FiorenzuolaToday

«La libertà è un valore da difendere. Onoriamo i partigiani facendo rivivere i loro valori»

Celebrato il settantatreesimo anniversario dalla Liberazione. Il presidente dell'Anpi di FIorenzuola: «È fondamentale non lasciare che questa ondata di ritorno del fascismo riscriva la storia della nostra Repubblica. Non bisogna lasciar loro dettare l’agenda della politica»

Le autorità di fronte al monumento in piazza Caduti (foto Trespidi)

«La Festa della Liberazione è una festa che è nel cuore di tutti noi. L’Italia ha dovuto affrontare la libertà degli oppressori che hanno voluto occupare il nostro Paese, il Paese più bello del mondo. In più occasioni da sindaco ho concesso la cittadinanza a persone straniere. A loro ho detto: ‘Nascere italiani è un dono divino, diventarlo è un grande privilegio, fanne buon uso’». Così il primo cittadino di Fiorenzuola Romeo Gandolfi durante la commemorazione del settantatreesimo anniversario dalla Liberazione che si è svolta la mattinata di domenica 22 aprile. Dopo la Messa in suffragio dei Caduti, il corteo aperto dalla banda di Pontenure – e composto dalle rappresentanze civili, militari e delle associazioni locali combattentistiche con i gonfaloni - si è spostato in piazza Caduti per la deposizione di una corona d’alloro al monumento. La delegazione si è riunita successivamente in piazzale taverna dove il presidente dell’Anpi di Fiorenzuola Danilo Frati e il professor Giancarlo Corada, presidente provinciale dell’Anpi di Cremona, hanno tenuto la commemorazione ufficiale.

Il discorso del presidente dell’Anpi di Fiorenzuola, Danilo Frati

«[…] Nonostante i fatti storici che oggi ricordiamo e celebriamo si allontanino sempre di più nel tempo, il loro significato resta vivo e più che mai attuale. Credo non ci sia bisogno di ricordare quanto abbiamo visto negli scorsi mesi, in particolar modo in concomitanza con la campagna elettorale da poco terminata. A chi dice che l’antifascismo è storia vecchia, da dimenticare, che non ha più nulla da dire al presente, perché il presente si sa, è post ideologico, non dobbiamo fare altro che indicare l’attuale quadro politico. Forze politiche che mostrano pericolose aperture nei confronti delle forze neofasciste, che cercano di rivalutare quell’esperienza, siedono in Parlamento e anzi, sono le vere vincitrici di queste elezioni. Parole apertamente razziste vengono continuamente pronunciate dagli esponenti di questi partiti. Una generale insofferenza verso l’assetto istituzionale stabilito dalla nostra Costituzione si manifesta in molte forze politiche che promuovono idee pericolose e antidemocratiche in merito alla relazione tra esiti elettorali e governo del Paese. Chi ha vinto deve governare, dicono, e non importa che siano lontanissimi dalla maggioranza dei consensi: noi abbiamo vinto e gli altri devono fare come diciamo noi. Questo è lo scenario attuale. Nostalgie per il vecchio fascismo, che riemergono e si accompagnano ad una generale sfiducia nella democrazia, in una ricerca dell’uomo forte».

«Le cose non vanno meglio se guardiamo alla nostra provincia, dove recentemente si è insediato un nuovo partito neofascista che ha come obiettivo quello di avvicinare i giovani al fascismo. Non pensiamo che sia un caso che abbiano aperto la loro sede proprio in prossimità di due frequentati istituti scolastici. A ciò si aggiunge il distacco di molti esponenti delle istituzioni locali, esponenti proprio di quei partiti che, o non hanno mai reciso i loro legami storici col fascismo, o li hanno coltivati per interesse di parte. In quest’ottica va letta la criminalizzazione dell’antifascismo, in quest’ottica va letta la loro contrarietà a leggi più restrittive nei confronti della propaganda e dell’azione politica del fascismo, in quest’ottica va letta l’equiparazione dei combattenti partigiani ai militi fascisti e in quest’ottica va letta la strumentalizzazione delle foibe. In particolare, quest’ultimo caso è un esempio da manuale di uso strumentale della storia».

«Nessuno vuole più negare le violenze subite dagli Italiani nei territorio istriani e dalmati, ma non si può affrontare quel delicatissimo momento storico come se fosse interamente separabile da quanto avvenuto in precedenza, ovvero il processo di italianizzazione forzata di quelle terre operato violentemente proprio dal fascismo, che ora ha fatto di quella tragedia uno strumento di propaganda e contesa politica, cancellando volutamente quello che gli ‘Italiani brava gente’ hanno causato alla popolazione slovena e dalmata: oltre duecento campi di concentramento in Italia di cui sedici in Sardegna, isola nella quale furono internati seimila Istriani e settemila giovani infidi per il servizio di leva e duemila confinati politici. Il prezzo pagato dalla popolazione della ex Jugoslavia in termine di vite umane supera largamente le ventimila persone. […]»

«È fondamentale non lasciare che questa ondata di ritorno del fascismo riscriva la storia della nostra Repubblica. Non bisogna lasciar loro dettare l’agenda della politica. Bisogna spezzare il circolo vizioso che vede esponenti di partiti neofascisti comparire in televisione e sui media, come se portassero avanti istanze politiche normali e accettabili. Bisogna dire forte che questi partiti non appartengono alle dinamiche democratiche di un paese nato dalla Resistenza antifascista. Oggi più che mai è dunque cruciale non abbassare la guardia e continuare a difendere i valori dell’antifascismo e della Resistenza».

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