggio educativo per le giovani generazioni è consentire entusiasticamente l' invio di armi ed esaltarne la loro carica distruttiva: proteggiamo l'ambiente gli animali e continuiamo a fare uccidere gli uomini(donne e bambini incluso)!"

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Pif, dal proverbio al romanzo

"la pasticceria di Pippo era un dolce angolo di Sicilia a Piacenza, mi fa piacere che questa lettura abbia suscitato un così piacevole ricordo"

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Il cuoco dell’Alcyon, l’ultima opera di Andrea Camilleri

"A proposito di traduzioni, (bando all`ironia) un lettore mi suggerisce: «Leggevo che un traduttore spagnolo dei romanzi del commissario Montalbano, in castigliano, quando diceva rendere l'idea dello slang di Catarella si affidava al dialetto maiorchino di Palma di Maiorca...»"

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Perché dai ascolto ad un idiota che ha letto una email che gli ha girato qualcun altro?

"Per Andrea, per un confronto “democratico”
Bene, un bell’intervento, se ne vedono pochi così lunghi e ben motivati. Se posso permettermi non mi aspettavo la caduta di stile proprio alla fine, è la classica scivolata sulla buccia di banana. Le parolacce credo è meglio lasciarle a chi è accorto di motivazioni e visto che di motivazioni in questo intervento ce ne sono a iosa, la volgare affermazione finale (Questo nonostante il nostro paese di disonesti, di mafiosi, camorristi e, soprattutto, leghisti razzisti le stia così profondamente sui @#?*%$i – sic!) fatico a comprenderla.
Tralasciamo ed andiamo al dunque. Solo alcune sottolineature. Intanto per iniziare devo dire che nessuna posizione la considero aprioristicamente da scartare, particolari prese di posizioni politiche personali, al di là del fatto che ci possano infastidire o meno, sono comunque parte integrante dello sviluppo del pensiero tout court e perciò da tenere in massima considerazione.
Se l’elaborazione concettuale di un determinato quesito connesso alla civiltà contemporanea, proviene da un ebreo o da un palestinese, non credo ci sia nulla di male nel prenderlo in considerazione, al limite (se lo si ritiene valido) di condividerlo anche. Perché se si dovessero escludere “Intellettuali sionisti” che alla evoluzione del pensiero dell’occidente così tanto hanno contribuito, si dovrebbero escludere pensatori quali Marx, Einstein, Freud, solo per citarne alcuni, i più popolarmente conosciuti. A differenza di chi fa affermazioni equivoche sull’argomento, devo ribadire, ce ne fosse di bisogno, che qualsiasi forma di razzismo mi è sconosciuta, a differenza di chi il pensiero sionista esclude “perché di lezioni all’occidente non sono qualificati a darne”. Tutti dovrebbero essere liberi di esprimere il loro pensiero, non solo, ma condivido appieno la citazione attribuita a Voltaire ma scritta a quanto sembra da Evelyn Beatrice Hall: “Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”.
Per il resto devo condividere quasi tutto, sulla scuola non ho mai lesinato critiche ai governi, di qualsiasi colore e di qualsiasi indirizzo politico, al riguardo numerose testimonianze si possono riscontrare sulle note scritte, in tempi non sospetti, su questo stesso sito, come su altre testate e libri. Credo di aver criticato tutte le riforme che si sono succedute nella scuola dagli anni novanta ad oggi. Riforme che hanno danneggiato tutti gli ordini scolastici, dall’infanzia (dove l’Italia aveva un primato mondiale) all’Università, che hanno frantumato in innumerevoli qualifiche le specializzazioni e disseminato in ogni dove gli atenei, impoverendola nei contenuti e squalificandone i titoli stessi.
Per cui Berlinguer o la Moratti come la Gelmini, per me pari son! La scuola che mi sta a cuore non è certamente quella del Riordino dei Cicli dell’Istruzione come non è quella delle famose e fumose tre “i”: “Impresa, inglese ed internet”.
Son ben altri i valori che la scuola dovrebbe avere, non certo quanto sostenuto da burocrati che si sono dimostrati più realisti del Re, come nel caso dell’insegnante palermitana esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e di parte dello stipendio (ridotto alla metà) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accostava il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani). Per verità e correttezza bisogna dire che lo stesso Salvini, a differenza di altri politici del suo partito, si è augurato un veloce ritorno dell’insegnante nelle aule scolastiche, cosa che è giustamente e velocemente avvenuta.
La meglio gioventù, sì la migliore gioventù, quella degli anni sessanta e settata, ha operato in Italia, l’unica rivoluzione che ci sia mai stata. Una rivoluzione che in un decennio ha svecchiato una sonnolenta società, ancora basata sull’autoritarismo ed il clericalismo. In Italia, dove non c’è mai stata una vera rivoluzione borghese e liberale, qualsiasi Riforma è stata merito dei Radicali, dei socialisti e dei comunisti. Si badi bene le conquiste come il divorzio e l’aborto non hanno nulla a che fare con delle richieste sociali della sinistra classica, cui importava semmai un reale cambiamento nei reali rapporti di forza nel mondo del lavoro e dell’impresa. Merito del decennio sessantottino è stato lo Statuto dei lavoratori, quella grande conquista operaia che vari governi hanno nel tempo cercato di eliminare. L’unico ad esserci riuscito, in parte, con il famigerato articolo diciotto, è stato un cosiddetto governo di centrosinistra (che in realtà ha distrutta la sinistra), il governo di Matteo Renzi.
Meno male che c’è stato negli anni settanta “Il modello democratico liberale tanto caro alla sinistra ed ai radicali”, diversamente staremmo in questa nostra Italia ancora all’anno zero per i diritti civili, per la parità dei sessi, per le libertà personali e politiche.
Nessun “necrologio della democrazia”, ma critiche a questa democrazia senz’altro. Partendo dal principio che la democrazia non è sicuramente la migliore forma di governo tant’è che in molti l’hanno criticata ed a ragione, non mi riferisco a filosofi o politici lontani nel tempo quale Platone, ma a pensatori a noi vicini.
Non dimentichiamo al riguardo il consenso popolare (quindi maggioritario) che hanno avuto le maggiori dittature del Novecento, dal Fascismo, al Nazismo, al Comunismo Sovietico.
La maggioranza, pur essendo una espressione di democrazia, non sempre è l’espressione migliore di una organizzazione politica della società. Ricordiamo al riguardo quanto detto da Sir Winston Churcill: “la democrazia è la peggior forma di governo, ma la migliore finora”.
Quindi la peggiore, ma ad oggi la migliore, perciò cerchiamo di migliorarla. L’intervento questo voleva sottolineare: tutti abbiamo libertà di pensiero, non tutti abbiamo la stessa competenza ma tutti dobbiamo contribuire a migliorare questa democrazia!
Al riguardo riporto i punti salienti dell’intervento:
--“ La gente oggi, pur avendo una infinità di mezzi per informarsi ed una certa preparazione scolastica, si rifiuta di credere a tutto ciò che contraddice le proprie convinzioni, abdica la propria capacità riflessiva affidandosi a convinzioni fornite non da un’analisi dei fatti ma da interpretazioni sui fatti, spesso arbitrarie che altri ci forniscono
L’opinione dello studente non può avere lo stesso valore del vecchio professore in materia scolastica, l’opinione dell’esperto specialista in medicina non può essere paragonata ed aver lo stesso peso di un cittadino che si è informato attraverso siti salutisti su internet. Purtroppo invece questo è ciò che accade oggi. La maggior parte delle convinzioni sull’inutilità dei vaccini segue questa logica.
La pessima alfabetizzazione ed il crollo del rapporto esperti-cittadini, secondo il Nostro, sono alla base della disfunzione della democrazia.
Altrimenti, quando la democrazia viene interpretata come un’infinita richiesta di rispetto immediato nei confronti di opinioni infondate, tutto ed il contrario di tutto diventano possibili, compresa la fine della democrazia e dello stesso governo repubblicano”—

Ossequi"

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“Gruppo Alpini Vigolzone, il 50esimo”

"Grazie al Gruppo Alpini Vigolzone che ha inserito nella pubblicazione che celebra il loro 50° anniversario, col titolo “Mio padre, Alpino della Brigata Julia” una nota della mia raccolta NOTE 2013 -edita youcanprint 2014 - che si riporta integralmente:

"Oggi ho ripreso in mano “L’ospite incallito” di Erri De Luca, un libro piccolo, ed un libro di poesia. E due delle poesie contenute, mi trascinano nel vortice di domande mai fatte, di storie accennate e mai veramente conosciute eppure così prossime. La storia dei nostri padri, di nostro padre, di chi ha lo stesso cognome e di biblico, la nostra creazione. A volte, ricordando la vita di mio padre, ho la sensazione che bene esprime il verso del poeta: “… contro il destino per dispetto, per camurrìa di vita” e cioè abbia comunque voluto vivere a dispetto di tutti gli episodi che l’avrebbero, per logica, voluto morto. Abbia voluto vivere comunque per quella camurrìa (scocciatura) che rappresenta la vita. O per quella camurrìa (noia), così come ce l’ha resa nota Moravia o, meglio ancora per quella camurrìa (nausea), così come ce l’ha resa tangibile Sartre. Sì, perché mio padre nasce nel 1918, in una delle più triste primavere della prima guerra mondiale, quando, dopo Caporetto ad Aprile, gli austriaci preparavano la grande offensiva. A proposito di guerre, mio padre, appena terminato il servizio di leva, parteciperà a tutta la durata della seconda guerra mondiale, in tutto farà sette anni di vita militare. Per chi aveva fatto il minatore, figlio di minatore, passare dalla zolfara alla trincea, è una bella camurrìa di vita!
Così Erri De Luca nella poesia In Coincidenza col padre “Hai salito la guerra sui monti di Albania,/ non me l’hai raccontata,” sì, non me l’ha raccontata neanche mio padre, la campagna d’Albania. L'occupazione dell'Albania del 1939, un modo originale di ricordare il suo ventunesimo compleanno. E nemmeno mi hai raccontato la campagna di Grecia nell’autunno dell’anno appresso, quando le truppe del Regio Esercito Italiano, partendo dalle proprie basi albanesi, entrarono in territorio ellenico. Una cosa me l’ha detta: quando dopo la conquista di qualche pietroso cucuzzolo da parte del nostro esercito arrivava la milizia fascista a piantare la propria bandiera, per poi essere ricacciata e riperderla (non a caso le forze greche riuscirono a contenere l'offensiva iniziale italiana e successivamente anche a contrattaccare). La guerra di posizione in montagna si trascinò fino all'aprile del successivo compleanno, quando i tedeschi invasa la Jugoslavia costrinsero la Grecia alla capitolazione. E, nemmeno la campagna di Russia mi ha raccontato, così come la ritirata dell’inverno del 44, (accennata appena).
“Di sé non raccontava, so di lui quello che ho visto.” Ed ho visto che “Ha cantato a Natale canzoni di montagna / imparate da alpino nella guerra;” - dalla poesia “Il nome: Aldo De Luca” -.
Sì da alpino, nella brigata Julia, allora Divisione, che si distinse nella campagna di Grecia e in quella Russa (come parte dell'Armata Italiana in Russia - ARMIR-) dove subirà ingentissime perdite, ma riuscirà ad uscire dalla sacca creata dai russi con la Battaglia di Nikolajewka . Mio padre non parlava mai di battaglie e di eroismi, mi disse solo che aveva perso un amico, un suo compaesano in quella ritirata, non se ne seppe più nulla, perché era rimasto nella sacca. Aveva anche lui vent’anni (con il viaggio di nozze con la morte / aveva trovato Nikolajewka -Van de Sfross).
Molte cose le ho apprese e saputo dai libri: “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi, ufficiale medico, che così scrisse: «La popolazione russa ben presto s'era istintivamente accostata agli alpini; la gente d'Ucraina aveva trovato via d'intesa con gli uomini dalla penna nera e si mostrava larga di simpatia e di attenzioni verso quei ragazzi gioviali; offriva spontanea ospitalità nelle isbe e si intratteneva volentieri a conversare fino a tardi»
E so che era vero, perché mio padre mi ha detto che divideva la sua gavetta di minestra con il bambino di una famiglia che l’ospitava e sua mamma gli metteva sulle spalle la pelliccia del marito (anche lui sul fronte, dall’altra parte) per sopravvivere nelle notti gelide. I libri di storia son fatti di date, di guerre, di grandi movimenti e rivoluzioni, il libro di storia di mio padre, per quel poco che ne so, è fatto di episodi isolati, di conoscenze personali, di contatti umani, di uomini che hanno vissuto con gesti quotidiani i grandi eventi. Eroe non nasce nessuno, diceva spesso mio zio Vincenzo, carabiniere, è la situazione, il momento che ti costringe ad esserlo, a diventare Eroe.
Ho conosciuto quella guerra e soprattutto quella ritirata, attraverso i libri dicevo, come Il sergente nella neve di Rigoni Stern ed il teatro, come ci è stata raccontata da Marco Paolini (a Piacenza, nel 2007) con la riduzione teatrale di quel testo o, come ce l’ha cantata Davide Van de Sfroos nel brano “Il Reduce”.
“Contro il destino per dispetto, per camurrìa di vita”, è ritornato al suo paese. Precariamente. Per emigrare. “Il fiato uscito caldo di pensieri dal tuo cranio / si è infilato nel mio, succede ai posti che conservano l’aria di una sera per cent’anni”. E fu così che nacqui, straniero, in terra straniera.
E sopravvisse (mio padre) “… contro il destino, per dispetto, per camurrìa di vita” anche alla vita che l’attendeva, vita da minatore nelle miniere di carbone, ma questa è un’altra storia, una storia di “migrantes” italiani d’altri tempi (italiani di tutte le regioni, compreso il ricco Triveneto, la Lombardia e l’Emila-Romagna).
“Di sé non raccontava, so di lui quello che ho visto” ed aggiungo che ho letto ed ascoltato, so che per lui, dopo questi eventi “il tempo è diventato un supplemento”. Grazie alla poesia di Erri De Luca che mi ha accompagnato in questo viaggio della memoria, che mi ha fatto pensare, ancora una volta, (se ce ne fosse stato bisogno) che “la storia siamo noi, siamo noi padri e figli, / siamo noi, bella ciao, che partiamo. / quelli che hanno letto milioni di libri / e quelli che non sanno nemmeno parlare” (De Gregori).
Ogni figlio vorrebbe somigliare al padre. Ed alla fine, in piena maturità, ci si accorge di somigliargli per davvero. Anch’io “Ho fatto le sue mosse col vino e con i libri / senza nessuna sbronza presa insieme: / mio rammarico fesso e secondario”.
Carmelo Sciascia"

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Berra (Pd): «No al circo con gli animali a Piacenza»

"Un giusto messaggio educativo per le giovani generazioni è consentire entusiasticamente l' invio di armi ed esaltarne la loro carica distruttiva: proteggiamo l'ambiente gli animali e continuiamo a fare uccidere gli uomini(donne e bambini incluso)!"

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Pif, dal proverbio al romanzo

"la pasticceria di Pippo era un dolce angolo di Sicilia a Piacenza, mi fa piacere che questa lettura abbia suscitato un così piacevole ricordo"

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