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Dio e arte nella Salita al Pordenone, inaugurazione ufficiale con Sgarbi

Ad ascoltare il critico c'erano anche il ministro Galletti e il cardinale Re. Da tutti il grazie alla Banca di Piacenza

 

Dio e arte sembrano raggiungere un equilibrio maestoso nella basilica di Santa Maria di Campagna, la cui cupola è impreziosita dall’opera del grande artista cinquecentesco Giovanni Antonio de Sacchis conosciuto come il Pordenone. Grazie alla Banca di Piacenza, gli affreschi sono ora ammirabili da una prospettiva nuova. Come per il Guercino, in Duomo, è stato allestito un camminamento che, incuneandosi nei meandri angusti dell’antica chiesa, porta i visitatori fin al cospetto degli affreschi, alla base della cupola. 

Oggi, sabato 3 marzo, nonostante una nevicata alpina, la basilica era gremita e per l’inaugurazione ufficiale della Salita al Pordenone, erano presenti il cardinale Giovanni Battista Re, il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti, il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il professor Vittorio Sgarbi, che ha incantato la platea con un intervento nel suo stile. C’era anche il prefetto Maurizio Falco, il sindaco Patrizia Barbieri, il prescindente della Provincia Francesco Rolleri, il vescovo Gianni Ambrosio, il questore Pietro Ostuni, il direttore del Demanio Roberto Reggi (al quale è andato il saluto speciale di Sgarbi che ha sdrammatizzato i durissimi scontri tra i due all’epoca di quando Reggi era sindaco di Piacenza) e, naturalmente, il padrone di casa padre Secondo Ballati. 

Da tutti il grazie unanime all’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza, grazie al quale è stato valorizzato un altro tesoro di Piacenza, che non sarà stata consacrata capitale italiana della cultura ma che si sta diventando ogni giorno di più un polo attrattivo culturale di alto livello per tutto il nord Italia. 

La mattinata è stata aperta dal suggestivo concerto del Coro Tyrtarion dell’Accademia Vivarium Novum; suggestione accresciuta dal fatto che il direttore del coro, nel rivolgersi alla platea per illustrare i vari brani interpretati, ha parlato sempre in latino. 

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