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AL Club Cinematografico Fiorenzuola Linda Vukaj apre "Photo ’18"

La rassegna proporrà 14 eventi da domenica al 25 novembre

Domenica 30 settembre alle ore 10.30 presso la sede del Club Cinematografico Fiorenzuola (in piazza Caduti 1) apre la mostra “Un istante illuminato, Attimi di fotografia, arte, luoghi, memorie”. La rassegna ha  patrocinio del Comune e  sostegno di Bussandri Srl, WEI - Well Equipments International;  distribuita su 14 eventi ad ingresso libero si protrarrà sino al 25 novembre  accompagnata dalla nota di presentazione:

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”, scriveva Cesare Pavese e, al Club Cinefotografico di Fiorenzuola, abbiamo pensato che -forse- la fotografia tutta si basa su questo concetto. Con quest’idea, abbiamo coinvolto autori ed esponenti della cultura e delle arti visuali, per riflettere di come tutta l’esperienza di una vita, possa coagularsi intorno ad una singola immagine. Un centesimo di secondo che, più che rappresentare memoria di ciò che abbiamo vissuto, è l’attimo esperienziale unico, quell’istante illuminato in cui tutto vive per sempre. Non bastassero a convincervi le fotografie di Linda Vukaj, Alfredo Sabatini, Alessandra Calò, Gruppo ideaimmagine, Roberto Ghedina, Julian Lops, Giovanni Zilioli, Anna Campanini, a Fiorenzuola vi aspetta una risalita “fotografica” alla cupola del Pordenone, resa possibile grazie alle straordinarie immagni immersive di Marco Stucchi, già autore della mostra su Guercino, esposta nella precedente edizione del festival.

Hanno collaborato alla rassegna: Associazione Musicale Phonisos, Cinema Capitol, Compagnia Teatrale Ancora Senza Nome, Cooperativa Galassia Gutenberg, Gruppo Fotografico ideaimmagine, Joy srl di Roberta Ticchi, Salumificio La Coppa e SMart galleria d’arte di Sonia Mazzetta.  La cantante e musicista Maddalena Conni; l’autore Marco Stucchi, la Banca di Piacenza e i Frati della Basilica Santuario di Santa Maria di Campagna, per l’utilizzo delle immagini del Pordenone.

Il primo appuntamento in calendario ha quale soggetto “Terre Verdiane” viste dall’obbiettivo  di Linda Vukaj ed visitabile fino al 14 ottobre, lun/mer/ven: 21-23, domenica: 10-12 e 17-19.

IL PROFILO DELL’AUTRICE. Nata a Durazzo (Albania) Linda Vukaj interrompe gli studi a Facoltà di Fisica a Tirana durante la caduta del regime comunista nel 1991 in Albania e si trasferisce in Italia. A Parma, completa il percorso universitario in Metodologie Fisiche, presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali all’Università di Parma. La fotografia è la sua grande passione. Viaggi, storie di vita e di tutti i giorni dei luoghi e delle persone che la circondano, sono i suoi soggetti preferiti. Ha esposto le sue fotografie a New York, Berlino, Pristina, Belo Horizzonte - Brasile oltre che in Italia - a Parma, Reggio Emilia, Cesena e Modena. Ha vinto premi nazionali e internazionali e realizzato diverse pubblicazioni (tra cui “Terre Verdiane - Luoghi. Persone. Opere”, contenente le immagini della mostra di Fiorenzuola) compreso il progetto/ricerca “Parallel Lands” presentato a Fotografia Europea 2015. Vive a Parma.

Da un testo di Eugenio Riccòmini, novembre 2013.

“Linda Vukaj non era neppure nata quando Carlo Bavagnoli vagava per le terre di Verdi scrutando le stesse brume, gli stessi volti, gli orizzonti velati e lontani che poi superbamente illustrò, quasi quarant’anni fa, accompagnando le immagini con le parole sussurrate e alate di Attilio Bertolucci, di Gian Paolo Minardi; e Linda s’è messa per la stessa strada, per lo stesso viottolo di campagna, tra la polvere dell’estate e il fango invernale, puntando l’obbiettivo verso argini, lanche, e facce stanche o rubizze di chi in quei luoghi passa la vita e ogni giornata di lavoro o di festa. S’è felicemente immersa, e quasi s’è persa, in quel mondo rurale disteso in una monotonia senza fine, entro un paesaggio privo di sorprese e di esplicite bellezze; trovando la bellezza, si direbbe, proprio in quel lento progredire dei viottoli, nelle curve ampie e lente del fiume (il solo che abbiamo, da queste parti, placido e talora terribile), nei selciati umidi dei borghi, che rilucono d’umidità sotto la luce dei lampioni. E, scattando immagini di singolare fascino, ha conversato con i personaggi (che Zavattini avrebbe amato) di quella “comédie humaine” attorno a cui fa crocchio la gente nei paesi della Bassa, quella gente che Verdi s’è portato dietro, senza mai farne parola a nessuno, per tutta la vita. E sono questi gli attori che si celano, e rivivono, nei personaggi che la sua musica mette in scena: con le stesse passioni, le stesse allegrie, gli stessi dolori, o invidie, o rancori, o vendette; con la stessa credibile popolare vitalità̀. Linda queste cose le ha intuite, e comprese. Lo si vede da tutte queste sue immagini”

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