«Romagnosi restituito alla città», restauri in partenza anche per Cavalli e Pontieri

Presentato l'esito dell'intervento al monumento al piacentino illustre di piazzetta San Francesco, sponsorizzato da Confindustria Piacenza. La targa tradotta in braille dal presidente provinciale dell'Unione Italiana ciechi e ipovedenti

Oltre due mesi di restauri - a distanza di 23 anni dall’ultimo intervento - per restituire alla città il monumento al giurista e filosofo Gian Domenico Romagnosi. Il marmo di Carrara che compone la figura del piacentino illustre, realizzata da Cristoforo Marzaroli nel 1867 e da allora situata in piazzetta San Francesco, è tornato a splendere grazie ai lavori condotti da luglio a settembre dalla restauratrice Alessandra D'Elia, d'intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Parma e Piacenza e con il supporto dell'assessorato ai Lavori Pubblici.

A renderli possibili la “chiamata alle arti” dell’amministrazione comunale a cui ha risposto Confindustria Piacenza, sponsor del restauro – presenti il presidente Francesco Rolleri, il direttore Luca Groppi e il vicedirettore Attilia Jesini - il cui esito è stato presentato ufficialmente nel pomeriggio. Alla nuova ’”inaugurazione” hanno preso parte anche la dirigente del Servizio cultura Antonella Gigli e Gregorio Contini, presidente provinciale dell'Unione italiana Ciechi e Ipovedenti, che ha curato la traduzione in braille della targa informativa posta alla base della statua. 

«Si stanno facendo avanti diverse realtà private che hanno messo in campo le disponibilità per alcuni interventi molto importanti – ha sottolineato Jonathan Papamarenghi, assessore alla cultura del comune di Piacenza – i più imminenti li vedremo partire tra poco più di un mese: il restauro dei Cavalli del Mochi, che richiedono un intervento importante e il monumento ai Pontieri, che accoglie tantissimi visitatori nella nostra città, in arrivo dall’area nord di Piacenza».

La storia del monumento (scheda di Alessandra Mordacci) - Giandomenico Romagnosi (Salsomaggiore 1761 - Milano 1835) insegnò Diritto Pubblico all’Università di Pavia e partecipò alla stesura del Codice Penale del Regno Italico. Collaboratore del Conciliatore, fu sospettato di cospirazione antiaustriaca. Il giurista, vestito di un’ampia toga, è qui ritratto in piedi in atteggiamento meditabondo, con le braccia raccolte al petto. Porta la mano destra chiusa a pugno verso la spalla opposta; nella sinistra, rivolta verso il basso, stringe un fascio di carte in parte arrotolate. Il monumento, di dimensioni maggiori del naturale, è realizzato con lievi varianti (ad esempio nella torsione del capo) rispetto al modello di gesso eseguito nel 1864-1865 circa, ora conservato all’Università degli Studi di Parma. Il bozzetto della statua di Romagnosi — ancor oggi annoverato tra i “piacentini” illustri per essere nato a Salsomaggiore Terme in un’epoca in cui la cittadina dipendeva territorialmente da Piacenza — fu esposto al pubblico in una mostra d’arte a Firenze nel 1865, durante le celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri, organizzate dal capoluogo toscano.

In seguito riscosse il a favore della critica a Parma, all’Esposizione del Primo Congresso Artistico Italiano (1870). Artefice del Iavoro preparatorio era un giovane artista nato anch’eg1i a Salsomaggiore: lo scultore Cristoforo Marzaroli. Le cronache del tempo riportano che «saputosi a Piacenza dell’esistenza del bozzetto dedicato al Romagnosi, dopo poco tempo la Giunta comunale proponeva di esigere in piazzetta San Francesco, salvo l’avviso dello scultore, un monumento all’illustre concittadino e nel contempo procedeva pure alla nomina di un’apposita commissione, presieduta dal conte Bernardo Pallastrelli, incaricata di portarsi a Milano e a Parma per esaminare le opere del Marzaroli ivi esistenti e di riferire intorno ai meriti di colui che era considerato uno dei più giovani artisti esordienti». Nel settembre 1865 la Commissione e l’artista stipularono una convenzione per la realizzazione della statua e per la sua sistemazione a Piacenza entro il mese di agosto 1866, nel luogo che la commissione stessa avrebbe indicato. Il compenso spettante per l'opera venne fissato in 16.000 lire. La convenzione fa approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 21 ottobre 1865, con un solo voto contrario e venti favorevoli. Trascorsi tre mesi, poiché ancora la commissione non aveva scelto dove collocare la statua, Cristoforo Marzaroli inviò nel dicembre 1865 una missiva che fini esprimendo il parere che «la piazzetta di San Francesco rimane ancora il luogo più proprio per accogliere un monumento onorario». La proposta dello scultore fu accettata dagli amministratori in carica, che optarono così in modo definitivo per la piazzetta. Il consiglio comunale, riunito d’urgenza il 7 settembre 1867 (solo due mesi prima del previsto scoprimento dell’opera), stabili che sul piedistallo dovesse figurare solo l’iscrizione dedicatoria «A GIANDOMENICO ROMAGNOSI IL MUNICIPIO MDCCCLXVII». L’inaugurazione fu certamente singolare: in attesa che la Commissione alle onoranze decidesse la data della cerimonia ufficiale di presentazione al pubblico, alcuni sconosciuti, dopo avere abbattuto nottetempo la staccionata che recingeva la scultura commemorativa, la lasciarono scoperta, rendendola quindi anticipatamente visibile. La statua di Marzaroli, che il committente Comune di Piacenza aveva preferito ad un bozzetto presentato dal veronese Alessandro Puttinati (1801 — 1872), s’impose presto all’attenzione degli scultori di quegli anni, non solo piacentini. Per la posizione, di indubbio effetto scenografico, e per l’impianto generale, ma anche per la resa psicologica del personaggio e gli effetti chiaroscurali nell’ampio panneggio della toga. Tali aspetti dovettero offrire una risposta originale al problema della rappresentazione di uomini e fogge contemporanee ed esercitarono verosimilmente un influsso sulla scultura celebrativa dell’epoca. Un esempio è il Ritratto di Pompeo ditta Biumi (gesso, 1874, Brera) di Francesco Barzaghi, che vide il modello per il monumento a Romagnosi a Parma all’esposizione del 1870, dove anch’eg1i fu premiato.

La statua piacentina subì varie peripezie. Negli anni Cinquanta, mutata la situazione urbanistica circostante, non era più al centro della piazza di San Francesco, sicché si formularono varie ipotesi di sistemazioni alternative, assai discusse sulla stampa e in seno alle associazioni culturali. Infine fu rimossa, il 20 maggio 1958. Il quotidiano «Libertà» ne comunicò così la notizia: «Patetico trasloco da Piazza Cavalli del monumento a G. Domenico Romagnosi. Ha lasciato ieri Largo San Francesco, che occupava dal 1867, incatenato su un carro come un prigioniero alla gogna. Troverà provvisoria sistemazione nelle scuole Alberoni [ndr: il Collegio presso cui Romagnosi aveva iniziato gli studi ecclesiastici prima di orientarsi verso le discipline giuridiche]». L”'esilio” terminò il 24 aprile 1966, quando la scultura affrontò il percorso inverso e approdò in piazzetta San Francesco, sotto gli auspici della “Famiglia Piasinteina”. Il sodalizio, promotore del restauro e del ritorno “del Romagnosi”, pose davanti ad esso una corona d’alloro ornata da un nastro rosso con la scritta “Bentornato”.

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