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Compravendita di supercar all’autosalone Cristalli, due condanne

L’indagine aveva portato alla luce un complesso giro di compravendita di auto (168 supercar importate dall’estero) con fatture per operazioni inesistenti e per false attestazioni alle Dogane: una delle cosiddette “truffe carosello”

Due condanne, un’assoluzione, un rinvio a giudizio e una persona già uscita dal processo perché non in grado di stare in giudizio in quanto gravemente ammalata. È  il bilancio del processo che si è concluso, il 4 maggio, davanti al giudice per l’udienza preliminare Adele Savastano, per l’inchiesta che nel 2014 travolse l’autosalone Cristalli srl di Carpaneto. L’indagine coordinata dal sostituto procuratore Antonio Colonna, e svolta dalla Guardia di finanza di Fiorenzuola, aveva portato alla luce un complesso giro di compravendita di auto - 168 supercar importate dall’estero - fatture per operazioni inesistenti e per false attestazioni alle Dogane: una delle cosiddette “truffe carosello”. Un valore totale, stimato dai finanzieri, in oltre 700mila euro. Oltre a questi reati, la procura aveva anche contestato la bancarotta fraudolenta e l’evasione fiscale. Le auto a Cristalli, secondo le accuse, venivano venduta da altri piccoli rivenditori.  Giovanni Cristalli è stato condannato a 5 anni e sei mesi di reclusione, mentre Dario Ariotti a due anni e sei mesi. Assolto, invece, Cesare Bianchi. È stato rinviato a giudizio, infine, Pietro Calzoni (difeso dagli avvocati Lorenzo Cinquepalmi e Roberta Mainardi, del Foro di Brescia). «Sono soddisfatta dell’esito - ha affermato l’avvocato Patrizia Picciotti, che assisteva Bianchi - perché sono state accolte le tesi difensive. Comunque, vorrò leggere le motivazioni della sentenza».

Cristalli è stato difeso  dagli avvocati milanesi Matteo Faggioli e Andrea Ferrari, mentre Dario Ariotti si è avvalso dell’avvocato Michele Cesari (Bergamo). Nel processo si è costituito parte civile anche il curatore fallimentare - con l’avvocato Cosimo Pricolo - ma il giudice non disposto provvisionali. Il risarcimento dei danni - anche per l’Agenzia delle entrate - verrà chiesto in sede civile. I beni sequestrati alle persone condannate, inoltre, sono stati confiscati. Otto i capi imputazione nei confronti dei cinque imputati, a vario titolo, che comprendevano i reati di emissione di fatture inesistenti per evadere l’Iva (presentate dai rivenditori e contabilizzate da Cristalli nelle dichiarazioni dei redditi tra il 2010 e il 2013, secondo la procura), false attestazioni alle Dogane, falso materiale. Tre di loro, Cristalli, Bianchi e la persona poi uscita dal processo erano anche stati accusati di bancarotta, ma il giudice ha riqualificato il reato.

Nel luglio del 2014 era scattato il blitz della Finanza ed erano state arrestate due persone, poi scarcerate. I soldi, secondo le indagini, finivano anche su un conto corrente in Bulgaria. Somme che, dopo il formale pagamento delle fatture alle ditte importatrici, ritornavano in Italia. Si tratta in questo caso di centinaia di veicoli di contrabbando perché non assolvevano gli oneri doganali per evitare le fideiussioni richieste dalla legge. Subito dopo, i certificati fasulli consentivano di immatricolare regolarmente in Italia le vetture di lusso importate dall’estero.

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