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Delitto Casella, le immagini dell'omicidio in aula: e Adriano scoppia in lacrime

Seconda udienza del processo che, oltre ad Adrtiano Casella, vede imputata la sorella Isabella per occultamento di cadavere e una donna albanese, Suada Zilify accusata di circonvenzione di incapace. Sei carabinieri hanno risposto alle domande dei pm Antonio Colonna e Ornella Chicca e dei difensori Francesca Cotani, per Adriano, e Andrea Bazzani, per Isabella

Le immagini del delitto proiettate su uno schermo davanti alla corte di Assise

Le ricerche del papà "scomparso", i primi dubbi dei carabinieri, le intercettazioni telefoniche fino alla confessione dell’omicidio e al ritrovamento del corpo. Ma anche i 70mila euro dati a una donna albanese, convinto di strapparla alla gang di albanesi che la faceva prostituire e i dubbi esposti alla sorella. E ancora le analisi sul cadavere di Francesco Casella ritrovato in un boschetto vicino a San Michele, in località Carignone, con le immagini dei rilievi dei carabinieri mostrate in aula su due schermi, insieme con la pistola usata nei macelli per i bovini con cui Adriano avrebbe ucciso l’anziano genitore.

Immagini crude che non hanno fatto trattenere le lacrime a Adriano Casella, imputato di omicidio premeditato nei confronti del padre avvenuto il 7 luglio 2013 nell’abitazione di Sariano di Gropparello. La Corte d’Assise presieduta da Italo Ghitti, con Maurizio Boselli e i giudici popolari, ha anche incaricato il perito Angelo Musella, di Modena, di trascrivere le intercettazioni registrate in carcere tra Adriano Casella e la Madre Maria. Il perito avrà 40 giorni di tempo. La procura le ha chieste perché la madre avrebbe denunciato minacce da parte di albanesi a lei e alla sua famiglia.

E’, in sintesi, il contenuto della seconda udienza del processo che, oltre ad Adrtiano Casella, vede imputata la sorella Isabella per occultamento di cadavere e una donna albanese, Suada Zilify accusata di circonvenzione di incapace. Sei carabinieri hanno risposto alle domande dei pm Antonio Colonna e Ornella Chicca e dei difensori Francesca Cotani, per Adriano, e Andrea Bazzani, per Isabella.

I DUBBI SULLA SCOMPARSA Dopo la denuncia di scomparsa del padre, fatta dai figli il 9 luglio, il comandante della stazione di Gropparello, Vito Belcuore, ha ripercorso i giorni delle ricerche e anche i dubbi che gli sono nati dopo aver visto che in casa di Francesco erano rimaste le stampelle che l’uomo usava da un po' di tempo.

Corposa la relazione del maresciallo Camillo Calì, il quale il 12 luglio era stato contattato da Belcuore che aveva sollevato dubbi. Due gli elementi che hanno fatto partire le indagini del Nucleo operativo di Fiorenzuola, comandato da Calì: una vendita di attrezzi agricoli  a un vicino di Francesco, lo stesso non era presente e il fatto che Adriano disse che il padre era stato ricoverato a Parma.

Rapida verifica e i carabinieri scoprono che il ricovero non è mai esistito. Il giorno dopo, gli investigatori chiedono alla procura di disporre le intercettazioni di alcuni telefoni, tra cui quello di Suada, e quelle ambientali sull’auto di Adriano Casella, su cui verrà nascosto anche un Gps. Due giorni dopo, i carabinieri ascoltano che cosa si dicono Adriano, Isabella e Suada. Da subito - ha affermato Calì - è apparso chiaro che non cercavano il padre». Suada dice, poi, ad Adriano di ripetere ai carabinieri ciò che aveva detto in precedenza. E la difesa sottolinea una frase di Suada al telefono: Adriano al cellulare le dice che non è colpa sua se i carabinieri lo vogliono sentire. La donna albanese risponde: "Guarda che sono io che faccio girare te, non tu che fai girare me. Hai rovinato tutto, sei contento?".

LA PROSTITUZIONE E LOMICIDIO Adriano comincia a riflettere e con la sorella parla di una possibile confessione. Emergono i nuovi cellulari albanesi e i carabinieri scoprono il vasto giro di prostituzione controllato dai fratelli Uke (Donard e Mersin, quest’ultimo marito di Suada). E ancora il loro coinvolgimento nell’omicidio di un albanese al Baraonda, per il quale la procura pochi giorni fa ha chiesto tre ergastoli, due per i fratelli Uke e uno per un altro albanese Bujara, oltre a 8 anni di carcere per Suada per sfruttamento della prostituzione.

I DUE GIORNI PRIMA DEL RITROVAMENTO Giorni convulsi e frenetici il 16 e 17 luglio. I carabinieri scoprono che Adriano aveva già consegnato a Suada 15mila euro ed era in procinto di versargliene altri 10mila.

Il 16 pomeriggio i fratelli vengono sentiti di nuovo. Ma le intercettazioni dall’auto rivela che Adriano e Isabella si accordano per dare la stessa versione. E affermano che il 7 luglio dovranno dire di aver prenotato una pizza - per tutti, Francesco compreso - a Fiorenzuola e poi di essere andati a casa, un appartamento nella stessa Fiorenzuola. Anche qui, verifica dei carabinieri in pizzeria e i conti non tornano. Nel frattempo emerge che l’auto di Adriano, una Polo, era stata ceduta a Suada e trasferita in Albania. La prima a  essere sentita dai carabinieri è la sorella che dà la propria versione, poi scoppia a piangere.

Dopo due ore è la volta di Adriano, il quale poco prima in auto era stato intercettato mentre era al cellulare: "Mi stanno prendendo in giro, mi hanno mangiato i soldi". Davanti ai militari, Adriano crolla e piange, confessa l’omicidio e indica dove si troverebbe il corpo del padre. Da altre telefonate, emerge la paura di Adriano di essere condannato. La sorella gli dice "e se non sei stato tu? La mafia ti ha fregato i soldi". Lui replica: "L’ho già detto, sanno tutto". "Oddio, hai detto la verità" risponde Isabella la quale gli consiglia di dire che anche la donna albanese è coinvolta "almeno va in galera anche lei. Ma tu hai fatto altri nomi? La pistola l’hai fatta sparire? Ma sei stato tu davvero?".

LE RICERCHE Partono subito le ricerche, da mezzanotte e mezza fino alle 4. E’ il 17 luglio. Alla mattina presto Adriano chiama la sorella: "Tu non sai la storia. Ho già detto un po’ ai carabinieri, ma ora devo dirlo al magistrato". Le ricerche riprendono dalle 9.30 alle 18.30, ma non si trova nulla. Carabinieri, i due avvocati, i vigili del fuoco e i volontari sono in azione per le strade collinari tra Veleja e Gropparello. Alle 10.30 del 18 il corpo viene trovato. Il maresciallo Gianluca Murgia, esperto di rilievi tecnici e reperimento ricorda il lavoro svolto dopo il ritrovamento del cadavere. Il copro era visibile dal ciglio della strada, ma seminascosto da arbusti e piante. In posizione scoscesa, con probabilità è stato portato fin lì, perché la vegetazione ne avrebbe frenato lo scivolamento se fosse stappo fatto cadere dall’alto. La decomposizione era avanzata e già c’erano larve e insetti, su cui hanno studiato gli esperti per stabilire i tempi del decesso. La prossima udienza, il 20 ottobre, vedrà in aula il medico che ha fatto l’autopsia e un altro medico. Verrà ricostruita lo stato del corpo e la dinamica della morte.

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Infine, altri carabinieri hanno raccontato le indagini, anche del Ris, nell’abitazione di Sariano alla ricerca di tracce ematiche con il Luminol, di farmaci - secondo le indagini Francesco sarebbe stato prima addormentato e poi ucciso - e di altre prove, raccolte nella casa, che l’assassinio sarebbe stato commesso lì.

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