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La scene del delitto e gli inquirenti dell'epoca (foto E.Gatti). Nelle altre immagini: gli avvocati Andrea Bazzani (difesa), Paolo Ferroni (parte civile), i due pm, Daniela Di Girolamo e Antonio Colonna (foto pre Covid)

La scene del delitto e gli inquirenti dell'epoca (foto E.Gatti). Nelle altre immagini: gli avvocati Andrea Bazzani (difesa), Paolo Ferroni (parte civile), i due pm, Daniela Di Girolamo e Antonio Colonna (foto pre Covid)

Camionista ucciso in A1, chiesti 21 anni per un lituano. Accusa e difesa: «Gravi errori nelle prime indagini»

Si avvia alla conclusione la vicenda del camionista ucciso nell'area di servizio in A1 a Fiorenzuola nel 2016. Dopo clamorosi colpi di scena e ed errori nelle indagini, l'accusa ha chiesto 21 anni di carcere per Ricardas Zamolskis che però è irreperibile

«Siamo chiamati ad un compito difficilissimo perché stiamo parlando della morte di un uomo. Un essere umano al quale è stata tolta la vita in 6 minuti e 50 secondi. Il tutto è reso più complicato da due vizi genetici, ossia aver avuto una tesi preconcetta, adattarla a quanto si ritiene vero e cercare a tutti i costi riscontri che la confermino, - invece doveva accadere il contrario -. E’ un errore gravissimo perché si va così a trascurare moltissimi altri dettagli. Gravissimo altresì è stato accontentarsi facendo valutazioni a priori sulla ferita mortale prima dell’autopsia e sul coltello trovato in prima battuta. Questi due elementi hanno orientato in un certo modo le indagini nella loro fase più delicata. Se si agisce su e con preconcetti si prendono cantonate mostruose come è successo in questo caso».

Omicidio all'Autogrill di Fiorenzuola ©Gatti_ilPiacenza-2-2E’ iniziata così la lunga requisitoria del pm Antonio Colonna per il processo che vede imputato per omicidio volontario il 60enne lituano Ricardas Zamolskis nei confronti del connazionale Oleksandr Bokov, 32enne, avvenuto il 30 luglio 2016 nell’area di servizio Arda Ovest lungo l’autostrada A1 a Fiorenzuola. Ha chiesto 21 anni di reclusione. La corte d’Assise presieduta dai giudici Gianandrea Bussi e Laura Pietrasanta e i giudici popolari si sono riservati.

L’imputato non è in Italia ed è irreperibile, in aula era presente il suo avvocato Andrea Bazzani (assistito da Arianna Maggi). I famigliari del giovane si sono costituiti parte civile con l’avvocato Paolo Ferroni che ha avanzato le richieste risarcitorie: 300mila euro per i genitori, 500mila per la moglie.  La difesa ha chiesto l'assoluzione: «Zamolskis non dovrebbe pagare lo scotto di indagini partite malissimo e con lacune enormi che si sono ampliate nonostante il mirabile successivo lavoro svolto dalla procura, nella seconda parte delle indagini». In aula anche il procuratore capo Grazia Pradella. 

di girolamo colonna-2Prima di Colonna ha parlato la collega Daniela Di Girolamo (titolare del caso ricevuto dal pm Roberto Fontana che era stato trasferito). Ha ripercorso la vicenda dei due camionisti e quanto accaduto in seguito. Zamolskis e Bokov, camionisti lituani, hanno passato l’intera giornata del 30 luglio 2016 insieme. Avevano parcheggiato i rispettivi tir nell’area dedicata ai mezzi pesanti. Hanno bevuto, mangiato, guardato film, parlato, litigato. Nel tardo pomeriggio Bokov viene trovato cadavere sull’asfalto davanti ad uno dei mezzi pesanti. Non c’è sangue: l’unica coltellata ricevuta l’ha ammazzato sul colpo provocando un’enorme e fatale emorragia interna. Sul posto arrivano i soccorsi del 118 che non hanno fatto altro che constatare il decesso non prima di aver provato a rianimarlo. I medici erano stati allertati alle 17.37 dal titolare della pompa di benzina a sua volta avvertito dal conducente di un caravan. Solo pochi attimi prima l’imputato è stato visto sul camion della vittima, d’altronde i due avevano passato la giornata insieme, addirittura avevano anche guardato film scambiandosene alcuni, oltre che aver bevuto e chiacchierato ma anche litigato come hanno dichiarato più persone. Un crescendo di tensione che – sostiene l’accusa – è culminato nella coltellata d’impeto, di forza che solo per puro caso è risultata fatale ossia, è pura casualità che abbia perforato il polmone e poi il ventricolo sinistro provocando la morte immediata: «Non siamo davanti a un killer di professione», ha detto il pm Colonna.

Omicidio all'Autogrill di Fiorenzuola ©Gatti/ilPiacenzaIn pochi minuti giungono in forze anche i carabinieri, la polizia stradale di Guardamiglio (competente per territorio), la squadra mobile all’epoca guidata da Salvatore Blasco e il pm Roberto Fontana. Nell’immediatezza viene fermato e interrogato Ricardas Zamolskis: nel suo tir c’è un coltello di ceramica con tracce di liquido rosso e senza punta. Testimoni (altri camionisti) dicono che i due nella giornata hanno litigato e bevuto. La tac sul corpo della vittima evidenzia, dove è stato colpito, un elemento che potrebbe essere una scheggia, ossia si pensa essere la punta mancante del coltello. Zamolskis viene arrestato ma il liquido rosso, diranno le analisi, non è sangue e la scheggia non è la punta del coltello ma una delle coste raggiunte e danneggiate dal fendente. Non ci sono prove che sia stato lui: quel coltello non ha ucciso quell’uomo. La procura libera Zamolskis e chiede l’archiviazione nel 2018, il gip (all’epoca  Stefania Di Rienzo) la respinge e ordina al pm l’imputazione coatta. A quel punto il caso si riapre: si sentono centinaia di testimoni, si dispongono perizie su altri coltelli e si iniziano nuove indagini, quelle che hanno portato alla requisitoria del 5 febbraio. «Si doveva capire se gli indizi si legano l’uno all’altro, se sono gravi, precisi, concordanti e che convergono verso un’unica possibilità, ossia di fatto che bastino a sostenere che Zamolskis è colpevole oltre a ogni ragionevole dubbio» ha detto il pm Di Girolamo.

E’ toccato a Colonna ripercorrere minuto per minuto quel pomeriggio, anzi quei 6 minuti e 50 secondi durante i quali Bokov viene ucciso. Ilferroni paolo-2 tir della vittima occupa lo stallo 9, nel numero 8 c’è quello di un testimone, al numero 7 c’è quello dell’imputato. Bokov rimane vivo fino verosimilmente fino a pochi secondi prima delle 17.37 quando vengono chiamati i soccorsi. Alle 17.23 arriva un bus: ad aspettarlo ci sono diverse persone che hanno visuale piena sulla scena dove poi sarà trovato il corpo (nel 2020 si è riscotruita la scena sul posto). Una coppia vede sia un camionista magro che si stiracchia e un altro di costituzione robusta a bordo di un tir (il viso non si vede ma riconosceranno boxer e gamba). Alle 17.29 e 46 secondi il bus con a bordo molti passeggeri si muove e passa accanto ai tre tir: nessuno vede niente. Boskov è ancora vivo. Alle 17.36 e 29 secondi le telecamere di sorveglianza vedono muoversi un tir, il conducente dirà: ho visto uno coricato a terra, pensavo fosse ubriaco. Sempre le telecamere immortalano una figura che si muove tra uno dei mezzi pesanti e un furgone bianco (i video sono di scarsissima qualità). Alle 17.37 e 48 la chiamata al 118. Boskov è cadavere. E’ steso sull’asfalto, non c’è sangue.

«Perché ci si è accontentati di aver trovato quel coltello di ceramica e non si è cercato altro se non in qualche tombino o cestino lìOmicidio all'Autogrill di Fiorenzuola ©Gatti/ilPiacenza vicino? Perché non si è pensato che l’assassino potesse averlo gettato nella grande area verde che confina con quella dei tir? Perché gli inquirenti non sono rimasti fino a notte fonda? Fare di tutto, cercare ogni cosa, indagare in ogni direzione senza accontentarsi: così si doveva fare. Nel prato il coltello l’hanno cercato l’8 agosto, più di una settimana dopo: assurdo. Perché – ha detto Colonna – la reazione dell’imputato non ha destato stupore? Ha detto di non conoscere la vittima sapendo di mentire e non ha detto “cosa è successo?”, almeno un sospetto poteva destarlo. Non erano amici ma avevano passato ore e ore insieme, invece con gli inquirenti ha preso le distanze: “non lo conosco”». E ancora affonda il pm: «Perché si sono lasciati andare quattro veicoli che sono transitati nelle pertinenze della scena del delitto? (non sono poi risultati influenti, ma non era di certo scontato). Non ci troviamo di  fronte ad una scena del crimine intonsa ma sulla schiena di Boskov non c’era sangue. Tracce di sangue di Zamolskis invece si trovano all’altezza dei piedi e all’altezza del capo di Bokov, a terra sull’asfalto morto. La scientifica ha parlato di tracce date da uno stazionamento non da una falcata o di una persona in movimento: l’imputato soffre di diabete e di ulcere, sanguina e lascia impronte. Quelle tracce dimostrerebbero come l’assassino abbia girato attorno al corpo e non prima altrimenti la maglietta della vittima sarebbe stata trovata sporca. Il coltello usato per ammazzare Boskov non è mai stato trovato perché non cercato e questo è uno dei vizi cardine che hanno inficiato le indagini. Riteniamo quindi che Zamolskis sia sceso dal tir, sia andato incontro all’amico di quel giorno e che stava ritornando ai mezzi». «Nonostante avessero litigato - prosegue Colonna - la vittima non ha avuto paura (non ci sono ferite da difesa e la coltellata è stata data da molto vicino), poi il colpo unico e fatale. Boskov cade a terra, l’imputato lo vede accasciarsi, gli gira attorno, capisce cosa è successo e risale sul tir dove lo troveranno i poliziotti. Prima di allontanarsi riteniamo che possa aver lanciato il coltello. Non è un delitto da assassino seriale e preparato o di chi è avvezzo a questi crimini ma è d’impeto e come tale la reazione è stata presumibilmente quella di disfarsi della lama. E’ l’azione più logica e istintiva propria di un uomo, risultato anche avere un tasso alcolemico di 2 grammi per litro qualche tempo dopo, all'arrivo delle forze dell'ordine. Ci sono dei dubbi, ma questi devono essere ragionevoli, il dubbio che sia arrivato qualcuno dal nulla (posto che la vittima non ha parlato né visto nessuno quel giorno se non l’imputato) e che abbia ammazzato il giovane straniero non lo riteniamo ragionevole.

bazzani andrea-2Di diverso avviso il difensore, l’avvocato Bazzani: «Le indagini sono divise in due fasi. Nella seconda si sono messe in campo capacità fuori dall’ordinario tuttavia anche questa paga lo scotto della prima fase dove si sono perse grosse opportunità. Ritengo la ricostruzione splendida ma non tiene conto di ciò che non si sa, ossia sappiamo quasi nulla. Non sappiamo niente di altri soggetti presenti in quel momento nell’area, né si è approfondita la posizione di un terzo connazionale, un camionista che lavorava per la stessa ditta della vittima e che era presente seppur non nelle vicinanze: potrebbero essersi dati appuntamento giorni prima e a voce, per esempio». E ancora: «Qualche sospetto doveva destarlo anche colui che ha girato attorno al cadavere a bordo del proprio tir e che ha detto che pensava che l’uomo fosse ubriaco, al sole a 40 gradi. Non è credibile. Sui litigi e le urla: avendo visto film insieme, quelle voci potevano essere facilmente confuse dal volume alto. Inoltre manca il movente: dalle intercettazioni ambientali e telefoniche il mio assistito ha detto più volte: perché avrei dovuto ucciderlo? Mi aveva offerto un lavoro in Polonia». E infine: «Le macchie di sangue sull’asfalto sono compatibili con il fatto che l’uomo sia andato avanti e indietro dalle cabine più volte, per di più non sono databili. Ritengo quindi che all’esito di tutto ci siano state molte suggestioni e input ma nessuna prova certa. Zamolskis non dovrebbe pagare lo scotto di indagini partite malissimo e con lacune enormi che si sono ampliate nonostante il mirabile successivo lavoro svolto dalla procura».

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